09 gennaio 2013
Fini e Casini: due contorni, mai un primo...
di Marcello Veneziani
Per una vita, e per una repubblica, Fini e Casini soffrirono il ruolo di paggetti a fianco a Berlusconi. Non sopportavano di essere secondi e terzi, inchiodati dalle loro personalità e dalla consistenza dei loro partiti. Subirono l'Ego straripante di Berlusconi, loro che avevano pensato - come il gatto e la volpe - d'intortarlo, lui ricco ma sprovveduto di politica. Poi Casini, dopo aver remato contro per un po', si ammutinò e si mise in proprio. Fini restò ancora accucciato, ma poi avuto l'osso, la presidenza della Camera, cominciò ad abbaiare. E anziché aspettare il suo turno, che sarebbe venuto proprio adesso, di guidare il centrodestra, sbroccò e fece sbroccare pure il Cav. Fini e Casini godettero del tifo di giornali e potentati, ma non cavarono un ragno dal buco, al più trascinarono nel gorgo della dissoluzione tutto il centrodestra.
Ora i due levrieri si sono di nuovo accucciati ai piedi del nuovo Tutore, il prof. Monti, e come allora pensano di intortarlo, spremendolo e poi buttandolo via. Ma quando si è passata una vita a seguire qualcuno - Forlani o Almirante/Tatarella, e poi insieme Berlusconi - la seconda vita è la ripetizione farsesca della prima. A sessant'anni suonati o incipienti si ritrovano l'uno senza più il capiente ombrello democristiano e centrista come riparo, l'altro senza i voti e la popolarità ma con l'odio della destra, riassunti nel ruolo di body-guard di Monti, a sua volta segugio di altre sovranità. L'eterna pubertà di Pierfurbo e Gianfalso; una vita da insalate di contorno.
17 dicembre 2012
Tutti uniti, separatamente.
Si parlava della diaspora ex-missina in seguito alla probabile ristrutturazione di quello che fu il partito di Berlusconi. Di come la destra italiana soffra di questa strana sindrome per la quale non sarà mai possibile un fronte unico ed unitario di chi si oppone, culturalmente in primis, alla accozzaglia antifascista.
Postiamo un passo dell'interessante articolo di Gabriele Adinolfi che analizza una prima parte del tema: la polverizzazione della galassia ex Alleanza Nazionale.
"Di qui si può agevolmente comprendere sia l'implosione del soggetto post-missino che sembra essersi spaccato in sei parti, sia l'assenza di prospettive a medio termine per ognuno degli spezzoni.
Sei parti abbiamo detto. Una, con Fini, alla volta del laicismo progressista, una con Alemanno all'inseguimento di Cl e della nuova Dc con tanto di “Fondazione De Gasperi”, una con La Russa e Gasparri che provano a riproporre An riverniciata, una con Storace che cerca di saldare il nostalgismo di An e quello del Msi, una con Matteoli che gioca ancora la carta del populismo berlusconiano, un'ultima affidata alla Meloni che vorrebbe dare al centrodestra una svolta rottamatoria alla Renzi.
Non ci vuole un politologo e neppure un astrologo per stabilire che questi progetti altalenanti e in quotidiana revisione non hanno un filo conduttore, sono senza prospettive chiare e al massimo consentiranno a componenti umane (umane, non politiche) di partecipare in ordine sparso a qualche nuova ammucchiata. Ma il capitale politico, lo stesso capitale elettorale, è stato sperperato e l'impressione è che coloro che lo gestivano non se ne siano accorti.
Così gli spezzoni dello stato maggiore sembrano impegnati a contendersi un voto che hanno già perso in gran parte nel momento stesso che non si sono ribellati a Monti e che hanno dilapidato in una porzione ancora maggiore in seguito dimostrandosi così divisi, indecisi e fumosi.
Fanno un affidamento erroneo sui numeri del passato e ne fanno uno corretto ma molto meno cospicuo su quello che vedono intorno a loro, ovvero su quanto di clientelare hanno consolidato (in particolare quelli che puntano alla Dc) o su quanto di strutturato e militante possono vantare (in particolare la componente che fa capo alla Meloni).
Ma l'elettorato dov'è? E in cosa dovrebbe riconoscersi?
Sembra che nessuno se lo sia chiesto, visto che le risposte sono leggere e di pura superficie oltre ad essere molto discutibili sul piano valoriale (primarie, voto di preferenza, ricambio generazionale: insomma un democraticissimo nulla ricalcato sul modulo americano).
Rivolta fiscale? Organizzazione sociale? Risposta economica? Alternativa sistemica? Linea energetica? Svolta geopolitica? Nulla di nulla. Solo interventi di facciata o, al massimo, di comunicazione, che però non differenziano i soggetti post-post-fascisti da nessun altro, per nessuna cosa.
Sono delle proposte uniformi a qualsiasi altro soggetto, indifferenziate e indifferenzianti."
Postiamo un passo dell'interessante articolo di Gabriele Adinolfi che analizza una prima parte del tema: la polverizzazione della galassia ex Alleanza Nazionale.
"Di qui si può agevolmente comprendere sia l'implosione del soggetto post-missino che sembra essersi spaccato in sei parti, sia l'assenza di prospettive a medio termine per ognuno degli spezzoni.
Sei parti abbiamo detto. Una, con Fini, alla volta del laicismo progressista, una con Alemanno all'inseguimento di Cl e della nuova Dc con tanto di “Fondazione De Gasperi”, una con La Russa e Gasparri che provano a riproporre An riverniciata, una con Storace che cerca di saldare il nostalgismo di An e quello del Msi, una con Matteoli che gioca ancora la carta del populismo berlusconiano, un'ultima affidata alla Meloni che vorrebbe dare al centrodestra una svolta rottamatoria alla Renzi.
