Con 244 sì e 175 no la Camera ha definitivamente approvato la legge sulla legittima difesa.
Chi, trovandosi in casa propria o nel luogo di lavoro, si sente aggredito o minacciato, o crede minacciati e aggrediti i beni che gli appartengono, può reagire come crede, utilizzando le armi legittimamente detenute ed anche uccidendo, perché la sua reazione sarà sempre considerata proporzionata.
Questo tipo di difesa, che non conoscerà più "l'eccesso" per il quale fino ad ora si poteva venire condannati, potrà essere esercitata anche in ogni altro luogo "ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale".
Bisognava arrivare alla fine della legislatura per vedere realizzare qualcosa di destra! Meglio tardi che mai.
24 gennaio 2006
17 gennaio 2006
Sul nuovo simbolo di AN

La presentazione del nuovo simbolo di Alleanza Nazionale con l’aggiunta del nome del leader ci stimola alcune riflessioni.
La prima, per deformazione professionale, riguarda l’aspetto grafico: da tempo non si vedeva una soluzione come questa di rara bruttezza e vetustà. Possibile che in questa era in cui l’apparenza conta più di ogni altra cosa un grande partito di governo affidi ancora la sua immagine alla buona volontà di qualche militante bravino col pennarello? Un noto salumificio modenese se la ride e ringrazia…
Una volta per modificare il simbolo di un partito occorreva la celebrazione di un congresso. Ma una volta i partiti erano fatti di uomini, di carne e sangue oltre che di ideali. I partiti erano il risultato di una grande solidarietà, maturata nel tempo grazie alla sedimentazione di vittorie e sconfitte, di gioie e di lutti, di abbondanza e di carestia. E toccare il vessillo di queste vere e proprie comunità era impresa ardua. Vale la pena ricordare, tanto per rimanere in casa (si fa per dire) dell’onorevole Fini, che agli inizi degli anni settanta l’aggiunta della dicitura “Destra Nazionale” al simbolo del MSI produsse la fuoriuscita dal partito di Almirante dei “salotini” duri e puri e la scomparsa del Partito di Unità Monarchica.
Oggi che i partiti sono sempre più il risultato di operazioni di alchimia politica (vedi l’esempio del nascituro partito democratico) la sacralità del simbolo può andare tranquillamente a farsi benedire.
E’ chiaro che l’intenzione sia quella di ridurre la forbice tra i consensi del partito e quelli di cui sulla carta gode il suo presidente. La manovra, ammettiamolo, ha un suo fondamento strategico. Del resto AN dopo averle inutilmente provate di tutte e non averne quasi mai azzeccata una, per incrementare i propri consensi non può far altro che affidarsi all’indubbio appeal di Gianfranco Fini. Il quale, tuttavia, con questa operazione si espone ad un rischio gravissimo: quello cioè di rimanere vittima dell’effetto trascinamento “al contrario”. Perché se grazie al consenso personale di Fini il suo partito otterrà qualche voto in più, ci sarà festa per tutti. Ma se, come probabile, il personale consenso di Fini verrà ridimensionato dal risultato del partito, il suo sogno di succedere a Berlusconi andrà inevitabilmente a farsi friggere.
03 gennaio 2006
L'Argonauta
Lo confesso: non sono un appassionato radio-ascoltatore. Generalmente il gracchiare ininterrotto delle emittenti (pubbliche e private) mi rompe discretamente gli zebedei. Quando voglio un sottofondo musicale alla mia attività quotidiana, preferisco scegliermi in piena autonomia cosa ascoltare. Capita così che, all’oscuro di programmi e palinsesti, mi imbatta in vere e proprie sorprese. Come quella di ieri sera, quando su Radio Rai Uno ho per caso imbroccato “L’Argonauta”, sottotitolo: “In viaggio fra libri e cultura”. La cosa sembrava interessante già così, ma al nome del conduttore – Gianfranco De Turris – si è fatta interessantissima. Non avrei mai creduto di poter ascoltare, un giorno, in una emittente di stato gli interventi di Mario Bernardi Guardi, Stenio Solinas, Pietrangelo Buttafuoco, Marco Cimmino. Sembrava di essere a un campo Hobbit! O peggio: a un congresso del movimento sociale! E che dire della schiettezza con la quale alcuni di loro (Bernardi Guardi e Cimmino su tutti) dicevano cose di destra, fieri di essere di destra! E non di quella pseudo destra del cavolo che ci ha regalato l’era berlusconiana: quell’accozzaglia indistinta di moderatini che accomuna i Casini ai La Russa, i Bondi ai Maroni, i Fini ai Rotondi e così via. No, di quella destra che lo è per davvero e che non ha remore a dire che Ernesto Guevara fa schifo, che i compagni delle BR erano dei criminali e che quasi tutti gli storiografi viventi sono dei farabutti.
Che altro dire? Che se dopo cinque anni di governo della destra per respirare un po’ d’aria pura, per affrancarsi dal cappio dell'egemonia mediatica e culturale della sinistra, occorre cercare un programma settimanale di nicchia nel preserale di Radio Uno, siamo ridotti proprio male.
Vincenzo Bellini
Che altro dire? Che se dopo cinque anni di governo della destra per respirare un po’ d’aria pura, per affrancarsi dal cappio dell'egemonia mediatica e culturale della sinistra, occorre cercare un programma settimanale di nicchia nel preserale di Radio Uno, siamo ridotti proprio male.
Vincenzo Bellini
30 novembre 2005
21 novembre 2005
Radici - Rubrica per chi ha la memoria corta. Cap.1
(…) Né potete venirmi a dire che la Resistenza è stata una guerra di popolo. Non stiamo celebrando il processo alla Resistenza, quella Resistenza che un giornalista abbastanza noto ha paragonato ad un panno sporco che occorrerebbe prima sciacquare per vedere che cosa ne rimanga una volta che sia stata eliminata la lordatura del sangue. Noi stiamo mettendo sul banco degli imputati – quanto meno da un punto di vista morale – gli assassini comunisti che hanno continuato ad uccidere a guerra finita! Questa è la verità: voi siete i figli degli assassini! Non vi sono dubbi: è la storia che lo dice! Voi potete cambiare nome fin che volete, ma le vostre radici affondano nel sangue degli assassinii: questa è la verità! E’ intollerabile che voi rimaniate in Parlamento! Questa è la vergogna! Ed è intollerabile che dopo quarantacinque anni non abbiate ancora fatto un esame di coscienza.
