25 marzo 2013

Una strada per Danilo Michelacci.




Vediamo se l'inconcludente esperienza dell'amministrazione di centro-destra del comune di Prato troverà, in questo ultimo anno di legislatura, il modo di lasciare una traccia del suo passaggio.
Noi, a distanza di undici anni, torniamo a rivolgere un appello all'amministrazione affinché dedichi una strada cittadina alla memoria di Danilo Michelacci, storico esponente della destra pratese.
Molti oggi si trovano a ricoprire importanti incarichi nella vita pubblica cittadina anche grazie all'opera e al lascito morale ed etico di uomini come Danilo Michelacci.
Celebrarne la memoria, a un quarto di secolo dalla scomparsa, sarebbe un minimo e doveroso passo verso il riconoscimento dell'attività politica che Danilo portò avanti con coraggio, rigore e coerenza.



Danilo Michelacci fu il primo consigliere comunale missino di Prato dal 1951 al 1956. Sucessivamente rieletto nel 1970 restò in carica fino alla scomparsa nel 1989.


Di seguito la copia dell'articolo pubblicato nell'Aprile del 2002 sul bollettino di Alleanza Nazionale "Confini".

12 marzo 2013

Strade.


La commissione toponomastica del comune di Prato ha respinto la proposta di intitolazione di una strada cittadina al segretario nazionale del MSI, Giorgio Almirante, uno dei principali protagonisti della politica italiana del secolo scorso. Abbiamo letto le risibili argomentazioni con le quali il presidente assessore Caverni ha rigettato la richiesta ufficialmente presentata dal consigliere comunale Giancarlo Auzzi, tra le quali merita di essere segnalata quella relativa a una presunta parità di trattamento con altri personaggi della storia recente. In fondo, dice l’assessore, a Prato non c’è neanche via Palmiro Togliatti. La stupidaggine di questa affermazione non meriterebbe neanche un commento, ma facciamo uno sforzo sperando che l’assessore riesca a capire che il paragone, vano tentativo di par condicio, non ci incastra un tubo. Più calzante sarebbe equiparare il personaggio Almirante ad un altro personaggio che invece la toponomastica ha, giustamente, accolto: Enrico Berlinguer, o, perché no, Alcide De Gasperi. Troppa grazia per le truppe ex democristiane, ex socialiste, ex vattelappesca che amministrano – si fa per dire – l’unico comune capoluogo della Toscana in nome e per conto del centrodestra?
Invano abbiamo sperato che la fine del monopolio di sinistra sulla città producesse effetti positivi sulla vita dei pratesi. La pressappochezza con cui i nuovi amministratori hanno gestito la cosa pubblica ha fatto rimpiangere ai più i tempi bui delle giunte comuniste, almeno loro qualche esperienza amministrativa la potevano vantare. Qui invece i debuttanti sono stati proprio allo sbaraglio.
Ma quello che non c’è stato è il cambio di passo a livello culturale e, Dio ce ne scampi, ideologico.
La società si cambia anche, se non soprattutto, con provvedimenti di forte impatto simbolico e a costo zero. Come quello di celebrare, quando si può, i propri miti fondanti.
Ma questa è la giunta che ha patrocinato il concerto dei 99 Posse, formazione pseudo-musicale dei centri sociali napoletani e punta di diamante del più becero e violento antifascismo.
Questo è il consiglio comunale dove, allo scadere dei canonici dieci anni dalla scomparsa, nessuno dei consiglieri di Alleanza Nazionale osò mai presentare la richiesta di dedicare una via al leader del partito dal quale la stessa scaturì. Abbiamo dovuto aspettare più di vent’anni e un consigliere di “Prato Libera e Sicura” al quale va comunque il nostro pubblico ringraziamento per aver colmato almeno questa lacuna. Una lacuna che ancora invece sovrasta la memoria di Danilo Michelacci, per quasi trent’anni consigliere comunale pratese del MSI, figura universalmente tributata di rispetto e stima e per il quale, caro assessore Caverni, non vale nemmeno l’alibi di non essere personaggio di interesse “locale”. Un gigante, quell’unico consigliere d’opposizione in tempi straordinariamente difficili, che lei non può neanche immaginare.

11 marzo 2013

Sovversivi del terzo millennio.


A nostro parere, per contestualizzare in modo corretto le vicende della politica pratese di questi giorni, è necessario ricordare seppur brevemente l'esito del voto che, nel Comune di Prato, dalle amministrative del 2009 alle politiche del 2013, ha visto il centrodestra passare da 43.050 a 22.480 voti, rispetto al centrosinistra passato invece da 46.636 voti del 2009 ai 42.028 voti del 2013.
Con questa premessa - oltre 20.000 voti persi dal centrodestra in tre anni e mezzo contro i "soli" 6.600 voti persi dal centrosinistra - capiamo bene le preoccupazioni del Sindaco, ma, allo stesso tempo, non riteniamo (e tanto meno accettiamo) che, come forse qualcuno vorrebbe, debbano esserci addossate responsabilità, proprio a noi che, nel PDL, per una politica più vicina alla cittadinanza ci siamo battuti fino allo stremo, tanto eravamo consapevoli di aver registrato, già in fase congressuale, un progressivo calo del consenso della compagine del governo cittadino.
Proprio alla luce di ciò, di insolita stranezza, appaiono alcune dichiarazioni di questi giorni rilasciate dal Sindaco e da autorevoli esponenti del centrodestra pratese che, con insistenza, lascerebbero intendere che le posizioni assunte dagli Indipendenti per Prato in Consiglio Comunale abbiano intenti eversivi se non addirittura  sovversivi,  fino all'esser prossime ad  arrivare alle estreme conseguenze: ossia quelle di determinare la sfiducia al Sindaco e la conseguente fine anticipata della legislatura.
Chiariamo il concetto ancora e, speriamo,  una volta per tutte: il nostro unico interesse sono le scelte politiche che dovranno essere fatte da qui fino al termine della legislatura che, per quanto ci riguarda, vedrà la sua naturale scadenza di fine mandato.  È verso la politica e verso quello che noi crediamo sia il bene della nostra città a cui rivolgeremo la nostra attenzione e la nostra azione. Quella che i cittadini ci hanno consegnato nel 2009 è una  responsabilità e un'occasione che non vogliamo perdere semplicemente con scelte fatte "per partito preso". Per noi è finita lera delle contrapposizioni. Abbiamo deciso ormai da tempo di dare importanza solo ai contenuti, lasciando ad altri le dinamiche equilibriste e i furbeschi tatticismi della "vecchia" politica. 