Non ci vuole un politologo e neppure un astrologo per stabilire che questi progetti altalenanti e in quotidiana revisione non hanno un filo conduttore, sono senza prospettive chiare e al massimo consentiranno a componenti umane (umane, non politiche) di partecipare in ordine sparso a qualche nuova ammucchiata. Ma il capitale politico, lo stesso capitale elettorale, è stato sperperato e l'impressione è che coloro che lo gestivano non se ne siano accorti.
Così gli spezzoni dello stato maggiore sembrano impegnati a contendersi un voto che hanno già perso in gran parte nel momento stesso che non si sono ribellati a Monti e che hanno dilapidato in una porzione ancora maggiore in seguito dimostrandosi così divisi, indecisi e fumosi.
Fanno un affidamento erroneo sui numeri del passato e ne fanno uno corretto ma molto meno cospicuo su quello che vedono intorno a loro, ovvero su quanto di clientelare hanno consolidato (in particolare quelli che puntano alla Dc) o su quanto di strutturato e militante possono vantare (in particolare la componente che fa capo alla Meloni).
Ma l'elettorato dov'è? E in cosa dovrebbe riconoscersi?
Sembra che nessuno se lo sia chiesto, visto che le risposte sono leggere e di pura superficie oltre ad essere molto discutibili sul piano valoriale (primarie, voto di preferenza, ricambio generazionale: insomma un democraticissimo nulla ricalcato sul modulo americano).
Rivolta fiscale? Organizzazione sociale? Risposta economica? Alternativa sistemica? Linea energetica? Svolta geopolitica? Nulla di nulla. Solo interventi di facciata o, al massimo, di comunicazione, che però non differenziano i soggetti post-post-fascisti da nessun altro, per nessuna cosa.
Sono delle proposte uniformi a qualsiasi altro soggetto, indifferenziate e indifferenzianti."
27 novembre 2012
Indietro tutta!
Così il cerchio si chiude. Berlusconi chiede a La Russa di
fare un partito di destra con Storace. (forse l’ha confuso con Allegri e gli
detta la formazione…) Ora, a parte che Storace il suo partito già ce l’ha e
quindi sarebbero semmai La Russa e soci a chiedere di entrarci, si compie
quello che, modestamente, diciamo da anni: la nascita del PdL è stata una
mostruosa operazione di bio-ingegneria politica. L’esperimento cervellotico di
un deus ex machina impazzito che ha creduto di poter creare un partito così
come si crea una azienda qualunque. Senza storia, senza ideali, senza valori e
senza identità. Un fallimento del quale il principale responsabile, Berlusconi,
non sarà mai chiamato a rispondere. Anzi, con la solita protervia imputa a
tutti gli “altri” la crisi del centrodestra e rilancia uno scenario
pre-predellino. Demenza senile. C’erano già due partiti che costituivano
l’ossatura della maggioranza di centrodestra e che raccoglievano più del
quaranta percento dei voti. Un capitale dilapidato che difficilmente potrà
essere recuperato con improbabili ri-edizioni. Perché alla fuga dalle urne
degli elettori “moderati” hanno contribuito diversi fattori: il rivoltante
spettacolo dei festini di Arcore e dei bunga-bunga, l’emersione continua e
desolante dei Fiorito di ogni latitudine che sguazzavano nei privilegi e nelle
ruberie, una casta di nominati dedita alle peggiori pratiche della prima
repubblica, la evidente e conclamata incapacità di governare e di cambiare il
paese, ma soprattutto l’aver consentito e favorito, anche a causa delle
pratiche di cui sopra, la nascita del governo Monti. Il più odiato dagli
italiani, ai quali importa una sega se ha costituito una sospensione della
democrazia o una sorta di golpe, ma ai quali frega e parecchio di esser stati massacrati con l’assenso o tuttalpiù
il silenzio di chi avrebbe dovuto rappresentarli e difenderli. La classe media,
la piccola imprenditoria, le fasce sociali più deboli, tutto l’elettorato
autenticamente non di sinistra protagonista di quella grande stagione di
rinnovamento e di speranza che portò il cavaliere al governo, ha già dato. Il
risultato è questo: niente rinnovamento, niente più speranza e tra pochi mesi
la sinistra al governo. Difficile che i delusi del centrodestra tornino a dare
fiducia agli stessi soggetti che in pochi anni hanno cambiato così in peggio la
loro vita.
21 novembre 2012
Si salvi chi può.
Le improbabili primarie del PdL assomigliano sempre di più a
una farsa. Nessuno sa quando, come e soprattutto se si terranno, ma tutti si
agitano per organizzarle. Qualcuno, forse troppi, anche per candidarsi.
Chiariamo subito un punto: le cosiddette primarie per la scelta del candidato premier sono una vera e propria
stronzata. Una patetica scimmiottatura di quanto accade, con ben altri
risultati, nel centrosinistra. Un partito vero, che avesse il necessario dibattito
interno, che promuovesse la meritocrazia come regola e non come slogan e che,
soprattutto, celebrasse veri congressi a scadenze regolari, il proprio leader e
quindi il candidato premier se lo troverebbe già bello e pronto. Decisamente
più utili sarebbero delle primarie per individuare altri tipi di candidati, dal
sindaco al parlamentare passando da tutte le cariche alle quali oggi si viene
gentilmente nominati.
