05 gennaio 2009

Memorie.



Dedicato a quegli omuncoli di AN che per giustificare la loro meschina e prezzolata sopravvivenza parlamentare, vaneggiano a proposito di improbabili primogeniture di Almirante sul partito dei rinnegati finiani.

"Quando noi anziani, che siamo giustamente legati alle nostre memorie ed alle nostre vecchie tradizioni, parliamo un linguaggio che ci sembra attuale e che invece attuale non è; quando voi insistete a proposito dei valori della resistenza ed io insisto sui contrapposti valori della Repubblica sociale italiana, io vi dico che non sono disponibile a cedere su questo piano: non sono disponibile a rinnegare; e ricordo a me stesso che il vecchio motto del Movimento sociale italiano fu inventato da Augusto de Marsanich, che fu splendido segretario del partito e che insegnò nella sua esperienza, nella sua pulizia, nella sua estrema correttezza morale, nella sua grande capacità politica, a non rinnegare e a non restaurare. Non siamo disponibili per rinnegare; ma (abbiamo dato l'esempio e continuiamo a darlo) siamo capaci di non restaurare. La nostra non è una tradizione che pigramente pensiamo di potere inserire immutata nel presente e nell'avvenire del nostro Paese. Noi pensiamo di rinnovare noi stessi, di dare esempio di capacità di rinnovamento da parte nostra; pensiamo che sia venuta l'ora per riconoscerci in una Repubblica diversa, adeguta alle necessità dei tempi, in una Repubblica che sappia davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli italiani."

(Camera dei Deputati, 21 Aprile 1987)

17 dicembre 2008

Il senso di una svolta.


(ANSA) - Bufera sulla Giunta di Napoli. E' in carcere l'imprenditore Alfredo Romeo, coinvolto nell'indagine sulla delibera 'Global service', approvata dal Comune. Dodici persone sono agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli, due ex loro colleghi e un ex provveditore alle opere pubbliche. Sono coinvolti anche i due parlamentari Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd), secondo quanto appreso da fonti qualificate. L'accusa per i due è di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta.

Già da tempo si assisteva al coinvolgimento di esponenti di AN in episodi di malaffare politico, ma adesso l'inchiesta napoletana colpisce uno dei "colonnelli" finiani, uno degli interpreti principali della tragicomica svolta antifascista degli eredi del MSI. E questo chiarisce definitivamente il senso di un percorso che ha lasciato attoniti e confusi tanti elettori. Il giudizio sulla storia del nostro paese, l'antifascismo come valore, De Gasperi come statista di riferimento, la collocazione neo-centrista del partito, l'ingresso nel PPE: tutto propedeutico al tentativo di accreditarsi come la nuova democrazia cristiana. Ruberie comprese.

26 novembre 2008

Date a Cesare...


Il fantasmagorico presidente della Camera, Giangaleazzo Fini, ha tuonato contro il rischio di "cesarismo" che potrebbe caratterizzare il nuovo partito del centrodestra, il PDL.
Detto da lui fa un certo effetto. Lui che da leader di Alleanza Nazionale ha interpretato nella maniera più rigorosa il ruolo di Cesare. Lui che ha fatto piazza pulita di tutti coloro che osavano mettere in discussione il suo operato. Lui che ha espropriato gli organi di democrazia interna e ha gestito il partito come affare personale. Lui che nella scelta dei "colonnelli" è apparso spesso più Caligola che Cesare.
Adesso che AN sta per sciogliersi e per essere fagocitata dal nuovo partito di Berlusconi, reclama quello che per un decennio ha pervicacemente negato: dialettica interna, collegialità, meritocrazia.
Forse ha capito che nel nuovo partito, al cospetto del Cavaliere, il futuro Cesare non sarà lui. E, anche se un po' tardi, si è messo a fare il Marcantonio!

21 novembre 2008

Scusate, ma...


Villari che si aggrappa come una cozza alla poltrona della vigilanza Rai. Bocchino che si fa passare il compitino in diretta televisiva. Berlusconi che fa lo scemo con i capi di Stato esteri.
...