Così si è rivolto alla Camera verso i banchi della sinistra l'On.Filippo Berselli, attuale sottosegretario alla Difesa. Inutile dire che condividiamo in pieno le sue affermazioni compreso il fatto che ci sia voluto il coraggio di qualche giornalista di sinistra per sollevare una pesantissima coltre di menzogne e di omissioni. Se aspettavamo che lo facesse qualcuno di destra stavamo freschi...
Quindi un "bravo" a Berselli per le sue parole. Ah, dimenticavamo: era il 16 ottobre del 1990...
Così si è rivolto alla Camera verso i banchi della sinistra l'On.Filippo Berselli, attuale sottosegretario alla Difesa. Inutile dire che condividiamo in pieno le sue affermazioni compreso il fatto che ci sia voluto il coraggio di qualche giornalista di sinistra per sollevare una pesantissima coltre di menzogne e di omissioni. Se aspettavamo che lo facesse qualcuno di destra stavamo freschi...
Quindi un "bravo" a Berselli per le sue parole. Ah, dimenticavamo: era il 16 ottobre del 1990...
16 novembre 2005
Provocazione autoironica su una insanabile differenza. Destra, Sinistra e satira: è genetica ragazzi!

Tratto da AREA - L’abate Mendel, coi suoi fagioli gialli e verdi, non aveva mica poi tutti i torti: la genetica è tutto fuorchè un opinione. Un cavallo non sarà mai un uomo, anche se, abbastanza spesso, si è sentito di uomini che parevano cavalli, e che ragionavano come dei muli. Lo dico perchè, di questi tempi, è stata rispolverata la solita vecchia storia sul fatto che la destra non vanta comici di rango e che, sul versante della satira, si lascia bagnare il naso dalla sinistra. Mi verrebbe da chiudere l’argomento con il solito: che due maroni ‘sta storia di destra e sinistra...visto che i fessi prosperano su entrambe le rive e, anzi, traghettano dall’una all’altra con allegra frequenza. Ma, in fondo, una volta tanto, perchè non confessare come stanno davvero le cose, senza tante scuse? Berlusconi ha inaugurato la moda della geremiade ad oltranza: ce l’hanno tutti con lui, ce l’hanno tutti con noi, nessuno ci vuole bene, a noi di destra! E vabbè: nessuno ci vuole bene. E hanno ragione, ammettiamolo: noi di destra siamo cattivi da morire, abbiamo una memoria da elefanti per i torti subiti, non ridiamo delle battute sceme e ci piace fare a cazzotti coi prepotenti. Facciamo così: ci vogliamo bene tra noi. E ci basta. Poi ci sono le fidanzate e le mogli di quelli di sinistra: non ci vorranno bene, ma si comportano come se ce ne volessero. Non sarà una gran soddisfazione, ma è pure qualcosa. E, ancora, ci sono le mezze calzette: non ci vogliono bene, ma si sforzano di compiacerci, perchè hanno una paura fottuta delle nostre manone e del nostro scarso senso dell’umorismo. Neppure questa è una gran soddisfazione, ma addolcisce la solitudine delle nostre lunghe sere tetre. Oh, insomma, cosa si pretende da noi? La colpa non è nostra: è della genetica, vi dico. Quando gli antenati dei satiri della sinistra stavano a casa ad accordare liuti e tiorbe, i nostri ancestri andavano in giro a tagliare le teste dei nemici. Tornati a casa, stanchi e accigliati, spesso accadeva che, nel caso in cui il giullare diceva una mezza parola di troppo, lo accorciassero netto di un paio di spanne. A noi è rimasta un po’ di questa mania decapitereccia e ai discendenti dei giullari un peculiare senso di precarietà della propria posizione. Bisogna dire che, un pochino, a leggere i giornali, quel brutto difetto ci è proprio rimasto, se è vero che ad ogni piè sospinto ci accusano di stilare liste di proscrizione per tagliare delle teste. Ma è solo una questione genetica. Se proprio dovevano fare del cabaret, i nostri antenati preferivano fare i trovatori, i nobili guerrieri, i cantori: pareva loro più adatto, più dignitoso. Dario Fo l’avrebbero mandato a tirare calci a rovaio. E vi confesso che anche a me, quando vedo il suo nasone e la sua boccona, quando sento le sue sesquipedali cazzate, prudono, per riflesso di atavismo, le palme. Comunque, abbiamo fatto il possibile per perdere quelle brutte abitudini: abbiamo inventato il torneo, che della guerra è solo la parodia e, più tardi, lo sport, che ne è la metafora. In quello siamo proprio bravini: la ragione risiede nel fatto che, abbastanza goffi nel mettere il prossimo alla gogna, abbiamo una certa qual praticaccia nel mettere alla prova noi stessi. Così, sudiamo nel fango dietro a palle ovali, pedaliamo, colpiamo pallette di pezza gialla con euforica violenza: in fondo, ci sembra sempre di tagliare teste e di sfondare usberghi. La genetica, dicevamo, non è un’opinione. Invece, provate ad immaginarvi Paolo Rossi, il comico mica il calciatore, che saltasse con l’asta o che affrontasse un avversario sul tatami: resterebbe un comico, anzi, sarebbe ancora più comico. La genetica, null’altro che la genetica, determina tutto ciò. La sinistra ha un estro innato per la pagliacciata, per il risolino sardonico, per l’arte dei guitti e dei mimi: noi non ce l’abbiamo. Cosa dobbiamo farci? Tagliarci le vene? E neppure le nostre donne possiedono la delicata capacità parodistica della Guzzanti, il garbo intellettuale della Dandini: le nostre donne, al massimo, spaccano il naso ad un teppista con una zuccata. Genetica. Dunque, amici di destra e di sinistra, abbandonate questa inutile querelle: sia dato a Cesare quel che è di Cesare. Comici, istrioni, umoristi e commentatori satirici sono e saranno sempre di sinistra; unitamente a Biagi, Santoro e a tutti gli altri granduomini televisivi. Non ci si può far nulla. Un uomo di destra non potrebbe mai corricchiare come Benigni nè esclamare di fronte a Nicoletta Braschi: “Sei bellissima” senza mettersi a ridere. Ci manca il tempo comico: rassegnamoci. Non ci resta che tenerci i nostri sport, le nostre sudate e la nostra mancanza di humour. In un modo o nell’altro ci consoleremo. Solo mi chiedo: ma che scusa inventeranno con i mariti le donne di sinistra? Mistero! O anche questa è genetica?