Ma tant’è: è bastato l’annuncio, a giorni alterni, del
ritiro di Berlusconi che si è scatenata la bagarre. Tutti a sgomitare come se davvero si dovesse scegliere il
prossimo presidente del consiglio. Ma non è abbastanza chiaro a tutti che,
semmai le primarie andassero in porto, si tratterebbe di individuare il
candidato del terzo partito italiano? Un partito del quindici percento nella migliore
delle ipotesi e destinato ad una lunga e meritata opposizione. A meno che,
verosimilmente, non si lavori per una soluzione che prolunghi l’esperienza del
governo “tecnico” e riproponga la possibilità di ulteriori inciuci e di nuovi,
miseri, posti di sottogoverno.
In realtà la fibrillazione che ha colpito quel che resta del
PdL assomiglia ad un “rompete le righe”, dove tutti i più o meno celebri
personaggi responsabili del fallimento del centrodestra cercano spasmodicamente
di salvare le proprie personali posizioni di privilegio.
02 novembre 2012
Addio Pino.
E' morto Pino Rauti, storico esponente del Movimento Sociale Italiano.
Noi che all'interno del partito ne siamo sempre stati, cameratescamente, avversari non possiamo che riampiangere la sua statura culturale, politica ed etica. Al cospetto di tutta la melma che si è riversata da quel che rimane del vecchio MSI la figura di Rauti si staglia come un monumento.
Noi che all'interno del partito ne siamo sempre stati, cameratescamente, avversari non possiamo che riampiangere la sua statura culturale, politica ed etica. Al cospetto di tutta la melma che si è riversata da quel che rimane del vecchio MSI la figura di Rauti si staglia come un monumento.
11 ottobre 2012
Meglio fare polemica che affrontare i problemi della città.
di Patrizio Giugni
Questa sembra essere l'unica attività di certi consiglieri comunali della maggioranza che
governa Prato. Guerra di posizione, come pronuncerebbero gli esperti di
strategia militare. Purtroppo e per fortuna, noi semplici cittadini non ci
ritroviamo di fronte ad uno scenario di guerra armata ma di faide
post-congressuali interne al PdL pratese. Ai “nostri” miracolati dal dio
Berlusca che ha permesso a variegati personaggi, poco avvezzi alla politica, di
sedere sui più alti scranni cittadini basta un intervento di un collega, anche
se presidente di commissione, che chiedeva conto di scelte operate dalla giunta
Cenni su spese relative ad incarichi professionali esterni da lui non condivisi
a scatenare una serie d’interventi di condanna nei confronti di colui che mette
a repentaglio sia il Sindaco che la sua giunta. Per chi come la maggior parte
della cittadinanza si trova ad affrontare momenti economici molto difficili, per
tutti quelli che hanno perso o sono in procinto di perdere il proprio posto di
lavoro, chiedere al Sindaco ed ai suoi sostenitori quanto ha chiesto il
consigliere Banchelli è oltremodo giusto e motivato da buon senso. Ritenere,
inoltre, che i soldi dei cittadini versati nelle casse comunali, in questo
particolare momento congiunturale, vengano in parte destinati ad aiutare le
famiglie in difficoltà, ad abbassare le tariffe per i servizi comunali, a
garantire un sostentamento ai più bisognosi, non è soltanto “carità cristiana”
ma dovere di un’amministrazione comunale. Forse il consigliere Banchelli non
risponde, appieno, al prototipo di consigliere allineato e coperto ai voleri
dell’asse Mazzoni-Benocchi-Giugni, ma certamente si avvicina alle risposte che
i cittadini pratesi si attendono dai propri amministratori. A noi, umili commentatori,
di quanto accade all’interno del governo cittadino non resta che commentare
un’epoca e un luogo, nel senso che dovremo esaminare quello che, almeno dal
punto di vista storiografico, è un breve arco temporale, un periodo di cui il
sindaco Cenni è protagonista assoluto.
Questi “pochi” anni di amministrazione
di centro-destra sono fondamentali, perché rappresentano uno snodo essenziale nel
passaggio della città da un regime semi-comunista al dispotismo principesco,
dalle attese post elettorali, al dominio di un uomo e della sua corte.
10 ottobre 2012
Dagli all'untore!
Apprendo dai giornali che si è provveduto al rinnovo di un incarico esterno, in particolare dell’energy manager, così come di altri incarichi. La cosa mi lascia perplesso, infatti non solo non mi risulta che si sia mai discusso se figure come queste servissero a raggiungere gli obbiettivi prefissati, ma sicuramente in maggioranza non si sono mai valutati i benefici che incarichi di questo genere hanno portato all’ente. La questione non riguarda esclusivamente la figura di energy manager, ma va estesa a tutte le consulenze e incarichi esterni di cui la giunta fa uso per il raggiungimento degli obbiettivi. La spesa per consulenze e incarichi si aggira costantemente intorno ai 2 MILIONI di euro; troppo! All’ultima riunione di maggioranza, ormai molto tempo fa, proposi l’abbattimento del 30% di queste spese, in modo da destinare queste risorse agli sgravi sull’IMU. Da queste notizie non comprendo ancora se su questo capitolo di bilancio si stia facendo realmente qualcosa.Gianluca Banchelli (PdL)
Presidente Prima Commissione
Comune di Prato
Questa la presa di posizione che è costata al consigliere Banchelli l'accusa di lesa maestà, per avere egli osato criticare la giunta del sindaco Cenni. Un uomo e una squadra che hanno fatto tanto in questi anni di "risorgimento post-comunista" per il bene della città! Banchelli? Un disfattista, al soldo del nemico, burattino manovrato da innominabili "vecchi" della politica, pieno di livore per non aver ottenuto la giusta e agognata prebenda.