25 ottobre 2008

El Alamein: un messaggio per l'antifascista Fini.


La sconfitta dell'Italia del 1942 ''non avrebbe gettato alcuna ombra sui valori di lealta' e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi'', ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano commemorando i caduti.

Le nuove generazioni devono "rispetto e riconoscenza, sempre" ai caduti di El Alamein.

''Nella partecipazione dei nostri soldati alle missioni internazionali di gestioni delle crisi, sono convinto che si esprima quella stessa carica di lealta', di coraggio e di umanita' che contraddistinse tutti i nostri Corpi e reparti a El Alamein''.

I nostri Paesi, ha aggiunto, parlando come oratore ufficiale a nome dei 12 Paesi che onorano oggi i loro caduti nelle battaglie del 1942, ''sono impegnati oggi a contribuire all'affermazione di valori di pace e di giustizia fuori dei confini dell'Europa partecipando alle missioni internazionali di gestione delle crisi che hanno investito regione vicine e lontane''.

Napolitano poi ha reso omaggio alle ''alte virtu' morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova''.

''Tutti furono guidati - ha aggiunto - dal sentimento nazionale e dall'amor di Patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale''.

03 ottobre 2008

Dalla parte sbagliata (2)



Enrico Vezzalini, prefetto di Novara, fucilato il 23 Settembre 1945.
Va ricordato un particolare che lo avvicina ai grandi condannati politici di ogni tempo. Durante il lungo periodo intercorso fra condanna ed esecuzione gli è stata offerta la fuga dal carcere: poiché tale offerta non poteva essere estesa agli altri sei condannati con lui, la respinse con le parole: “0 tutti o nessuno!”.
Monsignor Pozzo che assisté il condannato, scrisse: “Il suo contegno mi ha edificato e direi quasi meravigliato. Ho ammirato la sua serenità d'animo, il suo coraggio, la preparazione al grande passaggio... La sua parola appassionata riuscì a portare la rassegnazione e la serenità ai compagni di sacrificio. Sono persuaso che già si trovi a godere la pace dei giusti.... E’ caduto da santo!”. E il giudice, pure presente all'esecuzione, ha dichiarato: “Sembrava andasse ad un ricevimento, tanto era composto, dignitoso e sereno. Io, avversario politico, ho dovuto abbracciarlo e baciarlo”.
Quale pluridecorato, il Vezzalini ha chiesto d'essere fucilato al petto: non l'ha ottenuto. Ma le sue ultime parole sono state: - Perdono a tutti! Viva l'Italia! Viva il fascismo! -

Poco prima ha scritto alla moglie:

Oggi più di ieri la mia certezza che la Fede che mi ha portato a cadere per lei è la vera, la giusta, mi dà l'orgoglio di chiedere a te ed ai miei bambini di non vergognarvi del nome che portate: sono stato sinceramente onesto in tutta la mia vita privata, lealmente soldato in tutta quella politica.
Non mi atteggio a martire: ma tu almeno non disprezzare questa fedeltà che riaffermo nel momento in cui mi costa la vita. Possa almeno il mio sangue placare l'odio degli uomini, compensarli di ogni altro sadismo di vendette e... quelli che resteranno possano guardare oltre ed assai più in alto di questo corpo che vale tanto poco e dell'egoismo che fa cercare per le persone e non per la Patria la soddisfazione di vittorie che non danno storia. Tu sai, tu che mi sai tutto, che sono sempre stato tenace in questa mia Fede: oggi mi si chiama traditore; ma io non ho mai tradito. Non la Patria, alla quale ho dato, come soldato, tutto il povero valore personale che possedevo; non la umanità, alla quale ho offerto un lavoro senza soste ed il mio poco ingegno: non la famiglia alla quale penso con adorazione fino all'ultimo momento.
Non ho tradito, non tradirei, se restassi vivo. Forse per questo cado. Ma con me non cade il mio Ideale. Se non fosse perché ci siete voi, sarebbe bello cantare la nostra canzone di Fede e finire urlando: per l'Italia e per il Fascismo: Viva la Morte! Alleva Ennio e Pucci: falli come te e dì loro che il papà non era un criminale. Gli uomini hanno sbagliato.