Marco Cimmino
04 novembre 2005
Spunti per una rivoluzione borghese.
Quanto sta accadendo in questi giorni nelle periferie di Parigi, con scontri violentissimi tra gendarmi ed immigrati, violenze e devastazioni, ci induce a qualche riflessione. La prima,scontata, è che la colpevole sottovalutazione da parte dei governi europei del fenomeno migratorio dal terzo mondo ci regalerà, inevitabilmente, una invasione di “diseredati” che verranno nei nostri paesi incazzati neri (sic) a distruggere tutto quello che trovano e a mettere a rischio la nostra sicurezza. Il solidarismo ipocrita dei governanti “politicamente corretti”, lungi dal garantire un’accoglienza insostenibile sia dal punto di vista economico che dell’impatto socio-culturale, avrà come vistosa conseguenza quella di far mettere a ferro e fuoco le nostre città. Ma questo, ci si consenta, lo diciamo da molto tempo. Invece quelli che i telegiornali continuano a definire “quartieri poveri e degradati” di Parigi, non ci sembrano, tutto sommato, molto peggio di Secondigliano o di Scampia, tanto per fare un esempio. Forse che in queste periferie italiane vive una classe di agiati benestanti poco inclini alla rivolta nelle piazze? Difficile a credersi. Allora occorrerà riflettere su quali nuove classi sociali abbia generato la fine del ventesimo secolo, giacché al mitico “quarto stato” se ne è aggiunto ormai un quinto se non addirittura un sesto. Disperati, manovrati, disposti a tutto. Saranno loro le truppe della rivoluzione globale prossima ventura? L’unica rivoluzione italiana è stata quella fascista del ventidue. Una rivoluzione incruenta, senza teste mozzate e assalti a “palazzi d’inverno”. E a farla fu la piccola e media borghesia che a differenza di quanto avvenuto nella rivoluzione francese non utilizzò il proletariato come braccio armato, ma fece leva su valori quali l’amor di Patria per far prevalere le proprie ragioni. Oggi è lecito chiedersi se esista ancora una borghesia in grado di combattere per difendere da una moltitudine di nemici il proprio stile di vita, le proprie città (i borghi, appunto) e la propria esistenza.
21 ottobre 2005
Rockpolitik.
Francamente non ci aveva appassionato per niente la polemica preventiva e la "suspence" che ammantavano il debutto della trasmissione televisiva dell'ex molleggiato nazionale. Celentano, icona di se stesso, oggi musicalmente sopravvissuto solo grazie a dei brani confezionati dalla coppia Mogol-Bella, non rientra nella lista dei nostri riferimenti artistici. Figuriamoci in quella dei pensatori! Il tipo, che giustamente si definisce "re degli ignoranti", parla a vanvera di cose fuori dalla sua portata (mirabolante la sua definizione dell'Illuminismo come "movimento culturale") e sciorina per ore una sequela di ovvietà in puro stile post-comunista, post-ecologista, post-noglobal ecc.ecc.
Però sul tormentone del ritorno in Rai dei vari Santoro, Biagi, Luttazzi e compagnia bella ci sembra il caso di fare una semplice, banale considerazione.
Il governo di centrodestra, che in quanto tale non può che essere composto da loschi figuri dediti alla repressione di ogni forma di dissenso e allo smantellamento dell'ordinamento democratico, ha concesso all'opposizione la Presidenza Rai (Petruccioli), la Direzione Generale (Meocci) e la Vigilanza (Gentiloni). Il tutto alla vigilia delle elezioni, quando il monopolio dell'informazione televisiva da parte della sinistra assumerà ancor più valore. I parlamentari del centrodestra sono stati capaci di fare le barricate e di arrivare quasi allo scontro fisico per imporre la legge elettorale, la ex-Cirielli, la devolution e altre simili amenità, mentre sulla Rai hanno dimostrato un così britannico "gentleman agreement". Che ganzi!
Però sul tormentone del ritorno in Rai dei vari Santoro, Biagi, Luttazzi e compagnia bella ci sembra il caso di fare una semplice, banale considerazione.
Il governo di centrodestra, che in quanto tale non può che essere composto da loschi figuri dediti alla repressione di ogni forma di dissenso e allo smantellamento dell'ordinamento democratico, ha concesso all'opposizione la Presidenza Rai (Petruccioli), la Direzione Generale (Meocci) e la Vigilanza (Gentiloni). Il tutto alla vigilia delle elezioni, quando il monopolio dell'informazione televisiva da parte della sinistra assumerà ancor più valore. I parlamentari del centrodestra sono stati capaci di fare le barricate e di arrivare quasi allo scontro fisico per imporre la legge elettorale, la ex-Cirielli, la devolution e altre simili amenità, mentre sulla Rai hanno dimostrato un così britannico "gentleman agreement". Che ganzi!
13 ottobre 2005
Quote rosa.