Contro di lui le vestali del sacro fuoco cenniano hanno prontamente scagliato anatemi e minacce in misura ben più copiosa di quanto mai fatto nei confronti di Carlesi e di altri protagonisti della - in realtà - evanescente opposizione.
Ma davvero qualcuno può pensare che solo per aver mandato temporaneamente a casa la nomenclatura di sinistra, Cenni e company siano autorizzati a fare qualunque puttanata?
E non ci riferiamo alle puttanate più puttanate di tutte, quali la riesumazione della cocomerata e della palla grossa spacciate come "grandi realizzazioni" del nuovo corso dell'amministrazione comunale.
No, ci riferiamo al grande imbroglio di cui ormai si sono resi conto i pratesi che nel 2009 votarono Cenni con fiducia e speranza: l'imbroglio di chi prometteva di voler cambiare la realtà delle cose e invece si è accontentato di cambiare i consigli d'amministrazione. Di cambiare il volto e anche un po' la vita della città e invece ha cambiato solo i culi sulle poltrone.
Hanno sostituito qualche uomo ma hanno mantenuto gli stessi atteggiamenti di chi c'era prima. Lo chiamano spoil system e con questo ti fregano. Tanto, ai tifosi irriducibili del "dopo sessant'anni!" basta che non ci siano più i comunisti...
27 settembre 2012
L'eco delle fogne.
di Pietrangelo Buttafuoco
Beate le fogne, allora. (Ricordate? "Fascisti carogne, tornate nelle fogne"). Ruggiva l'anno 1994 e c'era il primo governo Berlusconi. Osservate la scena: Pinuccio Tatarella, il primo post-fascista a palazzo Chigi, porta dolci a palazzo Taverna. È il luogo dove Italo Bocchino ha trovato il suo nuovo domicilio. Tatarella bussa e Bocchino apre per accogliere l'ospite nel fragore della conquistata rivincita sociale: indossando una giacca da camera tutta foderata di soddisfazioni.
Beate quelle fogne. A Tatarella viene da ridere tanto da non finirla più. Lascia cadere per terra i dolci (erano zeppole di Bari) e si attacca al telefono. Chiama Gianfranco Fini e gli dice: "Altro che arrivare al Governo! È oggi che ho avuto tutto dalla vita: ho visto Italo in giacca da camera".
FINI BERLUSCONI
Ruggiva sempre l'anno 1994. Nei pressi di quella dimora, a Roma, c'è il Caffè della Pace. I "professionisti della politica" arrivavano tra quei tavoli per fare le ore piccole, tutta una prima Repubblica se n'era appena andata e le cronache riferivano di un cartello dispettoso fatto trovare all'angolo di piazza Navona: "I signori fascisti sono pregati di accomodarsi altrove".
Quando si dice il dettaglio. A pochi passi, c'è il Raphael, l'albergo da dove Bettino Craxi, il 30 aprile dell'anno precedente, era uscito di gran carriera per chiudere la sua epoca. Ripassate a mente la scena: ad attenderlo, tra i fischi e il lancio oltraggioso delle monetine, c'è una folla inferocita. Sono in gran parte attivisti del Msi. Tra loro (e lo ha ricordato lui stesso, quando si dice il dettaglio) c'è Francone Fiorito, l'ex-attuale capogruppo del Pdl al consiglio regionale del Lazio, quello che oggi, più per nemesi che per contrappasso, rischia una pioggia d'ingiurie identica a quella subita a suo tempo dal leader socialista.
LEO LONGANESI
E' tutta una storia di pari e patta (e scalata sociale) quella della destra alla prova del governo. Teodoro Buontempo dormiva in una Cinquecento parcheggiata davanti Villa Borghese: il contrappasso lo vuole fino a ieri assessore alla Casa, ma la nemesi della destra - il punto di non ritorno all'austera regola dei reduci e dei nostalgici - è stata celebrata con un'altra casa, a Montecarlo, sottratta all'eredità del Msi e poi donata a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, l'uomo in Lebole.
FIORITO IN AUTO
Ma la destra fatta cartapesta tra musi di porco e toga party - la destra inutilmente sudata di Renata Polverini - non è affatto una caricatura: è il ritratto più sincero dell'ideologia arci-italiana giunta al suo esito politico. Sarebbe stato meglio se i signori consiglieri regionali del Lazio avessero rubato e basta. Chiudere una stagione politica nella ricotta dei festini, schiantarsi di spocchia burina per restarsene tra loro, nella familiarità di passaggi rusticani un po' scollacciati, anziché ricacciarli sotto al predellino di Berlusconi li ha rintanati un gradino sopra il Bunga-Bunga.
CRAXI - MONETINE AL RAPHAEL
Beate le fogne lasciate alle spalle di tutti questi destri senza più radici cui attingere. Non più con un Leo Longanesi, che se ne fuggì alla prospettiva di mettersi a capo di un partito politico quando dovette ricevere Franco Maria Servello e si accorse che questi, pur sempre americano nello stile, portava calzini corti: "E dovrei fare la grande destra, i Circoli de Il Borghese, con le mezzecalze?".
FESTA ROMANIS
Non più con un Giovanni Ansaldo, "Il Vero Signore", l'autore del libro sulle Belle Maniere, vero prontuario esistenziale dell'uomo di destra, che a quel mondo di disciplinati e di conservatori impartiva la regola delle regole: "Il vero signore non potrà certo raggiungere la popolarità, che è l'alone caldo, solare, in cui, finché dura, si muove il politico vero; ma potrà raggiungere la considerazione che è un'aureola un po' fredda, un po' pallida, con cui però egli lenirà l'amarezza dell'impari gara".