30 settembre 2008

Sempre dalla parte sbagliata.



"I partigiani non erano amati da tutti, c'erano anche quelli che dopo aver fatto qualche azione scappavano sulle montagne, lasciando la popolazione civile a subirne le conseguenze".

Non si pensi che a pronunciare queste parole sia stato Giorgio Pisanò, né tanto meno quel revisionista prezzolato di Pansa. No, a dire questa banale verità ci ha pensato Spike Lee, regista, americano, negro e di sinistra. Un erede dei "liberatori" evidentemente poco avvezzo al rispetto della vulgata resistenziale italica. Poche ciance, noi americani sappiamo bene quale fu il contributo della resistenza alla risoluzione del conflitto! Inesistente.
Comunque questa chiave di lettura è costata al regista la reprimenda dell'ANPI e di tutta la fanfara antifascista. Si attende la ferma, indignata presa di posizione di Gianfranco Fini contro questa inammissibile ingerenza storico-cinematografica e in difesa degli inalienabili valori della lotta di liberazione partigiana.

16 settembre 2008

Dalla parte sbagliata.


"Secolo d’Italia” 7 maggio 1992

La Storia sta dandoci una rivincita di cui siamo orgogliosi.
Ai combattenti della Decima riuniti alla Piccola Caprera il Segretario nazionale del MSI-DN Gianfranco Fini ha inviato un messaggio di saluto e di solidarietà, letto ai partecipanti dal Comandante Buttazzoni ed accolto con un grande applauso. Eccone il testo:
Ai combattenti della Decima, espressione più alta del valore dei nostri soldati, va il cameratesco saluto di tutto il Msi. A chi, come voi, difese l’onore e la dignità della Patria nel momento più tragico e doloroso della nostra storia nazionale, deve rendere omaggio ogni italiano: ognuno di voi e con voi tutti i combattenti delle Forze armate della Rsi, rappresenta la prova che chi è vinto dalle armi ma non dalla storia, è destinato, con il passare del tempo, a gustare il dolce sapore della rivincita.. I vostri ideali, raccolti idealmente dalle giovani generazioni, hanno già trionfato, ed i nemici di ieri, vincitori militari solo per la preponderanza delle forze in campo, sono i grandi sconfitti della fine secolo. Dopo quasi mezzo secolo il fascismo è idealmente vivo, dopo solo tre anni dalla caduta del muro di Berlino, il comunismo è definitivamente morto. Nessuno lo rimpiange, in milioni lo maledicono. E chi, come voi, ha sempre combattuto per un’ Italia migliore, non può non avere avuto un moto di spontaneo orgoglio. L’orgoglio di chi sa di essere nel giusto, il 25 aprile 1992, cioè il giorno in cui, per una imperscrutabile volontà del destino il Capo dello Stato ha sepolto la Repubblica nata dalla resistenza.
Molto c’è ancora da fare, comunque, specie per cancellare le leggi barbare della discriminazione e dell’odio istituzionalizzato. Soltanto dopo si potrà davvero parlare di pacificazione nazionale.
Come sempre, il Msi sarà al vostro fianco.
Gianfranco Fini

09 settembre 2008

Quando meno te lo aspetti.

Quando meno te lo aspetti qualche vecchio “camerata” ti sorprende. Avvezzi ormai come eravamo al quotidiano esercizio dell’abiura, tutto potevamo aspettarci tranne che ‘Gnazio regalasse due paroline quasi benevole ai combattenti di Salò. Certo, quella precisazione: “dal loro punto di vista”, ridimensiona fortemente la tesi che anche essi avessero combattuto per salvare la Patria.
Perché questo è il nostro punto di vista. Qualche anno fa era anche quello di ‘Gnazio, ma si sa, le cose sono mutevoli.
Viste comunque le reazioni isteriche non solo della sinistra antifà, ma anche del presidente della Camera, del sindaco di Roma e di altri insospettabili, bisogna riconoscere al ministro della Difesa di aver gettato un bel sasso nello stagno. Adesso aspettiamo le inevitabili rettifiche e precisazioni, magari con apparizione televisiva con tanto di kippah…

06 agosto 2008

Giorgia, oh Giorgia...