La camera, con un voto insolitamente bipartisan, ha affossato l'emendamento alla nuova legge elettorale che obbligava i partiti a comporre le liste salvaguardando il 25 percento di uno dei due sessi. Niente posti riservati alle donne, quindi. Con buona pace delle Prestigiacomo, delle Santanchè e delle Melandri che solo in queste occasioni si accorgono del deficit di democrazia interna dei loro partiti. Sinceramente non abbiamo mai condiviso l'idea delle cosiddette "riserve indiane" per categorie protette, convinti come siamo che la meritocrazia sia la stella polare a cui ogni forza politica debba fare riferimento. Per cui se una donna, un giovane o chicchessia dimostra di valere qualcosa deve trovare naturali evoluzioni di "carriera" senza bisogno di norme a tutela. Certo, in una società e all'interno di una politica come noi la vorremmo. Ma poiché conosciamo i nostri polli, ci viene da sorridere di fronte a tanto ipocrita schiamazzo da parte delle deputate "deluse" e "indignate". Ma signore mie, con il meccanismo delle liste bloccate a cosa servirebbero le quote? Chi impedirebbe al ras regionale di turno di collocare le gentili candidate nelle ultime posizioni pur rispettando le percentuali di salvaguardia? Facciamo un esempio: se AN prevede di eleggere in Toscana quattro deputati che numero di lista daremo alla prima donna? (Per inciso: noi abbiamo già un'idea su chi saranno i primi quattro in lista). E poi: chi decide quali saranno le donne da inserire in lista? Quale criterio autenticamente meritocratico sarà seguito? Infine, la signora Santanchè e le sue colleghe catapultate dai fornelli e dai salotti in parlamento, senza nessuna gavetta, senza preferenza, chi le ha scelte?
10 ottobre 2005
La strada nuova.
(…)AN è un partito che è stato creato dalla gente, col suo voto, inimmaginabile prima di “Mani pulite”, che ha catapultato il MSI ad uno strepitoso 15%, nelle elezioni del 1993. Un partito al 15% non poteva mantenere l’assetto del vecchio MSI, perciò è nata Alleanza Nazionale. Alleanza di chi? Di vecchi liberali, democristiani di destra, monarchici, missini, cani sciolti, radicali liberi, che si sono accordati su di un progetto di massima (un minimo comun denominatore, livellato inevitabilmente verso il basso), allo scopo di incrementare il successo elettorale e diventare destra di governo. Qualcuno citò a vanvera il gollismo, qualcun altro la destra cattolica tedesca: per farla breve, nessuno pensò di mantenere e migliorare il modello missino, ritenuto, da un lato, ingombrante e, soprattutto, imbarazzante e, dall’altro, inadeguato ai tempi nuovi. Eppure, la gente aveva decretato il successone del MSI proprio perchè era il MSI: un partito che sapeva essere durissimo su alcuni temi forti, un partito che vantava un’invidiabile tradizione di onestà (anche, forse, perchè non aveva mai avuto reali occasioni di rubare...), un partito che richiamava, istintivamente, le tradizioni di un’Italia più povera, più sobria e più seria. Un’ Italia meno americana. Meno pubblicitaria e meno televisiva.(…) Da allora, AN non ne ha azzeccata una, e ha continuamente perso terreno: gli espertoni del partito lo hanno spiegato in mille modi. La verità è che AN è un partito dalla debolissima immagine, che ha combattuto una serie di battaglie politiche dalla parte opposta rispetto a quel suo elettorato missino del 1993: ha cercato, per dirla in breve, di diventare una cosa diversa rispetto a quello che la gente si aspettava che diventasse, ossia un partito di notabili.(…) La politica è diventata solo conservazione del potere: del proprio potere feudale, privato, assoluto. La gente questo lo sa: vede la faccia dei potenti e vi riconosce il solito, arcinoto, sorriso di chi si sente intoccabile, invincibile, incriticabile.(…) Basterebbe fare una specie di minireferendum in ogni circolo, per vedere che chi comanda non è quasi mai chi merita di comandare. Io di nomi, se volete, ne ho parecchi: guardatevi intorno e, smettendo di lamentarsi e basta, cercate una strada nuova. Che è poi la strada vecchia.
Marco Cimmino
(tratto da Destrasociale.org)
Marco Cimmino
(tratto da Destrasociale.org)
06 ottobre 2005
Ondivago.

"Senza la proporzionale la CdL è finita." Parola di Gianfranco Fini.
Gli elettori di AN sono ormai assuefatti alle "svolte" del loro leader, ma che ne pensano di questa ennesima giravolta? Non era il prode Gianfranco che si autonominò paladino del maggioritario? Dopo che da Segretario missino aveva difeso fino alla morte la proporzionale? Onorevole Fini, si decida!
23 settembre 2005
Verso le primarie della CdL.
Un’inutile perdita di tempo. Invocare le primarie per l’individuazione del candidato premier del centrodestra è un po’ come sfidare a braccio di ferro Mike Tyson. Troppo sbilanciati i valori in campo. Berlusconi scatenerà il suo partito, le sue aziende, le sue televisioni e la sua innegabile supremazia per sbaragliare ogni ipotetico avversario (chi sarebbe poi, Casini?). Perché non pensare, invece, a delle primarie per individuare i candidati al parlamento? Il fallimento del governo Berlusconi non può essere imputato alla sola responsabilità del premier. C’è tutta una classe politica sotto accusa. Impreparata, immobile e inamovibile. Chi ha selezionato una tale pletora di incapaci? Perché i partiti della CdL non lasciano scegliere i propri elettori da chi vogliono essere rappresentati?
Figuriamoci! Noi toscani abbiamo già dovuto subire la canagliesca azione degli oligarchi del centrodestra che hanno approvato insieme alla sinistra l’abolizione della preferenza. Sperare in un salutare rigurgito di democrazia partecipata sarebbe veramente utopistico.
E allora gli elettori di Alleanza Nazionale, per esempio, accorreranno in massa alle primarie che daranno la medaglia d’argento a Fini. Poi,nei collegi, si ciucceranno come sempre il peggio del peggio.
Figuriamoci! Noi toscani abbiamo già dovuto subire la canagliesca azione degli oligarchi del centrodestra che hanno approvato insieme alla sinistra l’abolizione della preferenza. Sperare in un salutare rigurgito di democrazia partecipata sarebbe veramente utopistico.
E allora gli elettori di Alleanza Nazionale, per esempio, accorreranno in massa alle primarie che daranno la medaglia d’argento a Fini. Poi,nei collegi, si ciucceranno come sempre il peggio del peggio.