Questo il comunicato stampa degli "Indipendenti per Prato". Che dire? Il PdL continua a ballare sul Titanic e l'unica cosa che riesce a fare è mettere sotto processo quattro mozzi che urlano di preparare le scialuppe...
Però, via, che sovversivi! Nell'epoca del moderatismo assoluto, del politicamente corretto, ogni sussurro sembra un boato.
Per noi, a dire il vero, vale la regola che se non ti riconosci più nel partito che ti ha fatto eleggere, lasci il partito ma lasci anche la carica elettiva. Ma noi siamo di vecchia scuola. Dei tempi in cui c'era il bianco e il nero. Oggi le sfumature sembrano infinite. Quindi può capitare che alcuni si rendano conto che le "radiose giornate" del centrodestra non hanno cambiato minimamente la vita di Prato e dei pratesi, ma anziché sfasciare tutto, da veri sovversivi, sognano un improbabile risveglio dell'amministrazione e una riconferma di questa fallimentare esperienza. 

26 febbraio 2013

Funere mersit acerbo.


Diciamolo: questa campagna elettorale noiosa e insignificante si è conclusa col botto. Un risultato al foto-finish degno delle migliori sceneggiature di suspence. Una dura prova per le coronarie del povero Bersani, che adesso deve fare i conti con la cronica incapacità della sinistra di vincere in maniera netta le elezioni politiche. Forse, o per meglio dire sicuramente, per il semplice motivo che in  Italia la sinistra è storicamente, culturalmente, numericamente e oseremmo dire antropologicamente minoritaria. Non che la destra se la passi meglio, intendiamoci, ma da questa parte c’è almeno la  causa tangibile della cervellotica frammentazione di un’area che, se coesa, potrebbe tranquillamente rappresentare, anche in termini elettorali, un significativo serbatoio ideale e programmatico. Una sorta di élite dei valori, un baluardo di onestà, competenza e giustizia sociale di cui si avverte da troppo tempo la mancanza. E invece la smodata ambizione di tanti piccoli leader, di tanti “ducetti in sedicesimo”, fa sì che una volta si regalino voti alla lega, una volta a Grillo o a Giannino e in pratica la vittoria a un centrosinistra in caduta libera.
La situazione è talmente ingarbugliata che neanche i più ottimisti addetti ai lavori azzardano soluzioni praticabili. A dimostrazione di quel che da tempo andiamo ripetendo, ossia che tutto l’agitarsi delle forze politiche è pura e semplice esercitazione di stile e che a sancire l’inutilità del voto sarà, ancora, una conclusione extra parlamentare della crisi politica.
Rimane, ci sia concesso, una impagabile soddisfazione: quella della trombatura di certi ignobili personaggi che infestavano il parlamento. Uno in particolare, l’uomo di Montecarlo, il cognato di Tulliani, colui che ha smantellato la destra italiana e il suo patrimonio di sacrifici, di sangue e di testimonianza. Ciò che non furono in grado di fare i ciellenisti, i comunisti, i brigatisti, certi magistrati, quasi tutta la stampa e l’opinione pubblica antifascista, è riuscito, nell’arco di tre lustri, a quel tipo segaligno che entrò nel MSI perché voleva vedere il film “Berretti verdi”. E che mise se stesso e la sua vanagloria al di sopra di tutto e di tutti.
Seppur tardiva la fine che spetta ai traditori ha reso anche a noi un po' di giustizia e di buon umore.

21 febbraio 2013

Bagatelle per un voto.

di Patrizio Giugni

Non ho nulla di speciale contro chi andrà  a votare per il PdL ed i suoi miseri  alleati. Perché elettori, voglio dire perché semplicemente poveri diavoli come noi, tutti bipedi alla ricerca di un partito da votare. Non mi danno nessun fastidio: un elettore pidiellino vale forse un elettore del centro-sinistra, in parità di un grillino, di un “rivoluzionario”. 
Ma è contro i personaggi presenti nelle liste del PdL che mi rivolto, che divento cattivo, che ribollisco sino in fondo all’anima. Sono contro questi personaggi atoni e svuotati di valori, sono contro la cupezza di un’esistenza ridotta alla sua mera scansione fisiologica di ottenere e mantenere privilegi immeritati. Solo anticonformismo il nostro? La storia della politica di questi anni parlerà anche il linguaggio di chi si asterrà dal voto. La storia si scrive non con l’andare controcorrente solo per il gusto di andarci, ma per la consapevolezza di un compito ben preciso di fronte ai propri simili: quello di dire e dimostrare la verità senza veli, nella sua crudezza, nel suo nulla  riempito di cadaveri, di guerre e fallimenti politici che si vogliono dimenticare o nascondere. A noi,  non resta che far sì che la memoria, la nostra memoria, sia qualcosa di più di una pur alta letteratura e poesia: sia testimonianza che dia adito ed energia alla nostra ostinazione, alla nostra volontà di raccogliere gli sparsi resti di una speranza e di un sogno mai sopiti, che non sarà la falsa onnipotenza delle forze di questa epoca marcia ad impedirci di far risorgere dalle ceneri fino a farla diventare vittoria.