Meloni. Ministro della Repubblica. La ricordiamo quando ancora in fasce Fini la impose vice-presidente della Camera, come uno sputo in faccia ai suoi colonnelli che per quella poltrona scalpitavano. Lei, pischella neo-eletta miracolata, la più giovane e la più sconosciuta della truppa parlamentare aennina. Oggi è diventata grande ma non ha ancora reciso i fili del suo grande manovratore, colui che la fece diventare presidentessa di Azione Giovani assicurandole un comodo avvenire e che oggi continua a manovrarla come un pupo. O una pupa. Si deve infatti al duo Gasparri-Meloni la polemica di questi caldi giorni di vigilia olimpica. “Gli atleti devono boicottare la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino!” hanno tuonato all’unisono. “Occorre dare un segnale preciso!” dice la Ministra. Eja eja, alalà.
E questo segnale, ovviamente, lo devono dare gli atleti. Armiamoci e partite! Ragazzoni che corrono, saltano, lanciano oggetti, nuotano e sudano. E che se interrogati verosimilmente non saprebbero manco dire il perché di tante levate di scudi contro la perfida Cina. I diritti civili negati? L’inquinamento del globo? I cani cotti in fricassea? L’occupazione e l’oppressione del Tibet?
Noi preferiremmo che segnali e atti precisi fossero lanciati ed adottati dalle istituzioni, semmai. Quelle di cui fa parte la Ministra Meloni, per esempio. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di contrastare l’aggressione economica sleale e letale della Cina. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di stigmatizzare la carenza dei diritti civili e delle libertà dell’individuo nel più grande paese totalitario del pianeta. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di reclamare la liberazione del Tibet dopo quasi sesssant’anni di occupazione. Ma sono, le nostre, istituzioni fatte di uomini, pupi e pupe, che si danno alla macchia pur di non incontrare il Dalai Lama e incorrere così nelle ire di Pechino. Allora, suvvia, lasciamo che a immolarsi per i diritti siano i nostri ragazzi in canottiera e mutanda azzurre. In fondo, “non è più tempo di santi e di eroi”…

08 luglio 2008

La strage di Bologna? Un incidente dei palestinesi.

Corriere della Sera
Aldo Cazzullo intervista Francesco Cossiga
8 Luglio 2008

(...)
D: Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?

R: «Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».

D: Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?

R: «Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"».
(...)

26 giugno 2008

Ma oggi la politica è una cosa seria...


"Si fa un gran parlare dell'assenteismo dei deputati dai lavori parlamentari. Sono dei «mangiapane a ufo», direbbero in Toscana. La nomenklatura di vertice intende, non è la prima volta, ricorrere ai ripari, e per il momento, le minacce si sprecano. Si va dalla espulsione dalle liste alla decurtazione dell'indennità. In nome di Sua Maestà il partito che, ricordiamolo, ci ha messi tutti in fila, deputati o no.

* * *
I partiti non sono più centri di vita associata, sono esclusivamente centri di potere mafioso. Se ci fate caso il cerimoniale partitico, nei comportamenti, nella scelta della propria classe dirigente, è tipicamente mafioso. Basta un dato: si è promossi, non perché si hanno qualità morali e professionali particolari, ma perché si è amici del clan che comanda, e il clan, spesso, gestisce il partito corrompendo il proprio corpo di militanti con i soprusi e le sopraffazioni che, tante volte, abbiamo visto denunciate: tessere fasulle, denaro, incarichi retribuiti, espulsione e peggio. Paradossalmente, davanti ad una sempre crescente diminuzione delle adesioni degli iscritti, si ha, da parte del partito, un sempre crescente aumento di potere. Diminuisce la fede, cresce il potere. Si veda il personale partitico: persone che non credono più in nulla, ma dipendono dal partito per lo stipendio che ricevono. Sempre più numerosi. Deputati di serie A, poi di serie B, poi di serie C (parlamento, regioni, comuni, province, USL banche, enti e via di seguito). Sono i cani da guardia del sistema, tenuti al guinzaglio dal 27 del mese o dalle varie indennità parlamentari, ministeriali, regionali, comunali, entocratiche.