22 settembre 2005
Aria di smobilitazione.
Tutti a casa?
1.
"Non c'é bisogno di dire che
andremo da soli. Basta decidere volta per volta come
comportarsi. Saranno gli altri, eventualmente, a determinare la
nostra collocazione". Bruno Tabacci (Udc) spiega in
un'intervista al CORRIERE DELLA SERA la possibile strategia dei
centristi.
"Nei prossimi giorni ci saranno scelte
da fare alla Camera e al Senato. La legge elettorale sembra
ormai tramontata. Peccato, ci abbiamo provato, ma il
centrosinistra ha fatto blocco perché vuole vincere con il
maggioritario e i nostri alleati hanno posto condizioni tali da
logorare il percorso della normativa".
Sulla Finanziaria, continua il deputato, "daremo battaglia.
Ma c'é anche l'ex Cirielli: così com'é non può passare. Al
di là di chi dice che è fatta apposta per salvare qualcuno,
basta vedere lo sciopero dei penalisti che ha appena
provocato".
Un avvertimento anche in merito alla devolution: "Se si dice
che la riforma elettorale va fatta con larghe intese, quindi
anche con l'opposizione, il discorso deve valere anche per le
riforme istituzionali. Proporrò all'Udc di promuovere
l'assemblea costituente".
Infine una sola battuta sul premier Berlusconi: "Magari se
ne andasse veramente a Tahiti. Gli chiederei un
passaggio".(ANSA).
2.
"Provvisoria è stata la nostra
scelta di stare nel centro-destra. E provvisoria ci è sempre
apparsa la Casa delle libertà, che ora è in una crisi
irreversibile". L'analisi della Cdl arriva dal segretario del
Nuovo Psi Gianni De Michelis, intervistato dal MESSAGGERO.
"L'Unione non ci piace, abbiamo dei dubbi su Prodi ma,
siccome noi dobbiamo rimettere insieme tutto il popolo dei
socialisti sparpagliati fra Sdi e Nuovo Psi, se il
centro-sinistra ci dà questa possibilità noi andiamo con il
centro-sinistra".
L'ex ministro del Psi assicura di non aver mai negato la
possibilità di tornare a sinistra. "Anzi, i socialisti
soltanto a sinistra possono stare. (...) E la maniera in cui i
post-comunisti parlavano di Craxi negli anni '90 non e' certo
quella in cui parlano oggi".
Infine, un riconoscimento al leader dell'Unione. "Su certe
cose, siamo d'accordo con lui. Su altre, no. E' molto cresciuto
in questi dieci anni. E' un politico di valore e privo del
vizio, italianissimo, del provincialismo. Noi - conclude De
Michelis - spingeremo Prodi a somigliare il più possibile a
Schroeder e a Blair".(ANSA).
3.
VENEZIA, 18 SET- "Domani e' il compleanno di Bossi e' ci sara' l'appuntamento con l'ultimo passaggio alla Camera sulla devolution", dice Calderoli. "Non so se sia vero -ammonisce il ministro per le Riforme- che si stanno condensando delle nuvole. Domani sara' la resa dei conti: i patti vanno rispettati e visto che il messaggio e' a Roma dico 'patta servanda sunt'". Ancora piu' esplicito il ministro Maroni: 'Se la devoluzione non passa, un secondo dopo la Lega uscira' dal governo e dalla maggioranza'.(ANSA)
4.
L'esame del ddl sul federalismo, che comprende la devolution, è stato rinviato a ottobre. Lo ha detto in aula alla Camera il presidente Pier Ferdinando Casini (ANSA)
1.
"Non c'é bisogno di dire che
andremo da soli. Basta decidere volta per volta come
comportarsi. Saranno gli altri, eventualmente, a determinare la
nostra collocazione". Bruno Tabacci (Udc) spiega in
un'intervista al CORRIERE DELLA SERA la possibile strategia dei
centristi.
"Nei prossimi giorni ci saranno scelte
da fare alla Camera e al Senato. La legge elettorale sembra
ormai tramontata. Peccato, ci abbiamo provato, ma il
centrosinistra ha fatto blocco perché vuole vincere con il
maggioritario e i nostri alleati hanno posto condizioni tali da
logorare il percorso della normativa".
Sulla Finanziaria, continua il deputato, "daremo battaglia.
Ma c'é anche l'ex Cirielli: così com'é non può passare. Al
di là di chi dice che è fatta apposta per salvare qualcuno,
basta vedere lo sciopero dei penalisti che ha appena
provocato".
Un avvertimento anche in merito alla devolution: "Se si dice
che la riforma elettorale va fatta con larghe intese, quindi
anche con l'opposizione, il discorso deve valere anche per le
riforme istituzionali. Proporrò all'Udc di promuovere
l'assemblea costituente".
Infine una sola battuta sul premier Berlusconi: "Magari se
ne andasse veramente a Tahiti. Gli chiederei un
passaggio".(ANSA).
2.
"Provvisoria è stata la nostra
scelta di stare nel centro-destra. E provvisoria ci è sempre
apparsa la Casa delle libertà, che ora è in una crisi
irreversibile". L'analisi della Cdl arriva dal segretario del
Nuovo Psi Gianni De Michelis, intervistato dal MESSAGGERO.
"L'Unione non ci piace, abbiamo dei dubbi su Prodi ma,
siccome noi dobbiamo rimettere insieme tutto il popolo dei
socialisti sparpagliati fra Sdi e Nuovo Psi, se il
centro-sinistra ci dà questa possibilità noi andiamo con il
centro-sinistra".
L'ex ministro del Psi assicura di non aver mai negato la
possibilità di tornare a sinistra. "Anzi, i socialisti
soltanto a sinistra possono stare. (...) E la maniera in cui i
post-comunisti parlavano di Craxi negli anni '90 non e' certo
quella in cui parlano oggi".
Infine, un riconoscimento al leader dell'Unione. "Su certe
cose, siamo d'accordo con lui. Su altre, no. E' molto cresciuto
in questi dieci anni. E' un politico di valore e privo del
vizio, italianissimo, del provincialismo. Noi - conclude De
Michelis - spingeremo Prodi a somigliare il più possibile a
Schroeder e a Blair".(ANSA).