20 febbraio 2013

...e a proposito di voto.


Ci risiamo. Puntuali come un’imposta di bollo ad ogni campagna elettorale tanti vecchi “camerati” si preoccupano, si fa per dire, delle mie intenzioni di voto. Probabilmente è già fin troppo nota la mia scelta di non recarmi, da svariati anni, alle urne. E pare incredibile ma ogni volta, a detta dei “camerati”, è una questione essenziale,  di vita o di morte. Beati loro che ancora credono che i “ludi cartacei” servano a qualcosa. Che ogni volta si prodigano a costruire dighe, a fare fronte, a gettare ponti, a svoltare epocalmente…
Io, serenamente, mi lascio affascinare dallo spettacolo di tanto frenetico movimento e, in particolare, dalla diaspora ex-missina. Un patrimonio, quello missino, che in molti vorrebbero spendere come unici eredi testamentari, salvo poi rinnegarlo ad elezioni passate.
Quindi, ribadito per l’ennesima volta che quella del Movimento Sociale è stata un’esperienza unica e irripetibile, perché non ci sono più quei tempi storici, perché non ci sono più i partiti di quei tempi e soprattutto non ci sono più gli Uomini politici di allora, diamo un’occhiata a questa diaspora e vediamo se c’è qualcosa di appetibile. Qualcosa che ti faccia alzare domenica mattina, cercare la tessera elettorale ammuffita, un documento di identità e metterti in coda al seggio.
In teoria dovrei avere vecchi “camerati” in queste liste: Popolo della Libertà, La Destra, Fratelli d’Italia, Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Casapound e finanche Futuro e Libertà.
Sempre in teoria direi che di queste liste l’unica in grado di eleggere parlamentari in Toscana sia quella del Berlusca. Oddio, già il porcellum non è proprio quello strumento in grado di farti correre alla sezione elettorale di competenza, se poi significa far eleggere dei volti nuovi come Altero Matteoli e delle donne di comprovata capacità e competenza come Monica Faenzi, allora si capisce bene perché difficilmente domenica prossima uscirò di casa.

06 febbraio 2013

A proposito di voto utile...

Si fa un gran parlare in questi giorni di noiosa campagna elettorale del cosiddetto "voto utile". Si susseguono i richiami, dall'uno e dall'altro schieramento, a non disperdere il voto destinandolo alle formazioni politiche più piccole e a concentrarlo invece sui partiti accreditati di maggiori consensi. A parte il fatto che questa è, con tutta evidenza, una vera e propria bufala anche dal punto di vista strettamente aritmetico, viene da chiedersi che senso abbia affrontare il voto con la formula delle coalizioni e poi "cannibalizzare" consensi al proprio interno anziché cercarne di nuovi. Così come risulta poco comprensibile la disponibilità dei partiti minori a farsi quotidianamente prendere a pesci in faccia dai capi-coalizione, diciamo dai "soci di maggioranza".
Non entreremo nel merito dei meccanismi tecnici che smentirebbero questi continui richiami al voto utile ma spendiamo volentieri qualche parola per esprimere seri dubbi sull'utilità del voto.
Il centrodestra aveva nel parlamento uscente una maggioranza, scaturita dal voto del 2008, larga come non mai, eppure da oltre un anno abbiamo un governo "tecnico" di incompetenti non votato da nessuno. Che fine ha fatto quel voto del 2008? Che utilità ha avuto la massima espressione democratica della volontà popolare? Più o meno zero.
Allora davvero c'è ancora chi si illude che il voto serva a qualcosa? Quando con manovre interne più o meno occulte, magari comprando qualche pezzente di parlamentare disposto a cambiare casacca o, più pesantemente con operazioni eterodirette, dal Bilderberg, da Goldman Sachs, dalla Merkel, dai "mercati" ecc. ecc., si rovesciano le scelte dei popoli?
"Il voto? Dài, abbiamo scherzato. Tornate ad azzuffarvi. La politica e l'economia sono cose serie..."

22 gennaio 2013

Siamo tutti ex qualcosa.

Finalmente è ufficiale: Riccardo Migliori è un ex deputato della Repubblica. Dopo qualche decennio trascorso a spadroneggiare nella destra toscana e a decidere le sorti elettorali altrui, anche lui subisce lo stesso trattamento. E subito si dimette dagli incarichi di partito diventando anche l'ex vice-coordinatore regionale del PdL. Lo fa, dice, non a causa della mancata ricandidatura, ma perché in Toscana gli ex aenne sarebbero stati troppo penalizzati. Quando si dice la nobiltà d'animo unita ad una pura e solare dedizione ai principi e mai agli interessi personali...
Ora, verrebbe da ricordargli che l'ex ministro Altero Matteoli è praticamente candidato capolista per il Senato e che il suddetto è, per l'appunto un ex aenne. Niente male come penalizzazione. La stessa che è toccata a Maurizio Bianconi, ex voce fuori dal coro, costantemente critico nei confronti del sostegno bipartisan al governo Monti, prodigo di contumelie nei confronti del PdL e dello stesso Berlusconi e prontamente "tacitato" da una candidatura ad alto tasso di eleggibilità.
Caro Migliori, può anche capitare che dopo trenta anni passati sugli scranni del consiglio regionale e della camera dei deputati, si debba fare spazio ad altri. Quello che non dovrebbe capitare è che tutto questo tempo non lasci nessun segno tangibile del proprio passaggio. Ed è esattamente questo ciò che ti rimproveriamo: non c'è traccia di un qualsivoglia "lascito" della tua attività parlamentare regionale e nazionale a favore dei vari partiti dai quali avevi ricevuto il mandato. Non una sezione aperta, né un circolo, nessun interesse a favorire la crescita di una nuova classe dirigente, nessun impiego di risorse. Solo tanta "bravura" e tanta autostima. Esperienza e capacità, certo, ma sempre a proprio uso e consumo e mai a vantaggio del partito.
Siamo stati ex fascisti, poi, sciaguratamente, ci costringeste ad essere ex missini per poi diventare ex aenne; chi come me perché si rese conto che quella non era aria, chi come te in una triste sera in cui il padrone salì sul predellino di un'automobile...
Adesso tanti ex camerati sono in più anche ex pidielle e ancora si affannano a trovare il loro posto nel mondo. O il loro posto in lista.
Noi, distaccati ma curiosi, aspettiamo la prossima metamorfosi. C'è sempre tempo per diventare ex qualcosa.