* * *
Ed è Sua Maestà il Partito che ha reso le aule del Parlamento deserte, vuote. Perché? Perché le ha trasformate in una zona morta della vita italiana. L'affermazione del deputato Cuminetti: «siamo sottoimpiegati, il prodotto si fa altrove (nelle chiuse segreterie partitiche), a noi non resta che l'imballaggio del prodotto ...»

* * *
«Ha riflettuto sul livello delle persone che compongono la Camera dei Deputati? Sì? Allora si sarà accorto che sono tutti imbecilli».
(Massimo Severo Giannini, ex-membro dell'Assemblea Costituente, ex-ministro, insigne giurista, da «la Stampa», 23.10.88).

* * *
Non basta. Claudio Martelli, in replica a Pannella che accusa il PSI di avere aperto la campagna acquisti dei deputati che intendono lasciare il PSDI e confluire nel partito di Craxi: «Se Pannella iscrive al partito radicale camorristi e delinquenti e porta in Parlamento terroristi (Negri), ex-generali, e puttane (Cicciolina), siamo nella norma, mi pare giusto ...». Questo, il Parlamento. Se lo dicono loro, perché contraddirli?"


Beppe Niccolai
Rosso e Nero
1988

28 maggio 2008

Al peggio non c'è mai Fini!

Si, lui, Galeazzo Fini. Il "caghetta", il piagnucoloso di Rimini. Colui che si fece fascio per vedere John Wayne. Quello che voleva "portare il fascismo negli anni duemila". Quello che "Mussolini il più grande statista del novecento", anzi no, meglio De Gasperi!
Questa autentica merda umana non perde occasione, per ingraziarsi ulteriormente Tel Aviv, di sputare nel piatto dove ha abbondantemente mangiato.
Alla vigilia della presentazione dell'opera omnia parlamentare di Giorgio Almirante e in piena polemica sulla proposta avanzata dal sindaco di Roma di intotalargli una via cittadina, non trova di meglio che rilasciare una dichiarazione in cui definisce "vergognose" le parole espresse da Almirante (nel 1942!) su "La difesa della razza". Una posizione sulla quale, giova ricordare, lo stesso Almirante fece pubblicamente autocritica.
Come se noi dovessimo ricordare tutto quello che ha detto e scritto Fini quando era un pericoloso eversore. Ad esempio:
"Anche nel campo dello sport il Fascismo, quindi, ha lasciato un’impronta incancellabile: non solo per le tante vittorie, per i tanti stadi e impianti che ancora oggi accolgono gli atleti, per la sapiente e oculata strategia legislative che fu varata, ma soprattutto per quella ventata di giovinezza, di pulizia, di dedizione a una causa; di senso del dovere e di servizio, di lealtà che seppe infondere a tante generazioni di italiani che certamente si sono fatti uomini, nel senso più autentico del termine, nelle organizzazioni giovanili e nelle competizioni sportive del regime fascista."
(Gianfranco Fini - 1983 - atti del centenario della nascita di Benito Mussolini)