3.
VENEZIA, 18 SET- "Domani e' il compleanno di Bossi e' ci sara' l'appuntamento con l'ultimo passaggio alla Camera sulla devolution", dice Calderoli. "Non so se sia vero -ammonisce il ministro per le Riforme- che si stanno condensando delle nuvole. Domani sara' la resa dei conti: i patti vanno rispettati e visto che il messaggio e' a Roma dico 'patta servanda sunt'". Ancora piu' esplicito il ministro Maroni: 'Se la devoluzione non passa, un secondo dopo la Lega uscira' dal governo e dalla maggioranza'.(ANSA)
4.
L'esame del ddl sul federalismo, che comprende la devolution, è stato rinviato a ottobre. Lo ha detto in aula alla Camera il presidente Pier Ferdinando Casini (ANSA)
15 settembre 2005
Proporzionale: prove di grande centro.
Cosa nasconde la polemica di questo scorcio di legislatura sulla legge elettorale? E’ davvero in discussione solo il meccanismo “aritmetico” di attribuzione dei seggi in parlamento o c’è sotto qualcos’altro? Se proprio dovessimo scegliere tra i due sistemi dovremmo dire che il proporzionale ci sembra decisamente il migliore. Non solo perché la Destra italiana condusse una delle sue più belle battaglie contro il maggioritario e l’attuale, fallimentare, bipolarismo. Ma anche e soprattutto perché con il proporzionale si salvaguardano le identità e si rappresenta realmente la volontà dell’elettorato. Purtroppo c’è da temere che non siano queste le considerazioni da cui parte l’iperocchialuto Follini per reclamare a gran voce un ritorno all’ancien regime. Sembra piuttosto di intravedere un disegno tipicamente democristiano in virtù del quale un rinascente “grande centro” si riserverebbe la facoltà di scegliere di allearsi oggi con la destra, domani con la sinistra.
In realtà l’attuale panorama politico poco si discosta da questo scenario futuribile: abbiamo due fazioni della vecchia DC che si sono alleate l’una con gli ex-comunisti, l’altra con gli ex-missini. La differenza, per ora, consiste nel fatto che i due spezzoni del centro non sono uniti. Quando si produrrà questa saldatura, la controrivoluzione dei partiti di tangentopoli sarà compiuta
In realtà l’attuale panorama politico poco si discosta da questo scenario futuribile: abbiamo due fazioni della vecchia DC che si sono alleate l’una con gli ex-comunisti, l’altra con gli ex-missini. La differenza, per ora, consiste nel fatto che i due spezzoni del centro non sono uniti. Quando si produrrà questa saldatura, la controrivoluzione dei partiti di tangentopoli sarà compiuta
09 settembre 2005
Preferenza: favorevoli e contrari.
“Credo che sarebbe disastroso un ri-
torno al proporzionale con prefe-
renza. E invito tutti a una riflessio-
ne più attenta sulla scorta dell’e-
sperienza. Le elezioni regionali e
provinciali comportano costi eletto-
rali altissimi, esorbitanti. In una
città media un singolo candidato
spende per la sua elezione più di
un parlamentare. Questa strada, co-
me dimostra il passato recente, ri-
schia di trasformarsi nella madre di
tutte le corruzioni. È fin troppo fa-
cile capire che una campagna elet-
torale di questo tipo può essere af-
frontata solo dai capibastone di par-
tito che possono attingere ai fondi
pubblici, dai miliardari che dispon-
gono di risorse personale o da chi
può accedere ai finanziamenti de-
gli amici e degli “amici degli amici”.
Il proporzionale con preferenza pro-
voca la fuga della politica dal di-
battito. Si assiste a un’eccessiva per-
sonalizzazione dello scontro e a una
competizione esasperata, non con
gli avversari politici, ma con i
candidati della propria lista.”
(Intervista a Nuccio Carrara, sottosegretario alle riforme, AN)
Pubblichiamo uno stralcio dell'intervista al rappresentante del governo e di AN, che, a nostro avviso, la dice lunga sulla esasperata autotutela della classe politica nostrana. La preferenza vista come una iattura. Ovviamente da coloro che hanno usufruito della sua assenza. Da coloro che sono chiamati a ricoprire i più alti incarichi politici e istituzionali senza misurarsi con l'elettorato ma solo perché prescelti dalle segreterie dei partiti.
La Toscana è l'unica regione italiana che ha abolito, nella propria legge elettorale, l'esercizio della preferenza. Con inevitabili malumori da parte di alcune forze politiche e, trasversalmente, all'interno delle stesse. Il risultato è stato un ulteriore distacco della società civile dalla politica. Tanto che possiamo affermare che oggi ci troviamo di fronte a due schieramenti: da una parte i sostenitori del ritorno alla preferenza come forma di potere decisionale dei cittadini e dall'altra i soliti garantiti, che solo togliendo spazi di discrezionalità e di selezione all'elettorato possono perpetuare la loro sopravvivenza politica.
torno al proporzionale con prefe-
renza. E invito tutti a una riflessio-
ne più attenta sulla scorta dell’e-
sperienza. Le elezioni regionali e
provinciali comportano costi eletto-
rali altissimi, esorbitanti. In una
città media un singolo candidato
spende per la sua elezione più di
un parlamentare. Questa strada, co-
me dimostra il passato recente, ri-
schia di trasformarsi nella madre di
tutte le corruzioni. È fin troppo fa-
cile capire che una campagna elet-
torale di questo tipo può essere af-
frontata solo dai capibastone di par-
tito che possono attingere ai fondi
pubblici, dai miliardari che dispon-
gono di risorse personale o da chi
può accedere ai finanziamenti de-
gli amici e degli “amici degli amici”.
Il proporzionale con preferenza pro-
voca la fuga della politica dal di-
battito. Si assiste a un’eccessiva per-
sonalizzazione dello scontro e a una
competizione esasperata, non con
gli avversari politici, ma con i
candidati della propria lista.”