09 gennaio 2013

Fini e Casini: due contorni, mai un primo...













              di Marcello Veneziani

Per una vita, e per una repubblica, Fini e Casini soffrirono il ruolo di paggetti a fianco a Berlusconi. Non sopportavano di essere secondi e terzi, inchiodati dalle loro personalità e dalla consistenza dei loro partiti. Subirono l'Ego straripante di Berlusconi, loro che avevano pensato - come il gatto e la volpe - d'intortarlo, lui ricco ma sprovveduto di politica. Poi Casini, dopo aver remato contro per un po', si ammutinò e si mise in proprio. Fini restò ancora accucciato, ma poi avuto l'osso, la presidenza della Camera, cominciò ad abbaiare. E anziché aspettare il suo turno, che sarebbe venuto proprio adesso, di guidare il centrodestra, sbroccò e fece sbroccare pure il Cav. Fini e Casini godettero del tifo di giornali e potentati, ma non cavarono un ragno dal buco, al più trascinarono nel gorgo della dissoluzione tutto il centrodestra.
Ora i due levrieri si sono di nuovo accucciati ai piedi del nuovo Tutore, il prof. Monti, e come allora pensano di intortarlo, spremendolo e poi buttandolo via. Ma quando si è passata una vita a seguire qualcuno - Forlani o Almirante/Tatarella, e poi insieme Berlusconi - la seconda vita è la ripetizione farsesca della prima. A sessant'anni suonati o incipienti si ritrovano l'uno senza più il capiente ombrello democristiano e centrista come riparo, l'altro senza i voti e la popolarità ma con l'odio della destra, riassunti nel ruolo di body-guard di Monti, a sua volta segugio di altre sovranità. L'eterna pubertà di Pierfurbo e Gianfalso; una vita da insalate di contorno.

17 dicembre 2012

Tutti uniti, separatamente.

Si parlava della diaspora ex-missina in seguito alla probabile ristrutturazione di quello che fu il partito di Berlusconi. Di come la destra italiana soffra di questa strana sindrome per la quale non sarà mai possibile un fronte unico ed unitario di chi si oppone, culturalmente in primis, alla accozzaglia antifascista.

Postiamo un passo dell'interessante articolo di Gabriele Adinolfi che analizza una prima parte del tema: la polverizzazione della galassia ex Alleanza Nazionale.

"Di qui si può agevolmente comprendere sia l'implosione del soggetto post-missino che sembra essersi spaccato in sei parti, sia l'assenza di prospettive a medio termine per ognuno degli spezzoni.
Sei parti abbiamo detto. Una, con Fini, alla volta del laicismo progressista, una con Alemanno all'inseguimento di Cl e della nuova Dc con tanto di “Fondazione De Gasperi”, una con La Russa e Gasparri che provano a riproporre An riverniciata, una con Storace che cerca di saldare il nostalgismo di An e quello del Msi, una con Matteoli che gioca ancora la carta del populismo berlusconiano, un'ultima affidata alla Meloni che vorrebbe dare al centrodestra una svolta rottamatoria alla Renzi.
Non ci vuole un politologo e neppure un astrologo per stabilire che questi progetti altalenanti e  in quotidiana revisione non hanno un filo conduttore, sono senza prospettive chiare e  al massimo consentiranno a componenti umane (umane, non politiche) di partecipare in ordine sparso a qualche nuova ammucchiata. Ma il capitale politico, lo stesso capitale elettorale, è stato sperperato e l'impressione è che coloro che lo gestivano non se ne siano accorti.
Così gli spezzoni dello stato maggiore sembrano impegnati a contendersi un voto che hanno già perso in gran parte nel momento stesso che non si sono ribellati a Monti e che hanno dilapidato in una porzione ancora maggiore in seguito dimostrandosi così divisi, indecisi e fumosi. 
Fanno un affidamento erroneo sui numeri del passato e ne fanno uno corretto ma molto meno cospicuo su quello che vedono intorno a loro, ovvero su quanto di clientelare hanno consolidato (in particolare quelli che puntano alla Dc) o su quanto di strutturato e militante possono vantare (in particolare la componente che fa capo alla Meloni).
Ma l'elettorato dov'è? E in cosa dovrebbe riconoscersi?
Sembra che nessuno se lo sia chiesto, visto che le risposte sono leggere e di pura superficie oltre ad essere molto discutibili sul piano valoriale (primarie, voto di preferenza, ricambio generazionale: insomma un democraticissimo nulla ricalcato sul modulo americano).
Rivolta fiscale? Organizzazione sociale? Risposta economica? Alternativa sistemica? Linea energetica? Svolta geopolitica? Nulla di nulla. Solo interventi di facciata o, al massimo, di comunicazione, che però non differenziano i soggetti post-post-fascisti da nessun altro, per nessuna cosa.
Sono delle proposte uniformi a qualsiasi altro soggetto, indifferenziate e indifferenzianti."

