30 agosto 2012

Sepolcri imbiancati.



Legge elettorale, ancora
un rinvio. Matteoli:
"Preferenze? Un massacro"

La Nazione, 30 agosto 2012

Si, un massacro per tutti i tromboni come lui che da decenni sono puntualmente nominati e/o cooptati nei più importanti incarichi istituzionali.
L'uomo di Cecina preferenze nella vita ne ha prese, dovendo guadagnarsele, veramente poche. L'ultima volta è stata quando Beppe Niccolai gli lasciò il posto sicuro alla Camera dei deputati. E da allora, trent'anni fa, il prode Altero non molla la cadrega, anche se a riconfermarlo tutte le volte hanno contribuito le peggiori leggi elettorali. Sempre senza preferenze, sempre senza sottoporsi al vero giudizio degli elettori. Una volta ci si fa cameriere di Fini, un'altra di Berlusconi, e il vitalizio è assicurato. Dice il nostro: "i partiti non hanno più uno straccio di autorevolezza". E di chi sarebbe la responsabilità se non di quelli come lui che i partiti li hanno sempre diretti e, spesso, tiranneggiati? Che hanno dato della politica la dimostrazione più abietta e deteriore che si potesse rappresentare?
"Per me la parola ha un valore, se Bersani cambierà la sua sarà l’uomo più sputtanato d’Italia" conclude.
Tranquillo Altero, questo è un primato che siete in tanti a contendervi.

19 giugno 2012

Una cultura di destra per una nuova politica di destra.


Quello che oggi manca alla destra per esercitare appieno “il potere politico” è una vera Cultura di Destra.
Cultura di Destra, come cultura libera e al tempo stesso cultura fortemente impegnata. Contraddizione in termini? Come affermava Giorgio Almirante, assolutamente no.
Cultura libera perché riferita ai valori dello spirito, che sono i valori della libertà; ma proprio per questo cultura fortemente impegnata nella difesa di tali valori, della civiltà che in essi si esprime, della concezione della vita che li sottende, delle testimonianze che umanamente li trasmettono, con la forza e la luce del messaggio, dall’una all’altra generazione. Mentre la nazione e la politica navigano in acque “oscure”, mentre la crisi dei vari modelli marxisti e capitalisti appare sempre più evidente, mentre i nuovi e vecchi comunisti sono sempre più democristiani ed i vecchi e nuovi democristiani sono sempre più comunisti, mentre il riflusso si fa sentire nelle coscienze dei giovani non del tutto “drogati” dalle propagande del vecchio sistema partitocratrico, il momento sembra essere venuto, perché l’attimo fuggente ci dice, se bene inteso, che questa è l’ora di “cambiare la rotta”. Quindi, una cultura di Destra, per conferire pienezza di tradizione vitale e di moderno adeguamento ad un’ispirazione politica che sembra ormai matura per diventare, o ridiventare, una scuola politica al necessario ed irrinunciabile alto livello. Il pericolo che adesso la Destra deve combattere è un altro, è lo stesso che come lo definiva egregiamente, alcuni anni fa Augusto Del Noce, “un totalitarismo che avviene per via democratica”, un totalitarismo imposto dalla finanza internazionale al servizio dei “poteri forti” extra nazionale ed accettato e sostenuto, supinamente, da una classe dirigente incapace di proporre ed attuare politiche sociali di tutela nei confronti dei propri amministrati, nell’interesse complessivo dei cittadini. Sarà esercitazione della “nostra” Destra Culturale e Politica contrastare e resistere a queste politiche, poiché da sempre libera dai condizionamenti anchilosanti dello schematismo e dunque pronta all’agilità ed all’intuito.
La tradizione della fantasia è sempre vincente, perché alla fine costringe gli schieramenti avversi a fare i conti con il fallimento delle proprie ideologie. Pure quando non appare.

13 giugno 2012

Per fortuna oggi non è più così...



“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.”

(Per sapere chi e quando ha pronunciato questa frase aprire i commenti)

04 giugno 2012

Poltrone...