(Intervista a Nuccio Carrara, sottosegretario alle riforme, AN)
Pubblichiamo uno stralcio dell'intervista al rappresentante del governo e di AN, che, a nostro avviso, la dice lunga sulla esasperata autotutela della classe politica nostrana. La preferenza vista come una iattura. Ovviamente da coloro che hanno usufruito della sua assenza. Da coloro che sono chiamati a ricoprire i più alti incarichi politici e istituzionali senza misurarsi con l'elettorato ma solo perché prescelti dalle segreterie dei partiti.
La Toscana è l'unica regione italiana che ha abolito, nella propria legge elettorale, l'esercizio della preferenza. Con inevitabili malumori da parte di alcune forze politiche e, trasversalmente, all'interno delle stesse. Il risultato è stato un ulteriore distacco della società civile dalla politica. Tanto che possiamo affermare che oggi ci troviamo di fronte a due schieramenti: da una parte i sostenitori del ritorno alla preferenza come forma di potere decisionale dei cittadini e dall'altra i soliti garantiti, che solo togliendo spazi di discrezionalità e di selezione all'elettorato possono perpetuare la loro sopravvivenza politica.
01 agosto 2005
Padri, madri e figli di...

E’ apparsa su alcuni quotidiani la bozza del “Manifesto dei Valori” del nuovo partito unico del centrodestra con l’elenco dei “padri nobili” del costituendo soggetto politico. Apprendiamo così che i riferimenti valoriali della casa dei moderati devono essere attinti da una trentina di personaggi che vanno da Socrate, passando per Dante e Vico per approdare, infine, a Bettino Craxi.
Ci viene spontaneo da chiederci se il manipolo di rappresentanti di AN condivida questi natali e se non abbia qualche obiezione o qualche altro nome da proporre.
Come si sentono i delegati ex-missini alla costituente della CdM nel ruolo di figli adottivi dei vari De Gasperi, Saragat, Malagodi, nonché del latitante di Hammamet?
Attendiamo, giusto per campanilismo, una salace battuta del ministro Matteoli, che, da toscano-doc come lui si definisce, non difetterà di una buona dose di autoironia per questa farsa che agli occhi di molti elettori di destra appare piuttosto come una vera e propria tragedia.
25 luglio 2005
Un nuovo partito di destra?
C’è spazio in Italia per un serio e moderno partito di destra? E’ realisticamente ipotizzabile uno scenario politico nazionale nel quale la destra sia rappresentata dai deliri della Lega e da quelli della nipote del Duce? Nel nostro Paese la voglia di destra appare ogni giorno più forte, così come appare sempre meno determinata la classe politica a volerla soddisfare. Dalla convention della destra sociale di Orvieto ci sembra di poter cogliere alcune indicazioni: la prima è che gli uomini di Alemannno e Storace recalcitrano all’idea di confluire nel nuovo contenitore centrista che sarà il partito unico dei moderati. La seconda è che purtroppo nessuno sembra avere sufficiente coraggio per dar vita ad una nuova formazione politica di destra. Anzi, si sono sprecati gli appelli a “resistere” , a difendere i valori di Fiuggi, il partito, il simbolo. Come se, dopo lo scioglimento di AN nel nuovo soggetto politico, il simbolo potesse rimanere nella piena disponibilità di chi eventualmente non dovesse seguire Fini e compagnia.
Alemanno e Storace si trovano, per tutta una serie di motivi, all’apice della loro popolarità e verosimilmente del loro consenso. Cosa frena questi due autentici capipopolo dal dare vita a quel partito di destra che tanti italiani auspicano? Forse il timore di essere tagliati fuori dal bipolarismo ancorché imperfetto che affligge l’Italia? Facciamo alcune ipotesi. La prima: si torna al proporzionale. Se è di tipo prima repubblica non ci sarebbero problemi per una nuova, seria, coerente formazione di destra a guadagnare un cospicuo numero di rappresentanti in parlamento. Se è di tipo “new age” con sbarramento, diciamo, al quattro per cento, idem come sopra. La voglia di destra è tale che i consensi, specie dopo la confluenza di AN nel partito unico, sarebbero sicuramente superiori alla soglia di sbarramento. Seconda ipotesi: resta il maggioritario. L’esperienza insegna che le due coalizioni sono costrette a raschiare anche il fondo del barile per poter vincere. Se il Cavaliere accoglie a braccia aperte Pino Rauti e vagheggia amori più o meno a termine con la Mussolini, che cosa avrebbe da temere un partito di destra che sarebbe determinante non solo per il risultato elettorale ma anche per la stessa sopravvivenza di un eventuale governo?
Come si vede un partito autenticamente di destra, legittimato dal consenso, guidato da leader largamente apprezzati, ancorato a valori, identità e storia di cui andare fieri, potrebbe rappresentare l’evoluzione naturale alla crisi di AN. Sicuramente molto più proficua che non restare a presidiare, come il giapponese della leggenda, l’isola sperduta di un partito che non c’è più.
Alemanno e Storace si trovano, per tutta una serie di motivi, all’apice della loro popolarità e verosimilmente del loro consenso. Cosa frena questi due autentici capipopolo dal dare vita a quel partito di destra che tanti italiani auspicano? Forse il timore di essere tagliati fuori dal bipolarismo ancorché imperfetto che affligge l’Italia? Facciamo alcune ipotesi. La prima: si torna al proporzionale. Se è di tipo prima repubblica non ci sarebbero problemi per una nuova, seria, coerente formazione di destra a guadagnare un cospicuo numero di rappresentanti in parlamento. Se è di tipo “new age” con sbarramento, diciamo, al quattro per cento, idem come sopra. La voglia di destra è tale che i consensi, specie dopo la confluenza di AN nel partito unico, sarebbero sicuramente superiori alla soglia di sbarramento. Seconda ipotesi: resta il maggioritario. L’esperienza insegna che le due coalizioni sono costrette a raschiare anche il fondo del barile per poter vincere. Se il Cavaliere accoglie a braccia aperte Pino Rauti e vagheggia amori più o meno a termine con la Mussolini, che cosa avrebbe da temere un partito di destra che sarebbe determinante non solo per il risultato elettorale ma anche per la stessa sopravvivenza di un eventuale governo?