27 novembre 2012

Indietro tutta!


Così il cerchio si chiude. Berlusconi chiede a La Russa di fare un partito di destra con Storace. (forse l’ha confuso con Allegri e gli detta la formazione…) Ora, a parte che Storace il suo partito già ce l’ha e quindi sarebbero semmai La Russa e soci a chiedere di entrarci, si compie quello che, modestamente, diciamo da anni: la nascita del PdL è stata una mostruosa operazione di bio-ingegneria politica. L’esperimento cervellotico di un deus ex machina impazzito che ha creduto di poter creare un partito così come si crea una azienda qualunque. Senza storia, senza ideali, senza valori e senza identità. Un fallimento del quale il principale responsabile, Berlusconi, non sarà mai chiamato a rispondere. Anzi, con la solita protervia imputa a tutti gli “altri” la crisi del centrodestra e rilancia uno scenario pre-predellino. Demenza senile. C’erano già due partiti che costituivano l’ossatura della maggioranza di centrodestra e che raccoglievano più del quaranta percento dei voti. Un capitale dilapidato che difficilmente potrà essere recuperato con improbabili ri-edizioni. Perché alla fuga dalle urne degli elettori “moderati” hanno contribuito diversi fattori: il rivoltante spettacolo dei festini di Arcore e dei bunga-bunga, l’emersione continua e desolante dei Fiorito di ogni latitudine che sguazzavano nei privilegi e nelle ruberie, una casta di nominati dedita alle peggiori pratiche della prima repubblica, la evidente e conclamata incapacità di governare e di cambiare il paese, ma soprattutto l’aver consentito e favorito, anche a causa delle pratiche di cui sopra, la nascita del governo Monti. Il più odiato dagli italiani, ai quali importa una sega se ha costituito una sospensione della democrazia o una sorta di golpe, ma ai quali frega e parecchio di esser stati massacrati con l’assenso o tuttalpiù il silenzio di chi avrebbe dovuto rappresentarli e difenderli. La classe media, la piccola imprenditoria, le fasce sociali più deboli, tutto l’elettorato autenticamente non di sinistra protagonista di quella grande stagione di rinnovamento e di speranza che portò il cavaliere al governo, ha già dato. Il risultato è questo: niente rinnovamento, niente più speranza e tra pochi mesi la sinistra al governo. Difficile che i delusi del centrodestra tornino a dare fiducia agli stessi soggetti che in pochi anni hanno cambiato così in peggio la loro vita.

21 novembre 2012

Si salvi chi può.


Le improbabili primarie del PdL assomigliano sempre di più a una farsa. Nessuno sa quando, come e soprattutto se si terranno, ma tutti si agitano per organizzarle. Qualcuno, forse troppi, anche per candidarsi. Chiariamo subito un punto: le cosiddette primarie per  la scelta del candidato premier sono una vera e propria stronzata. Una patetica scimmiottatura di quanto accade, con ben altri risultati, nel centrosinistra. Un partito vero, che avesse il necessario dibattito interno, che promuovesse la meritocrazia come regola e non come slogan e che, soprattutto, celebrasse veri congressi a scadenze regolari, il proprio leader e quindi il candidato premier se lo troverebbe già bello e pronto. Decisamente più utili sarebbero delle primarie per individuare altri tipi di candidati, dal sindaco al parlamentare passando da tutte le cariche alle quali oggi si viene gentilmente nominati.
Ma tant’è: è bastato l’annuncio, a giorni alterni, del ritiro di Berlusconi che si è scatenata la bagarre.  Tutti a sgomitare come se davvero si dovesse scegliere il prossimo presidente del consiglio. Ma non è abbastanza chiaro a tutti che, semmai le primarie andassero in porto, si tratterebbe di individuare il candidato del terzo partito italiano? Un partito del quindici percento nella migliore delle ipotesi e destinato ad una lunga e meritata opposizione. A meno che, verosimilmente, non si lavori per una soluzione che prolunghi l’esperienza del governo “tecnico” e riproponga la possibilità di ulteriori inciuci e di nuovi, miseri, posti di sottogoverno.
In realtà la fibrillazione che ha colpito quel che resta del PdL assomiglia ad un “rompete le righe”, dove tutti i più o meno celebri personaggi responsabili del fallimento del centrodestra cercano spasmodicamente di salvare le proprie personali posizioni di privilegio.

02 novembre 2012

Addio Pino.

E' morto Pino Rauti, storico esponente del Movimento Sociale Italiano.
Noi che all'interno del partito ne siamo sempre stati, cameratescamente, avversari non possiamo che riampiangere la sua statura culturale, politica ed etica. Al cospetto di tutta la melma che si è riversata da quel che rimane del vecchio MSI la figura di Rauti si staglia come un monumento.