ITALO BOCCHINO
Un'impari gara con le beate fogne perché qui, a sfogliare l'album fotografico di questa brutta fine toccata alla destra dello Spirito, non c'è parentela col Nerone di Ettore Petrolini, né una bizzarria derivata dal berlusconismo, e neppure più una parodia del Bagaglino: c'è solo l'inurbamento fesso e festoso dei nuovi arrivati traviati dalla vanità (non c'è giornale che, intervistandoli, non debba trascriverne i colloqui in quel romanesco che - si sa - è la lingua del ridicolo. Mai nessuno ha redatto le dichiarazioni di Umberto Bossi in varesotto, e questo, in tema di estetica e politica, qualcosa vuol dire).
FESTA ROMANIS
Valga per tutti il dettaglio delle ostriche, che se a Fiorito non piacciono (ipse dixit) a tutti gli altri sì. Dopo aver nutrito quell'idea proletaria e sociale che era la radice del Msi, l'attuale ridursi alla crapula è più che un segnale. Insomma, finisce che la moralità e il rigore della politica si riducono ai soli mesi senza la "r", quando le ostriche non si possono mangiare. Anche se i veri squali si nutrono d'altro.
30 agosto 2012
Sepolcri imbiancati.
Legge elettorale, ancora
un rinvio. Matteoli:
"Preferenze? Un massacro"
un rinvio. Matteoli:
"Preferenze? Un massacro"
La Nazione, 30 agosto 2012
Si, un massacro per tutti i tromboni come lui che da decenni sono puntualmente nominati e/o cooptati nei più importanti incarichi istituzionali.
L'uomo di Cecina preferenze nella vita ne ha prese, dovendo guadagnarsele, veramente poche. L'ultima volta è stata quando Beppe Niccolai gli lasciò il posto sicuro alla Camera dei deputati. E da allora, trent'anni fa, il prode Altero non molla la cadrega, anche se a riconfermarlo tutte le volte hanno contribuito le peggiori leggi elettorali. Sempre senza preferenze, sempre senza sottoporsi al vero giudizio degli elettori. Una volta ci si fa cameriere di Fini, un'altra di Berlusconi, e il vitalizio è assicurato. Dice il nostro: "i partiti non hanno più uno straccio di autorevolezza". E di chi sarebbe la responsabilità se non di quelli come lui che i partiti li hanno sempre diretti e, spesso, tiranneggiati? Che hanno dato della politica la dimostrazione più abietta e deteriore che si potesse rappresentare?
"Per me la parola ha un valore, se Bersani cambierà la sua sarà l’uomo più sputtanato d’Italia" conclude.
Tranquillo Altero, questo è un primato che siete in tanti a contendervi.
19 giugno 2012
Una cultura di destra per una nuova politica di destra.
Quello che
oggi manca alla destra per esercitare appieno “il potere politico” è una vera Cultura di Destra.
Cultura di Destra, come cultura libera e al tempo stesso
cultura fortemente impegnata. Contraddizione in termini? Come affermava Giorgio
Almirante, assolutamente no.
Cultura libera perché riferita ai valori dello
spirito, che sono i valori della libertà; ma proprio per questo cultura
fortemente impegnata nella difesa di tali valori, della civiltà che in essi si
esprime, della concezione della vita che li sottende, delle testimonianze che
umanamente li trasmettono, con la forza e la luce del messaggio, dall’una
all’altra generazione. Mentre la nazione e la politica navigano in acque
“oscure”, mentre la crisi dei vari modelli marxisti e capitalisti appare sempre
più evidente, mentre i nuovi e vecchi comunisti sono sempre più democristiani
ed i vecchi e nuovi democristiani sono sempre più comunisti, mentre il riflusso
si fa sentire nelle coscienze dei giovani non del tutto “drogati” dalle
propagande del vecchio sistema partitocratrico, il momento sembra essere
venuto, perché l’attimo fuggente ci dice, se bene inteso, che questa è l’ora di
“cambiare la rotta”. Quindi, una cultura di Destra, per conferire pienezza di
tradizione vitale e di moderno adeguamento ad un’ispirazione politica che
sembra ormai matura per diventare, o ridiventare, una scuola politica al
necessario ed irrinunciabile alto livello. Il pericolo che adesso la Destra
deve combattere è un altro, è lo stesso che come lo definiva egregiamente,
alcuni anni fa Augusto Del Noce, “un totalitarismo che avviene per via
democratica”, un totalitarismo imposto dalla finanza internazionale al servizio
dei “poteri forti” extra nazionale ed accettato e sostenuto, supinamente, da
una classe dirigente incapace di proporre ed attuare politiche sociali di
tutela nei confronti dei propri amministrati, nell’interesse complessivo dei
cittadini. Sarà esercitazione della “nostra” Destra Culturale e Politica
contrastare e resistere a queste politiche, poiché da sempre libera dai
condizionamenti anchilosanti dello schematismo e dunque pronta all’agilità ed
all’intuito.
La tradizione della fantasia è sempre vincente, perché alla fine
costringe gli schieramenti avversi a fare i conti con il fallimento delle
proprie ideologie. Pure quando non appare.
13 giugno 2012
Per fortuna oggi non è più così...
(Per sapere chi e quando ha pronunciato questa frase aprire i commenti)
04 giugno 2012
Poltrone...