22 maggio 2008

22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2008

“E che dire del Movimento Sociale Italiano? Di questo caro partito che è qui davanti a me? Che è nato tanti anni fa e che io riconosco nei volti degli anziani ed amo nei volti dei giovani. Che dire di questo Movimento Sociale Italiano, nostra Patria, nostro approdo, nostra cittadinanza morale, nostro rifugio, nostro riparo, nostra gloria, nostra famiglia? Che dire di questo Movimento Sociale Italiano che consentì nel 1948, nel nostro primo Congresso a Napoli, a colui che io definii a ragione il nostro vertice morale, Augusto De Marsanich, di lanciare una formula memorabile: non rinnegare e non restaurare?
Se non vi fosse stato all'inizio, se non vi fosse stato nel primo nostro Congresso, e mi permetto di dire: se non fosse stato in quell'ambiente napoletano di allora, il miracolo della resurrezione morale e spirituale, e l'ancor più memorabile miracolo della resurrezione politica, quale senso avrebbe avuto, da allora in poi, la nostra stessa esistenza? Avremmo vissuto, o per dire meglio vegetato, sotto il peso della rassegnazione. Saremmo stati per sempre i vinti dello spirito, gli orfani di noi stessi. La nostra vita sarebbe stata una permanente Caporetto, un otto settembre irreversibile.
Fu il Movimento Sociale Italiano, il Movimento-famiglia, il Movimento-onore, il Movimento-nostalgia e avvenire al tempo stesso, che ci salvò dalle pesanti tentazioni della resa. Fu - ed è ancora, dopo tanta forza di anni e di eventi - il Movimento Sociale Italiano a salvarci dal limbo, più ancora che dall'inferno, in cui correvamo il rischio di precipitare per sempre.
E adesso, superata definitivamente la lunga fase grigiastra delle incertezze e delle malinconie, adesso il Movimento Sociale Italiano è per tutti noi forza e garanzia di non estinguibile vitalità.
Se avessimo pensato, quando nascemmo, se alla fine del 1946 avessimo pensato, ci fossimo proposti, di giungere al momento in cui dal non rinnegare saremmo liberamente passati all'esaltare, al celebrare, al mitizzare, all'educare apertamente le giovani generazioni al senso della Storia, avremmo dato a noi stessi dei pazzi o degli illusi.
Adesso però non dobbiamo cedere alla tentazione opposta. Non dobbiamo gettare dietro le nostre spalle la esemplare umiltà che ci ha caratterizzati e che ha costruito un valido scudo, a difesa della nostra coscienza e anche della nostra intelligenza. Abbiamo certamente compiuto un buon tratto di strada, ma la meta è ancora molto lontana. I più anziani tra noi - e io lo sono certamente, quanto ad esperienze di questo quarantennio - debbono rendersi conto che è bello lottare per gli altri, molto più bello che lottare per sé o anche per sé.
In più chiari termini, non dobbiamo pensare possibile, per noi, di toccare con mano il momento conclusivo, il momento carnale della vittoria conquistata, accarezzata, toccata con le mani dello spirito e con quelle del corpo. La nostra generazione non è destinata a tanto, ma è destinata a qualche cosa di più: è destinata a fare il lavoro dell'ape virgiliana, dell'ape operosa e umile che lavora per gli altri e per sé nulla chiede se non la dolcezza del fato che si compie e che via via va riportando il sorriso sulle labbra di chi si riteneva votato al dolore, soltanto al dolore.
E' questa la funzione, rasserenatrice, rigeneratrice, della fiamma tricolore. Il calore della fiamma e la sua luce: calore di sentimento, luce di ragione e di verità. E' questo il sereno e umile testamento spirituale degli uomini della mia età, che guardano agli ancora anziani con infinito rispetto , ai più giovani con affetto infinito.”

Giorgio Almirante
29 Luglio 1984.

09 maggio 2008

La notte brucia ancora.

Aldo Cazzullo intervista Giampaolo Mattei.
Corriere della Sera

"I funerali di Almirante sono stati funerali anche per la nostra famiglia. Da allora siamo stati dimenticati. Più ancora dopo la nascita di An. Almirante era uno di casa. Venne alla mia comunione, alla mia cresima, ai miei compleanni, perfino alla festa quando rifacemmo il tetto di casa. Al mio matrimonio è venuta Donna Assunta. A casa c'erano spesso i dirigenti del Msi romano: Donato Lamorte, Giulio Maceratini. Cosi' come ricordo gli avvocati che fecero emergere la verità: Vittorio Battista, Michele Marchio, Raffaele Valensise. Da tempo, però, non vediamo più nessuno.
Gasparri, Alemanno, non uno di loro ha mai fatto una telefonata alla mamma, un 16 aprile. Chiami, e ti fanno parlare con il vice del portaborse. Fini disse che si sarebbe adoperato per l'estradizione di Lollo, poi non ne abbiamo saputo più niente, forse non era possibile, non so. Nessuno ha mai aiutato la mia associazione. In vita mia ho votato una volta solo, nel 2000: per Francesco Storace. Mi ha deluso pure lui. Il vecchio Msi era una comunità, di cui si sono perse le tracce. E' un isolamento che mi fa male, anche perchè sento cominciare nel paese una stagione difficile, vedo i segni dell'odio politico che ritorna. Per quel poco che posso fare, mi batterò perchè questo non accada, e per far vivere memoria e giustizia".