11 ottobre 2012

Meglio fare polemica che affrontare i problemi della città.


di Patrizio Giugni

Questa sembra essere l'unica attività di certi consiglieri comunali della maggioranza che governa Prato. Guerra di posizione, come pronuncerebbero gli esperti di strategia militare. Purtroppo e per fortuna, noi semplici cittadini non ci ritroviamo di fronte ad uno scenario di guerra armata ma di faide post-congressuali interne al PdL pratese. Ai “nostri” miracolati dal dio Berlusca che ha permesso a variegati personaggi, poco avvezzi alla politica, di sedere sui più alti scranni cittadini basta un intervento di un collega, anche se presidente di commissione, che chiedeva conto di scelte operate dalla giunta Cenni su spese relative ad incarichi professionali esterni da lui non condivisi a scatenare una serie d’interventi di condanna nei confronti di colui che mette a repentaglio sia il Sindaco che la sua giunta. Per chi come la maggior parte della cittadinanza si trova ad affrontare momenti economici molto difficili, per tutti quelli che hanno perso o sono in procinto di perdere il proprio posto di lavoro, chiedere al Sindaco ed ai suoi sostenitori quanto ha chiesto il consigliere Banchelli è oltremodo giusto e motivato da buon senso. Ritenere, inoltre, che i soldi dei cittadini versati nelle casse comunali, in questo particolare momento congiunturale, vengano in parte destinati ad aiutare le famiglie in difficoltà, ad abbassare le tariffe per i servizi comunali, a garantire un sostentamento ai più bisognosi, non è soltanto “carità cristiana” ma dovere di un’amministrazione comunale. Forse il consigliere Banchelli non risponde, appieno, al prototipo di consigliere allineato e coperto ai voleri dell’asse Mazzoni-Benocchi-Giugni, ma certamente si avvicina alle risposte che i cittadini pratesi si attendono dai propri amministratori. A noi, umili commentatori, di quanto accade all’interno del governo cittadino non resta che commentare un’epoca e un luogo, nel senso che dovremo esaminare quello che, almeno dal punto di vista storiografico, è un breve arco temporale, un periodo di cui il sindaco Cenni è protagonista assoluto.
Questi “pochi” anni di amministrazione di centro-destra sono fondamentali, perché rappresentano uno snodo essenziale nel passaggio della città da un regime semi-comunista al dispotismo principesco, dalle attese post elettorali, al dominio di un uomo e della sua corte.

10 ottobre 2012

Dagli all'untore!

Apprendo dai giornali che si è provveduto al rinnovo di un incarico esterno, in particolare dell’energy manager, così come di altri incarichi. La cosa mi lascia perplesso, infatti non solo non mi risulta che si sia mai discusso se figure come queste servissero a raggiungere gli obbiettivi prefissati, ma sicuramente in maggioranza non si sono mai valutati i benefici che incarichi di questo genere hanno portato all’ente. La questione non riguarda esclusivamente la figura di energy manager, ma va estesa a tutte le consulenze e incarichi esterni di cui la giunta fa uso per il raggiungimento degli obbiettivi. La spesa per consulenze e incarichi si aggira costantemente intorno ai 2 MILIONI di euro; troppo! All’ultima riunione di maggioranza, ormai molto tempo fa, proposi l’abbattimento del 30% di queste spese, in modo da destinare queste risorse agli sgravi sull’IMU. Da queste notizie non comprendo ancora se su questo capitolo di bilancio si stia facendo realmente qualcosa.

Gianluca Banchelli (PdL)
Presidente Prima Commissione
Comune di Prato


Questa la presa di posizione che è costata al consigliere Banchelli l'accusa di lesa maestà, per avere egli osato criticare la giunta del sindaco Cenni. Un uomo e una squadra che hanno fatto tanto in questi anni di "risorgimento post-comunista" per il bene della città! Banchelli? Un disfattista, al soldo del nemico, burattino manovrato da innominabili "vecchi" della politica, pieno di livore per non aver ottenuto la giusta e agognata prebenda.
Contro di lui le vestali del sacro fuoco cenniano hanno prontamente scagliato anatemi e minacce in misura ben più copiosa di quanto mai fatto nei confronti di Carlesi e di altri protagonisti della - in realtà - evanescente opposizione. 
Ma davvero qualcuno può pensare che solo per aver mandato temporaneamente a casa la nomenclatura di sinistra, Cenni e company siano autorizzati a fare qualunque puttanata?
E non ci riferiamo alle puttanate più puttanate di tutte, quali la riesumazione della cocomerata e della palla grossa spacciate come "grandi realizzazioni" del nuovo corso dell'amministrazione comunale.
No, ci riferiamo al grande imbroglio di cui ormai si sono resi conto i pratesi che nel 2009 votarono Cenni con fiducia e speranza: l'imbroglio di chi prometteva di voler cambiare la realtà delle cose e invece si è accontentato di cambiare i consigli d'amministrazione. Di cambiare il volto e anche un po' la vita della città e invece ha cambiato solo i culi sulle poltrone.
Hanno sostituito qualche uomo ma hanno mantenuto gli stessi atteggiamenti di chi c'era prima. Lo chiamano spoil system e con questo ti fregano. Tanto, ai tifosi irriducibili del "dopo sessant'anni!" basta che non ci siano più i comunisti... 

27 settembre 2012

L'eco delle fogne.