Una polemica, non si sa quanto artificiosa, sta infuocando in questi giorni il clima nel PdL pratese. Da una parte il gruppo degli sconfitti, seppur di misura, al congresso provinciale, i cosiddetti "magnolfiani", dall'altra tutta la potenza di fuoco dei vincitori che impiegano senza mezze misure tutto l'apparato. Membri della giunta, parlamentari, stampa affiliata e organi di informazione amici, poteri forti e massoneria cantando. I primi sostanzialmente accusati di aver costituito una fronda disposta a staccare la spina al sindaco Cenni se non debitamente soddisfatti nei loro voraci appetiti. Cacciatori di sedie e di prebende. I secondi, invece, accusati dai primi di aver costituito una cupola oligarchica che soffoca il dibattito e di conseguenza la possibilità di individuare le soluzioni ai problemi della collettività. Detentori del potere fine a se stesso.
In mezzo i cittadini pratesi che osservano annoiati queste schermaglie, ben consapevoli che le elezioni si avvicinano anche nella nostra città e che, purtroppo, toccherà tornare a votare per i meno peggio. Ormai che tra i due schieramenti in competizione non esiste più alcuna differenza l'hanno capito anche i bambini.
Certo lascia alquanto perplessi il fatto che l'accusa di essere a caccia di poltrone arrivi proprio da coloro che hanno arraffato tutto quello che c'era da arraffare. Assessorati, presidenze, consigli d'amministrazione, posti al parlamento, consulenze.
Per ultimo Umberto Cecchi, che incredibilmente per la sua indiscussa esperienza, scivola sulla più classica delle bucce di banana. Forse non era proprio il caso che l'ultimo affondo contro i "cacciatori di sedie e prebende" giungesse proprio da lui. Che, se non ricordiamo male, fu catapultato da Berlusconi alla Camera dei Deputati, presidente di commissione tra l'altro. E che, sempre se non ricordiamo male, con l'elezione a sindaco di Cenni, è stato catapultato alla presidenza del Metastasio. Sempre senza un'ombra di gavetta oseremmo dire. Certo, il curriculum è di tutto rispetto e nessuno lo nega. Ma essere sempre cooptati è una gran botta di culo, no?
Ora se qualche giovane di belle speranze reclamasse per se stesso l'uso di quella stessa catapulta, non ci sarebbe niente di strano. Siamo abbastanza scafati per credere ancora che qualcuno possa impegnarsi in politica senza pensare di ottenere qualcosa in cambio.
In fondo anche noi, ai nostri tempi, si sperava sempre di tornare a casa senza aver preso legnate in testa e con l'automobile intatta...
10 maggio 2012
Poi dice che uno si butta a sinistra...
Le prossime mosse dei finiani? Dopo essere stati scaricati da Pierferdinando Casini ora puntano a sinistra: manca solo quella. "Il Paese è in crisi, non ne uscirà facilmente, nè a breve -ha dichiarato Italo Bocchino- ci sarà ancora bisogno di una coalizione e di una soluzione alla tedesca dopo le politiche della primavera 2013: i moderati e l’area riformista possono governare e affrontare insieme le emergenze. Penso che una larga coalizione sarà tanto più forte quanto più riuscirà a tagliare gli estremi. Dunque, la Lega e le ali più oltranziste del berlusconismo, da una parte, Vendola e Di Pietro dall’altra. Se Bersani e il Pd comprenderanno questo, se eviteranno l’abbraccio mortale di Sel e Idv, allora i moderati che oggi si ritrovano nel Terzo Polo e i Democratici potranno garantire un governo stabile al Paese".
08 maggio 2012
Politica e antipolitica.
Ma come definire il risultato ottenuto da una forza politica
che somma due partiti, Forza Italia e Alleanza Nazionale, che separatamente
raccoglievano oltre il quaranta percento dei voti? Una catastrofe. C’e stata
evidentemente una punizione da parte dell’elettorato per l’incredibile appoggio
al governo di usurpazione guidato da Monti ed eterodiretto dai poteri forti,
più o meno occulti, e che sta
portando alla disperazione milioni di italiani.
Ma è anche la dimostrazione che i partiti non possono
nascere da astratte operazioni di ingegneria politica, da formule alchemiche
inventate da qualche apprendista stregone, magari sul predellino di un’auto
blù. I partiti sono il risultato di un comune sentire e di una comune
prospettiva. Sono muscoli, nervi e sangue. Non a caso l’affermazione più
clamorosa è quella dei grillini, che solo la miopia di certi osservatori
continua ad attribuire alla cosiddetta “antipolitica”. In realtà Grillo è
sicuramente “anticasta”, almeno per ora, ma il movimento 5 stelle è il fenomeno
più autenticamente politico degli ultimi anni. La cosa che più assomiglia, in
nuce, ad un vero e proprio partito. Un movimento in grado di coalizzare intorno
a degli ideali forti e chiari uomini e donne, muscoli nervi e sangue.
Così come non deve sorprendere la tenuta del PD. Dell’unico
partito rimasto con una struttura da “prima repubblica” con sezioni, iscritti,
punti di aggregazione su tutto il territorio nazionale. Una rete di protezione
che gli ha consentito di addolcire la pillola del suo appoggio al governo che
ha smantellato lo stato sociale.
Adesso il rischio è che il PdL, o quel che ne rimane,
terrorizzato dal risultato elettorale continui a tenere in vita il governo
Monti per allontanare la prospettiva di elezioni anticipate e lo spettro di una
definitiva batosta. Evidentemente a forza di proclamarsi moderati si diventa
pavidi. Tanto da non accorgersi che c’è un elettorato nel paese, che non è
affatto moderato, che prenderebbe volentieri a calci in culo Monti e tutti i
suoi tecnici del piffero. E che se il PdL si decidesse finalmente a staccare la
spina tornerebbe convinto a votarlo anziché andare al mare come domenica
scorsa.