Giampaolo Mattei
La notte brucia ancora
Sperling & Kupfer

16 aprile 2008

Barra al centro.

Lo tsunami Berlusconi è passato e si è portato via gran parte del panorama politico italiano. Quelli che non erano bastevolmente forti da resistere all'onda. "Cespugli", "nanetti", in vario modo definiti e a più riprese accusati di essere il vero ostacolo alla governabilità, alla stabilità, alle riforme, al progresso. Ammettiamolo: fa un po' impressione questo parlamento repubblicano dove per la prima volta non saranno rappresentate la destra e la sinistra. Dove la rappresentanza identitaria, ideologica e quindi genuinamente "partitica" non ha trovato casa. Ed è incomprensibile la soddisfazione di chi, a destra, ha festeggiato (la signora Santanchè in testa) per la "scomparsa dei comunisti" dal parlamento nazionale. Non solo perché, vale la pena ricordarlo, contemporaneamente sono scomparsi anche i fascisti, o i post-fascisti, o, per dirla più esattamente, i post-missini. Ma soprattutto perché quel che resta, sopravvive e prospera è esattamente quel grande centro, indistinto e indistinguibile, che da anni paventavamo come il vero grande rischio che la destra stava correndo.
Una enorme massa, un corpaccione, un'entità omologatrice dalla quale è bandito ogni riferimento valoriale, culturale e ideale. Dove la misura del valore politico, sociale e personale la danno i successi economici, imprenditoriali e finanziari. Una holding, un cartello economico ancor prima che elettorale. Il consiglio di amministrazione dell'Italia SpA. E che a presiedere questo CdA ci sia Berlusconi anziché Veltroni non cambia sostanzialmente un tubo: è il definitivo suggello dei potentati economici e dei loro sodali sulla vita pubblica del nostro paese. Il primato dell'economia sulla politica. La vittoria dell'oro sul sangue.

04 aprile 2008

L'ora delle scelte.


Credo che domenica prossima, dopo qualche anno, tornerò a votare.
Intendiamoci: la cosa non mi procura nessun brivido di piacere ne tanto meno la sensazione di andare a compiere, da bravo cittadino, un atto di alto senso civico.
Tornerò a votare perché ho visto emergere dopo tanti anni qualcosa di nuovo eppur di antico...
E voterò La Destra di Storace, per l'occasione accompagnata da quella fiammettina tricolore che ne imita un'altra, più antica e più bella, che per la prima volta nella storia della repubblica mancherà sulle schede elettorali.
Perché ho rivisto nella emarginazione che sta subendo il partito di Storace, negli attacchi in odore di "arco costituzionale", nel livore razzista contro i suoi rappresentanti, una serie di manovre che il potere (una volta avremmo detto "il regime") sta mettendo in atto e che mi auguro, anche con il mio voto, di poter spezzare.
Perché sono stufo degli appelli al cosiddetto voto utile. Perché se devo impegnare il mio tempo per recarmi al seggio voglio avere il diritto di dare un voto anche inutile. Voglio votare col cuore. E non me ne frega niente se poi vince Veltroni. Sai che differenza col cavaliere! E mi fanno ridere tutti quegli anticomunisti dell'ultima ora che mi guardano come se avessi la peste e mi dicono: "ma così vince la sinistra"! E sai che problema. Cosa rischio? Di ritrovarmi un governo che faccia una maxi-sanatoria per i clandestini e che poi magari dia loro anche il diritto di voto? Come dite? Queste cose le fa il centro-destra? Appunto.