Una polemica, non si sa quanto artificiosa, sta infuocando in questi giorni il clima nel PdL pratese. Da una parte il gruppo degli sconfitti, seppur di misura, al congresso provinciale, i cosiddetti "magnolfiani", dall'altra tutta la potenza di fuoco dei vincitori che impiegano senza mezze misure tutto l'apparato. Membri della giunta, parlamentari, stampa affiliata e organi di informazione amici, poteri forti e massoneria cantando. I primi sostanzialmente accusati di aver costituito una fronda disposta a staccare la spina al sindaco Cenni se non debitamente soddisfatti nei loro voraci appetiti. Cacciatori di sedie e di prebende. I secondi, invece, accusati dai primi di aver costituito una cupola oligarchica che soffoca il dibattito e di conseguenza la possibilità di individuare le soluzioni ai problemi della collettività. Detentori del potere fine a se stesso.
In mezzo i cittadini pratesi che osservano annoiati queste schermaglie, ben consapevoli che le elezioni si avvicinano anche nella nostra città e che, purtroppo, toccherà tornare a votare per i meno peggio. Ormai che tra i due schieramenti in competizione non esiste più alcuna differenza l'hanno capito anche i bambini.
Certo lascia alquanto perplessi il fatto che l'accusa di essere a caccia di poltrone arrivi proprio da coloro che hanno arraffato tutto quello che c'era da arraffare. Assessorati, presidenze, consigli d'amministrazione, posti al parlamento, consulenze.
Per ultimo Umberto Cecchi, che incredibilmente per la sua indiscussa esperienza, scivola sulla più classica delle bucce di banana. Forse non era proprio il caso che l'ultimo affondo contro i "cacciatori di sedie e prebende" giungesse proprio da lui. Che, se non ricordiamo male, fu catapultato da Berlusconi alla Camera dei Deputati, presidente di commissione tra l'altro. E che, sempre se non ricordiamo male, con l'elezione a sindaco di Cenni, è stato catapultato alla presidenza del Metastasio. Sempre senza un'ombra di gavetta oseremmo dire. Certo, il curriculum è di tutto rispetto e nessuno lo nega. Ma essere sempre cooptati è una gran botta di culo, no?
Ora se qualche giovane di belle speranze reclamasse per se stesso l'uso di quella stessa catapulta, non ci sarebbe niente di strano. Siamo abbastanza scafati per credere ancora che qualcuno possa impegnarsi in politica senza pensare di ottenere qualcosa in cambio.
In fondo anche noi, ai nostri tempi, si sperava sempre di tornare a casa senza aver preso legnate in testa e con l'automobile intatta...

10 maggio 2012

Poi dice che uno si butta a sinistra...


Le prossime mosse dei finiani? Dopo essere stati scaricati da Pierferdinando Casini ora puntano a sinistra: manca solo quella. "Il Paese è in crisi, non ne uscirà facilmente, nè a breve -ha dichiarato Italo Bocchino- ci sarà ancora bisogno di una coalizione e di una soluzione alla tedesca dopo le politiche della primavera 2013: i moderati e l’area riformista possono governare e affrontare insieme le emergenze. Penso che una larga coalizione sarà tanto più forte quanto più riuscirà a tagliare gli estremi. Dunque, la Lega e le ali più oltranziste del berlusconismo, da una parte, Vendola e Di Pietro dall’altra. Se Bersani e il Pd comprenderanno questo, se eviteranno l’abbraccio mortale di Sel e Idv, allora i moderati che oggi si ritrovano nel Terzo Polo e i Democratici potranno garantire un governo stabile al Paese".

08 maggio 2012

Politica e antipolitica.