07 maggio 2012
Toh, è scomparso il PdL!
Siamo noi i più bravi e lungimiranti che non si stupiscono affatto di questo evento? Cioè che l'elettorato abbia punito i più convinti sostenitori del governo Monti? Coloro che tengono in vita un esecutivo espressione delle banche, dei poteri forti antisociali ed antinazionali?
Domani faremo delle analisi più approfondite: per stasera brindiamo.
26 aprile 2012
Come folgore dal cielo.
Sulle cronache locali dei giornali oggi in edicola leggiamo di una singolare presa di posizione dell'On. Giacomelli (PD) in merito alle celebrazioni del 25 aprile in quel di Prato. "troppe forze armate" ha tuonato "forse il Prefetto ha scambiato il 25 aprile con il 2 giugno". Troppi picchetti in armi per il prode deputato, che ha preannunciato un'interpellanza al Ministro dell'Interno. "E poi quel grido "Folgore!" proprio non si può sentire in simili circostanze".
Caro Giacomelli, anche noi, lo ammettiamo, proviamo un certo disagio a vedere il picchetto della gloriosa brigata paracadutisti rendere gli onori alla patetica celebrazione dll'ANPI. Ma almeno loro hanno come attenuante quella di essere comandati da ordini superiori. Lei, invece, come nominato al parlamento nazionale ci va di sua iniziativa. Se proprio non le piace, l'anno prossimo saprà come fare.
04 aprile 2012
PdL a un bivio?
La nostalgia è per le serate in birreria. La vecchia scuola, i vecchi amici, le passate fidanzate, sono belle perché sono passate. Chiunque abbia senno sa che, ammesso che uno potesse tornare indietro, le cose non sarebbero mai uguali. In tutte le cose si può andare solo avanti: è una legge di natura. Quindi è evidente che nessuno possa pensare che, se mettesse indietro l'orologio della politica, il risultato sarebbe lo stesso. Questo vale per "lo spirito del '94" evocato da alcuni, come per la comunità di credenti e combattenti riferita ad altri. Nel primo caso perché lo spirito del '94 era, appunto, del '94, e cioè legato all'entusiasmo dell'inizio di un percorso e alla novità di uno scenario politico totalmente inedito e irripetibile. Nel secondo caso perché lo spirito combattentistico esisteva perché si stava chiusi e assediati in pochissimi in una trincea aspettando di essere fatti a fettine nel prossimo assalto. Ma c'è veramente qualcuno, nel Pdl, che vorrebbe spaccare tutto per tornare a fare una copia sbiadita di Forza Italia o Alleanza nazionale? Chiunque sia l'interrogato la risposta è sempre negativa. Eppure, indefessi e assidui, gli organi di informazione - ormai da tre anni - ripetono a cadenza settimanale che "gli ex-An" vogliono lasciare il Pdl. E a furia di ripeterlo hanno trovato qualcuno che, almeno per stare sulle agenzie, ha cominciato a fare lo sfascista dal versante degli "ex-Fi". In "L'arte della guerra" Sun Tzu riteneva indispensabile dividere con ogni mezzo l'esercito nemico. Qualcuno ancora non ha capito che per la maggior parte dei giornalisti, "l'esercito nemico" siamo noi.
Marcello de Angelis
Marcello de Angelis
28 marzo 2012
Officina Giovani Per il Proletariato Unito.
di Mauro Scarpitta*
Sul sito del Comune di Prato (che, malgrado non ve ne siano molti segnali, pare sia governato dal centrodestra) è riportato il seguente comunicato stampa (riproposto sulla carta stampata e su giornali on line)
http://comunicati.comune.prato.it/generali/?action=dettaglio&comunicato=14201200000466
relativo a :
Officina Giovani, la programmazione di aprile e maggio,
nel quale si legge tra l'altro:
...Grazie ai numerosi progetti delle associazioni giovanili che collaborano con Officina Giovani, anche nei prossimi mesi la programmazione sarà molto corposa. È stato confermato il consueto appuntamento con il giovedì on stage, che prevede una serie di concerti di rilievo con il Trio Fernandez, la banda Bardò e i 99 Posse.
Avete la benchè minima idea di chi sia il gruppo 99 Posse? Beh, andate sul loro sito
http://www.novenove.it/
e leggete qualche frase della loro Storia narrata da loro medesimi:
...Il 10 maggio 1991 nasce il centro sociale occupato autogestito Officina 99. Il 9 ottobre dello stesso anno nasce la 99 Posse, come diretta espressione del C.S.O.A. e delle nuove culture urbane che trovano nella musica un veicolo potente...
...Fin qui una semplice cronologica biografia. Ci tocca però ricordare e testimoniare come la libertà d'espressione e d'azione in Italia abbiano ancora un prezzo altissimo e per realizzare tutto ciò in totale autonomia e libertà, il gruppo ha collezionato reati (alcuni hanno visto la vittoria del gruppo, per altri si deve ancora raggiungere un verdetto) come: oltraggio, resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, vilipendio delle forze dell'ordine, istigazione a delinquere, occupazione abusiva, manifestazione non autorizzata, blocco stradale, furto aggravato, danneggiamenti, imbrattamenti, concerti abusivi, detenzione e spaccio, rissa, associazione a delinquere...
Sinceramente ignoravo che una amministrazione di centro destra avesse tra i suoi compiti e obiettivi la promozione tra i giovani della cultura dei Centri Sociali.