Voterò la Destra perché oggi è la cosa che più mi ricorda quello che fu il Movimento Sociale Italiano. Anche se non è la stessa cosa perché quella fu un'esperienza unica e irripetibile. Che nessuno ci potrà restituire. Soprattutto perché nessuno ci potrà restituire i nostri vent'anni e i nostri sogni.
Ma oggi, di fronte allo spettacolo infame che la casta ci propina tutti i giorni, un ricordo, anche se pallido, è pur sempre qualcosa.

10 marzo 2008

Antifascismo militante.



Adesso che è diventato il maggiordomo di Berlusconi il prode Galeazzo Fini trova il coraggio di criticare aspramente il suo datore di lavoro:
Come si è permesso Silvio di candidare nelle liste del PdL uno sporco fascista dichiarato e non pentito come Ciarrapico? Che tornino nelle fogne, perbacco! Che ne sarà adesso della mia reputazione a Tel Aviv?

E' proprio vero: al giorno d'oggi non ti puoi fidare più di nessuno.

05 marzo 2008

Troppo simili?



”Molto rumore per questa questione dei contrassegni significa solo una cosa: la vera Destra fa paura e i voti delle urne ce lo confermeranno. Stiamo gia’ modificando il simbolo, ma nulla mutera’ il senso politico di questo logo che dice identita’ e progetto. I valori non possono essere fermati da una misura amministrativa”. Lo dichiara Luca Romagnoli, segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, commentando la decisione del Viminale di modificare il simbolo de ‘La Destra'. Se An cerca soddisfazione in queste piccole vicende -attacca l’eurodeputato- dimostra ancora una volta di essere un partito privo di contenuti. Ormai a via della Scrofa si attaccano a tutto. Cambieremo i colori del contrassegno e la posizione della Fiamma -assicura Romagnoli- anche se a nostro giudizio questi elementi di confondibilita’ con il simbolo di An che ci sono stati contestati, appaiono strumentali. La ricusazione ci sembra roba da Corte di Giustizia europea -conclude l’eurodeputato- ma non abbiamo tempo da perdere: la vera Destra sara’ presente e distinguibile sulle schede elettorali, con la
sua Fiamma che e’ incontestabile. Ed e’ una storia immensa”.


"Lo sanno. Lo sanno bene che La Destra è un pericolo per la casta e per la politica degli inciuci. Così, hanno cercato di farci fuori, ma hanno sparato troppo presto. Hanno messo in campo il simbolo di un partito che non c’è più, perché Gianfranco Fini lo ha sciolto nel calderone del cosiddetto Partito del Popolo delle libertà, soltanto per creare confusione, per poter dare problemi al nostro simbolo, quel simbolo che non abbiamo venduto per qualche posto in Parlamento."
- Francesco Storace -


Da tempo manifestiamo la nostra perplessità sulle soluzioni grafiche che a destra vengono a varie riprese adottate. Poca lungimiranza e zero professionalità per quanto riguarda l'impatto dei simboli elettorali. Ma questo episodio ci fa un po' ridere: da una parte l'astuto Storace che presenta un clone nel tentativo di cuccarsi il voto di qualche sbadato orfano di AN, dall'altra il perfido Fini che non pago di tenere in ostaggio la fiamma (quella originale) pretende di attribuirsi l'esclusiva anche del colore azzurro e della posizione del "cerchio interno"...
In realtà gli elettori di Storace e Romagnoli non hanno bisogno di alcun trucchetto: per loro è importante la consapevolezza che la differenza fra laDestra e AN non sia un fattore puramente grafico, ma sostanziale.

21 febbraio 2008

Voto utile.


Galeazzo Fini fa appello agli elettori perché non disperdano i propri voti. Dice che solo i voti dati al PD e al PDL sono voti utilizzabili. (Forse perché l'uno e l'altro sono esattamente la stessa cosa?)
Amarcord: nella prima repubblica la DC diceva di non votare Movimento Sociale perché solo i voti dati allo scudo crociato erano "utili" alla costruzione di una solida diga anticomunista!
Ma tu guarda come va il mondo...