Come si vede un partito autenticamente di destra, legittimato dal consenso, guidato da leader largamente apprezzati, ancorato a valori, identità e storia di cui andare fieri, potrebbe rappresentare l’evoluzione naturale alla crisi di AN. Sicuramente molto più proficua che non restare a presidiare, come il giapponese della leggenda, l’isola sperduta di un partito che non c’è più.
22 luglio 2005
INCENERITORE DI PRATO - Il silenzio dei partiti
Le dichiarazioni apparse sulla stampa in questi giorni e il ridicolo forum di Agenda 21, ci spingono a fare una riflessione critica sul ruolo che i partiti stanno avendo sulla questione inceneritore.
Infatti se dall’opposizione sono pochi quelli che ad oggi sembrano capire la gravità di un impianto di incenerimento nella piana e soprattutto nella nostra città, da parte dei partiti di maggioranza tutto tace.
Chi sono i Verdi a Prato, ma soprattutto cosa dicono? I Verdi toscani si sono schierati contro l’incenerimento dei rifiuti, i Verdi fiorentini hanno firmato un documento insieme a rifondazione e comunisti italiani contro questi provvedimenti e a favore della raccolta “porta a porta”; e i Verdi Pratesi?
Cosa dicono i Comunisti Italiani?
Che ne pensa la Margherita? Presa più dai consigli di amministrazione che da temi molto più importanti per la città.
Che ne pensa l’Italia dei Valori?
Cosa dicono le anime ambientaliste dei Democratici di Sinistra?
Insomma: il 27 luglio in provincia verrà messo ai voti il piano dei rifiuti che prevede la costruzione di un impianto di incenerimento. Forse il clima estivo, l’impopolarità e la pericolosità di questa decisione ha bisogno del silenzio, ma noi che crediamo ancora nella democrazia partecipata speriamo che qualcuno ci faccia sapere e ci faccia condividere le scelte!
Infatti se dall’opposizione sono pochi quelli che ad oggi sembrano capire la gravità di un impianto di incenerimento nella piana e soprattutto nella nostra città, da parte dei partiti di maggioranza tutto tace.
Chi sono i Verdi a Prato, ma soprattutto cosa dicono? I Verdi toscani si sono schierati contro l’incenerimento dei rifiuti, i Verdi fiorentini hanno firmato un documento insieme a rifondazione e comunisti italiani contro questi provvedimenti e a favore della raccolta “porta a porta”; e i Verdi Pratesi?
Cosa dicono i Comunisti Italiani?
Che ne pensa la Margherita? Presa più dai consigli di amministrazione che da temi molto più importanti per la città.
Che ne pensa l’Italia dei Valori?
Cosa dicono le anime ambientaliste dei Democratici di Sinistra?
Insomma: il 27 luglio in provincia verrà messo ai voti il piano dei rifiuti che prevede la costruzione di un impianto di incenerimento. Forse il clima estivo, l’impopolarità e la pericolosità di questa decisione ha bisogno del silenzio, ma noi che crediamo ancora nella democrazia partecipata speriamo che qualcuno ci faccia sapere e ci faccia condividere le scelte!
19 luglio 2005
"BUFERA" IN ALLEANZA NAZIONALE?
Dopo la cosiddetta "congiura del bar" Fini revoca tutti gli incarichi fiduciari e nomina i nuovi coordinatori regionali. Sarà vera rivoluzione? O non finirà, come l'assemblea nazionale del 2 e 3 luglio, a tarallucci e vino?
Il "nuovo" coordinatore regionale toscano è...Riccardo Migliori! Non c'è che dire: un autentico segnale di discontinuità rispetto al passato!
Di questo passo è molto probabile che la direzione nazionale del 28 luglio affidi l'incarico di vice-presidenti a La Russa, Matteoli e Gasparri...
Il "nuovo" coordinatore regionale toscano è...Riccardo Migliori! Non c'è che dire: un autentico segnale di discontinuità rispetto al passato!
Di questo passo è molto probabile che la direzione nazionale del 28 luglio affidi l'incarico di vice-presidenti a La Russa, Matteoli e Gasparri...
PRATO, Giugno 2005
Si è costituita, per iniziativa di Vincenzo Bellini ex consigliere comunale e provinciale di AN, l’associazione IL CERCHIO – Centro Studi Politici. L’associazione, alla quale hanno già aderito numerosi esponenti del centro-destra pratese, intende porsi come autentico “laboratorio di idee” in grado di interpretare, analizzare e guidare i mutamenti in atto nella società e nella politica italiana.
Tra i principali obbiettivi quello di far crescere una vera cultura politica, un ritorno all’etica dell’impegno civile, dopo anni di asettico e improduttivo “management”. Insomma più passione, più attenzione ai valori e meno marketing! Perché l’elemento fondante della politica non sia nelle questioni economiche, nei rapporti di interesse, ma nei sistemi valoriali e nelle identità comunitarie che da questi discendono.
Con l'inaugurazione di questo blog IL CERCHIO si apre ai commenti, alle segnalazioni, alle opinioni degli utenti della rete.
Si è costituita, per iniziativa di Vincenzo Bellini ex consigliere comunale e provinciale di AN, l’associazione IL CERCHIO – Centro Studi Politici. L’associazione, alla quale hanno già aderito numerosi esponenti del centro-destra pratese, intende porsi come autentico “laboratorio di idee” in grado di interpretare, analizzare e guidare i mutamenti in atto nella società e nella politica italiana.
Tra i principali obbiettivi quello di far crescere una vera cultura politica, un ritorno all’etica dell’impegno civile, dopo anni di asettico e improduttivo “management”. Insomma più passione, più attenzione ai valori e meno marketing! Perché l’elemento fondante della politica non sia nelle questioni economiche, nei rapporti di interesse, ma nei sistemi valoriali e nelle identità comunitarie che da questi discendono.
Con l'inaugurazione di questo blog IL CERCHIO si apre ai commenti, alle segnalazioni, alle opinioni degli utenti della rete.
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