Cari amministratori di centrodestra sveglia!
*Consigliere comunale di Carmignano
Sul sito del Comune di Prato (che, malgrado non ve ne siano molti segnali, pare sia governato dal centrodestra) è riportato il seguente comunicato stampa (riproposto sulla carta stampata e su giornali on line)
http://comunicati.comune.prato.it/generali/?action=dettaglio&comunicato=14201200000466
relativo a :
Officina Giovani, la programmazione di aprile e maggio,
nel quale si legge tra l'altro:
...Grazie ai numerosi progetti delle associazioni giovanili che collaborano con Officina Giovani, anche nei prossimi mesi la programmazione sarà molto corposa. È stato confermato il consueto appuntamento con il giovedì on stage, che prevede una serie di concerti di rilievo con il Trio Fernandez, la banda Bardò e i 99 Posse.
Avete la benchè minima idea di chi sia il gruppo 99 Posse? Beh, andate sul loro sito
http://www.novenove.it/
e leggete qualche frase della loro Storia narrata da loro medesimi:
...Il 10 maggio 1991 nasce il centro sociale occupato autogestito Officina 99. Il 9 ottobre dello stesso anno nasce la 99 Posse, come diretta espressione del C.S.O.A. e delle nuove culture urbane che trovano nella musica un veicolo potente...
...Fin qui una semplice cronologica biografia. Ci tocca però ricordare e testimoniare come la libertà d'espressione e d'azione in Italia abbiano ancora un prezzo altissimo e per realizzare tutto ciò in totale autonomia e libertà, il gruppo ha collezionato reati (alcuni hanno visto la vittoria del gruppo, per altri si deve ancora raggiungere un verdetto) come: oltraggio, resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, vilipendio delle forze dell'ordine, istigazione a delinquere, occupazione abusiva, manifestazione non autorizzata, blocco stradale, furto aggravato, danneggiamenti, imbrattamenti, concerti abusivi, detenzione e spaccio, rissa, associazione a delinquere...
Sinceramente ignoravo che una amministrazione di centro destra avesse tra i suoi compiti e obiettivi la promozione tra i giovani della cultura dei Centri Sociali.
Cari amministratori di centrodestra sveglia!
*Consigliere comunale di Carmignano
23 marzo 2012
Errore di sistema.
C’è un’interessante metafora informatica con la quale lo
storico Alessandro Assirelli ha definito la situazione dell’attuale
amministrazione comunale pratese: "un sistema operativo obsoleto e pieno di
virus che non si è avuto il coraggio di formattare".
In effetti le aspettative naturalmente createsi all’indomani
della “storica” vittoria di Cenni sono andate via via spegnendosi. Cosa rimane
oggi di quella speranza di cambiamento? Perché non è stato possibile un vero
percorso di discontinuità rispetto al passato? Tutta colpa della “macchina” che renderebbe impossibile a
chiunque lo scardinamento di vecchie logiche di potere? Colpa dei guai
personali e professionali del sindaco? Colpa, in buona sostanza, di una classe
politica impreparata ad un compito nuovo e mai sperimentato? Certo è che, vista l’insipienza dimostrata in questi tre
anni di governo locale, perché il centrodestra possa sperare di tornare a vincere
non sarà sufficiente un normale “aggiornamento del software”.
02 marzo 2012
A questi congressi manca un quid.
Solo due settimane fa parlavamo dell’idea di Berlusconi di
non presentare il simbolo del PdL alle prossime amministrative. Un’ipotesi poi
rientrata e che divise il maggior partito del centrodestra in due: da una parte
quelli che tirarono un sospiro di sollievo, dall’altra quelli che la ritennero
una fregatura. Oggi il Cavaliere, con un colpo d’acceleratore, ritorna sulla
strada della Grande Coalizione a sostegno, dopo il 2013, di un esecutivo
guidato da Monti.
E’ il de profundis per il Popolo della Libertà. Una prece.
Sarebbe, per la verità, anche la fine del bipolarismo, del
sistema dell’alternanza e di svariati altri tecnicismi con i quali si è
cercato, negli ultimi diciassette anni, di far diventare l’Italia una
democrazia compiuta.
Poche settimane fa si parlava di Alfano come del successore
designato, oggi scopriamo che, a detta dello stesso designatore, gli
mancherebbe un “quid”.
Si,daccordo, probabilmente tra qualche giorno questa trovata
verrà smentita o rimpiazzata da qualche altra, ma in realtà non occorre affatto
che la Grande Coalizione si realizzi per sancire la definitiva, irrimediabile
inutilità del PdL. E’ stato più che sufficiente che Berlusconi riaffermasse la
sua concezione “padronale” del partito- azienda che ha fondato, per vanificare
ogni barlume di dibattito interno. Anche di quello che sarebbe stato lecito
aspettarsi dai congressi provinciali. I primi e verosimilmente gli ultimi.
A questo punto cosa aspettarsi? Cosa chiedere, per esempio,
a Mazzoni e Innaco? Certo non che abbiano il coraggio di mandare tutto a monte.
Di non avallare questo patetico simulacro di democrazia interna. Sarebbe
probabilmente chiedere troppo. Il coraggio, diceva Don Abbondio, uno mica se lo
può dare!
Ma almeno di non prendere in giro iscritti, simpatizzanti ed
elettori ai quali ormai è ben chiaro che tutte le strategie congressuali, le
scaramucce verbali, i comunicati di questa o quella fazione, altro non servono
che ad agevolare gli “avanzamenti di carriera” al servizio del solito datore di
lavoro.
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