di Pietrangelo Buttafuoco
Beate le fogne, allora. (Ricordate? "Fascisti carogne, tornate nelle fogne"). Ruggiva l'anno 1994 e c'era il primo governo Berlusconi. Osservate la scena: Pinuccio Tatarella, il primo post-fascista a palazzo Chigi, porta dolci a palazzo Taverna. È il luogo dove Italo Bocchino ha trovato il suo nuovo domicilio. Tatarella bussa e Bocchino apre per accogliere l'ospite nel fragore della conquistata rivincita sociale: indossando una giacca da camera tutta foderata di soddisfazioni.
Beate quelle fogne. A Tatarella viene da ridere tanto da non finirla più. Lascia cadere per terra i dolci (erano zeppole di Bari) e si attacca al telefono. Chiama Gianfranco Fini e gli dice: "Altro che arrivare al Governo! È oggi che ho avuto tutto dalla vita: ho visto Italo in giacca da camera".
Fini BerlusconiFINI BERLUSCONI
Ruggiva sempre l'anno 1994. Nei pressi di quella dimora, a Roma, c'è il Caffè della Pace. I "professionisti della politica" arrivavano tra quei tavoli per fare le ore piccole, tutta una prima Repubblica se n'era appena andata e le cronache riferivano di un cartello dispettoso fatto trovare all'angolo di piazza Navona: "I signori fascisti sono pregati di accomodarsi altrove".
Quando si dice il dettaglio. A pochi passi, c'è il Raphael, l'albergo da dove Bettino Craxi, il 30 aprile dell'anno precedente, era uscito di gran carriera per chiudere la sua epoca. Ripassate a mente la scena: ad attenderlo, tra i fischi e il lancio oltraggioso delle monetine, c'è una folla inferocita. Sono in gran parte attivisti del Msi. Tra loro (e lo ha ricordato lui stesso, quando si dice il dettaglio) c'è Francone Fiorito, l'ex-attuale capogruppo del Pdl al consiglio regionale del Lazio, quello che oggi, più per nemesi che per contrappasso, rischia una pioggia d'ingiurie identica a quella subita a suo tempo dal leader socialista.
Leo LonganesiLEO LONGANESI
E' tutta una storia di pari e patta (e scalata sociale) quella della destra alla prova del governo. Teodoro Buontempo dormiva in una Cinquecento parcheggiata davanti Villa Borghese: il contrappasso lo vuole fino a ieri assessore alla Casa, ma la nemesi della destra - il punto di non ritorno all'austera regola dei reduci e dei nostalgici - è stata celebrata con un'altra casa, a Montecarlo, sottratta all'eredità del Msi e poi donata a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, l'uomo in Lebole.
FIORITO IN AUTOFIORITO IN AUTO
Ma la destra fatta cartapesta tra musi di porco e toga party - la destra inutilmente sudata di Renata Polverini - non è affatto una caricatura: è il ritratto più sincero dell'ideologia arci-italiana giunta al suo esito politico. Sarebbe stato meglio se i signori consiglieri regionali del Lazio avessero rubato e basta. Chiudere una stagione politica nella ricotta dei festini, schiantarsi di spocchia burina per restarsene tra loro, nella familiarità di passaggi rusticani un po' scollacciati, anziché ricacciarli sotto al predellino di Berlusconi li ha rintanati un gradino sopra il Bunga-Bunga.
CRAXI - MONETINE al RaphaelCRAXI - MONETINE AL RAPHAEL
Beate le fogne lasciate alle spalle di tutti questi destri senza più radici cui attingere. Non più con un Leo Longanesi, che se ne fuggì alla prospettiva di mettersi a capo di un partito politico quando dovette ricevere Franco Maria Servello e si accorse che questi, pur sempre americano nello stile, portava calzini corti: "E dovrei fare la grande destra, i Circoli de Il Borghese, con le mezzecalze?".
Festa RomanisFESTA ROMANIS
Non più con un Giovanni Ansaldo, "Il Vero Signore", l'autore del libro sulle Belle Maniere, vero prontuario esistenziale dell'uomo di destra, che a quel mondo di disciplinati e di conservatori impartiva la regola delle regole: "Il vero signore non potrà certo raggiungere la popolarità, che è l'alone caldo, solare, in cui, finché dura, si muove il politico vero; ma potrà raggiungere la considerazione che è un'aureola un po' fredda, un po' pallida, con cui però egli lenirà l'amarezza dell'impari gara".
Italo BocchinoITALO BOCCHINO
Un'impari gara con le beate fogne perché qui, a sfogliare l'album fotografico di questa brutta fine toccata alla destra dello Spirito, non c'è parentela col Nerone di Ettore Petrolini, né una bizzarria derivata dal berlusconismo, e neppure più una parodia del Bagaglino: c'è solo l'inurbamento fesso e festoso dei nuovi arrivati traviati dalla vanità (non c'è giornale che, intervistandoli, non debba trascriverne i colloqui in quel romanesco che - si sa - è la lingua del ridicolo. Mai nessuno ha redatto le dichiarazioni di Umberto Bossi in varesotto, e questo, in tema di estetica e politica, qualcosa vuol dire).
Festa RomanisFESTA ROMANIS
Valga per tutti il dettaglio delle ostriche, che se a Fiorito non piacciono (ipse dixit) a tutti gli altri sì. Dopo aver nutrito quell'idea proletaria e sociale che era la radice del Msi, l'attuale ridursi alla crapula è più che un segnale. Insomma, finisce che la moralità e il rigore della politica si riducono ai soli mesi senza la "r", quando le ostriche non si possono mangiare. Anche se i veri squali si nutrono d'altro.

30 agosto 2012

Sepolcri imbiancati.



Legge elettorale, ancora
un rinvio. Matteoli:
"Preferenze? Un massacro"

La Nazione, 30 agosto 2012

Si, un massacro per tutti i tromboni come lui che da decenni sono puntualmente nominati e/o cooptati nei più importanti incarichi istituzionali.
L'uomo di Cecina preferenze nella vita ne ha prese, dovendo guadagnarsele, veramente poche. L'ultima volta è stata quando Beppe Niccolai gli lasciò il posto sicuro alla Camera dei deputati. E da allora, trent'anni fa, il prode Altero non molla la cadrega, anche se a riconfermarlo tutte le volte hanno contribuito le peggiori leggi elettorali. Sempre senza preferenze, sempre senza sottoporsi al vero giudizio degli elettori. Una volta ci si fa cameriere di Fini, un'altra di Berlusconi, e il vitalizio è assicurato. Dice il nostro: "i partiti non hanno più uno straccio di autorevolezza". E di chi sarebbe la responsabilità se non di quelli come lui che i partiti li hanno sempre diretti e, spesso, tiranneggiati? Che hanno dato della politica la dimostrazione più abietta e deteriore che si potesse rappresentare?
"Per me la parola ha un valore, se Bersani cambierà la sua sarà l’uomo più sputtanato d’Italia" conclude.
Tranquillo Altero, questo è un primato che siete in tanti a contendervi.

19 giugno 2012

Una cultura di destra per una nuova politica di destra.


Quello che oggi manca alla destra per esercitare appieno “il potere politico” è una vera Cultura di Destra.
Cultura di Destra, come cultura libera e al tempo stesso cultura fortemente impegnata. Contraddizione in termini? Come affermava Giorgio Almirante, assolutamente no.
Cultura libera perché riferita ai valori dello spirito, che sono i valori della libertà; ma proprio per questo cultura fortemente impegnata nella difesa di tali valori, della civiltà che in essi si esprime, della concezione della vita che li sottende, delle testimonianze che umanamente li trasmettono, con la forza e la luce del messaggio, dall’una all’altra generazione. Mentre la nazione e la politica navigano in acque “oscure”, mentre la crisi dei vari modelli marxisti e capitalisti appare sempre più evidente, mentre i nuovi e vecchi comunisti sono sempre più democristiani ed i vecchi e nuovi democristiani sono sempre più comunisti, mentre il riflusso si fa sentire nelle coscienze dei giovani non del tutto “drogati” dalle propagande del vecchio sistema partitocratrico, il momento sembra essere venuto, perché l’attimo fuggente ci dice, se bene inteso, che questa è l’ora di “cambiare la rotta”. Quindi, una cultura di Destra, per conferire pienezza di tradizione vitale e di moderno adeguamento ad un’ispirazione politica che sembra ormai matura per diventare, o ridiventare, una scuola politica al necessario ed irrinunciabile alto livello. Il pericolo che adesso la Destra deve combattere è un altro, è lo stesso che come lo definiva egregiamente, alcuni anni fa Augusto Del Noce, “un totalitarismo che avviene per via democratica”, un totalitarismo imposto dalla finanza internazionale al servizio dei “poteri forti” extra nazionale ed accettato e sostenuto, supinamente, da una classe dirigente incapace di proporre ed attuare politiche sociali di tutela nei confronti dei propri amministrati, nell’interesse complessivo dei cittadini. Sarà esercitazione della “nostra” Destra Culturale e Politica contrastare e resistere a queste politiche, poiché da sempre libera dai condizionamenti anchilosanti dello schematismo e dunque pronta all’agilità ed all’intuito.
La tradizione della fantasia è sempre vincente, perché alla fine costringe gli schieramenti avversi a fare i conti con il fallimento delle proprie ideologie. Pure quando non appare.

13 giugno 2012

Per fortuna oggi non è più così...



“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.”

(Per sapere chi e quando ha pronunciato questa frase aprire i commenti)

04 giugno 2012

Poltrone...

Una polemica, non si sa quanto artificiosa, sta infuocando in questi giorni il clima nel PdL pratese. Da una parte il gruppo degli sconfitti, seppur di misura, al congresso provinciale, i cosiddetti "magnolfiani", dall'altra tutta la potenza di fuoco dei vincitori che impiegano senza mezze misure tutto l'apparato. Membri della giunta, parlamentari, stampa affiliata e organi di informazione amici, poteri forti e massoneria cantando. I primi sostanzialmente accusati di aver costituito una fronda disposta a staccare la spina al sindaco Cenni se non debitamente soddisfatti nei loro voraci appetiti. Cacciatori di sedie e di prebende. I secondi, invece, accusati dai primi di aver costituito una cupola oligarchica che soffoca il dibattito e di conseguenza la possibilità di individuare le soluzioni ai problemi della collettività. Detentori del potere fine a se stesso.
In mezzo i cittadini pratesi che osservano annoiati queste schermaglie, ben consapevoli che le elezioni si avvicinano anche nella nostra città e che, purtroppo, toccherà tornare a votare per i meno peggio. Ormai che tra i due schieramenti in competizione non esiste più alcuna differenza l'hanno capito anche i bambini.
Certo lascia alquanto perplessi il fatto che l'accusa di essere a caccia di poltrone arrivi proprio da coloro che hanno arraffato tutto quello che c'era da arraffare. Assessorati, presidenze, consigli d'amministrazione, posti al parlamento, consulenze.
Per ultimo Umberto Cecchi, che incredibilmente per la sua indiscussa esperienza, scivola sulla più classica delle bucce di banana. Forse non era proprio il caso che l'ultimo affondo contro i "cacciatori di sedie e prebende" giungesse proprio da lui. Che, se non ricordiamo male, fu catapultato da Berlusconi alla Camera dei Deputati, presidente di commissione tra l'altro. E che, sempre se non ricordiamo male, con l'elezione a sindaco di Cenni, è stato catapultato alla presidenza del Metastasio. Sempre senza un'ombra di gavetta oseremmo dire. Certo, il curriculum è di tutto rispetto e nessuno lo nega. Ma essere sempre cooptati è una gran botta di culo, no?
Ora se qualche giovane di belle speranze reclamasse per se stesso l'uso di quella stessa catapulta, non ci sarebbe niente di strano. Siamo abbastanza scafati per credere ancora che qualcuno possa impegnarsi in politica senza pensare di ottenere qualcosa in cambio.
In fondo anche noi, ai nostri tempi, si sperava sempre di tornare a casa senza aver preso legnate in testa e con l'automobile intatta...