Qualcuno ha storto il naso per il titolo di ieri sulla débacle del PdL nel test elettorale di domenica.
Ma come definire il risultato ottenuto da una forza politica che somma due partiti, Forza Italia e Alleanza Nazionale, che separatamente raccoglievano oltre il quaranta percento dei voti? Una catastrofe. C’e stata evidentemente una punizione da parte dell’elettorato per l’incredibile appoggio al governo di usurpazione guidato da Monti ed eterodiretto dai poteri forti, più o meno occulti, e che  sta portando alla disperazione milioni di italiani.
Ma è anche la dimostrazione che i partiti non possono nascere da astratte operazioni di ingegneria politica, da formule alchemiche inventate da qualche apprendista stregone, magari sul predellino di un’auto blù. I partiti sono il risultato di un comune sentire e di una comune prospettiva. Sono muscoli, nervi e sangue. Non a caso l’affermazione più clamorosa è quella dei grillini, che solo la miopia di certi osservatori continua ad attribuire alla cosiddetta “antipolitica”. In realtà Grillo è sicuramente “anticasta”, almeno per ora, ma il movimento 5 stelle è il fenomeno più autenticamente politico degli ultimi anni. La cosa che più assomiglia, in nuce, ad un vero e proprio partito. Un movimento in grado di coalizzare intorno a degli ideali forti e chiari uomini e donne, muscoli nervi e sangue.
Così come non deve sorprendere la tenuta del PD. Dell’unico partito rimasto con una struttura da “prima repubblica” con sezioni, iscritti, punti di aggregazione su tutto il territorio nazionale. Una rete di protezione che gli ha consentito di addolcire la pillola del suo appoggio al governo che ha smantellato lo stato sociale.
Adesso il rischio è che il PdL, o quel che ne rimane, terrorizzato dal risultato elettorale continui a tenere in vita il governo Monti per allontanare la prospettiva di elezioni anticipate e lo spettro di una definitiva batosta. Evidentemente a forza di proclamarsi moderati si diventa pavidi. Tanto da non accorgersi che c’è un elettorato nel paese, che non è affatto moderato, che prenderebbe volentieri a calci in culo Monti e tutti i suoi tecnici del piffero. E che se il PdL si decidesse finalmente a staccare la spina tornerebbe convinto a votarlo anziché andare al mare come domenica scorsa.

07 maggio 2012

Toh, è scomparso il PdL!


Siamo noi i più bravi e lungimiranti che non si stupiscono affatto di questo evento? Cioè che l'elettorato abbia punito i più convinti sostenitori del governo Monti? Coloro che tengono in vita un esecutivo espressione delle banche, dei poteri forti antisociali ed antinazionali?
Domani faremo delle analisi più approfondite: per stasera brindiamo.

26 aprile 2012

Come folgore dal cielo.


Sulle cronache locali dei giornali oggi in edicola leggiamo di una singolare presa di posizione dell'On. Giacomelli (PD) in merito alle celebrazioni del 25 aprile in quel di Prato. "troppe forze armate" ha tuonato "forse il Prefetto ha scambiato il 25 aprile con il 2 giugno". Troppi picchetti in armi per il prode deputato, che ha preannunciato un'interpellanza al Ministro dell'Interno. "E poi quel grido "Folgore!" proprio non si può sentire in simili circostanze".
Caro Giacomelli, anche noi, lo ammettiamo, proviamo un certo disagio a vedere il picchetto della gloriosa brigata paracadutisti rendere gli onori alla patetica celebrazione dll'ANPI. Ma almeno loro hanno come attenuante quella di essere comandati da ordini superiori. Lei, invece, come nominato al parlamento nazionale ci va di sua iniziativa. Se proprio non le piace, l'anno prossimo saprà come fare.

04 aprile 2012

PdL a un bivio?

La nostalgia è per le serate in birreria. La vecchia scuola, i vecchi amici, le passate fidanzate, sono belle perché sono passate. Chiunque abbia senno sa che, ammesso che uno potesse tornare indietro, le cose non sarebbero mai uguali. In tutte le cose si può andare solo avanti: è una legge di natura. Quindi è evidente che nessuno possa pensare che, se mettesse indietro l'orologio della politica, il risultato sarebbe lo stesso. Questo vale per "lo spirito del '94" evocato da alcuni, come per la comunità di credenti e combattenti riferita ad altri. Nel primo caso perché lo spirito del '94 era, appunto, del '94, e cioè legato all'entusiasmo dell'inizio di un percorso e alla novità di uno scenario politico totalmente inedito e irripetibile. Nel secondo caso perché lo spirito combattentistico esisteva perché si stava chiusi e assediati in pochissimi in una trincea aspettando di essere fatti a fettine nel prossimo assalto. Ma c'è veramente qualcuno, nel Pdl, che vorrebbe spaccare tutto per tornare a fare una copia sbiadita di Forza Italia o Alleanza nazionale? Chiunque sia l'interrogato la risposta è sempre negativa. Eppure, indefessi e assidui, gli organi di informazione - ormai da tre anni - ripetono a cadenza settimanale che "gli ex-An" vogliono lasciare il Pdl. E a furia di ripeterlo hanno trovato qualcuno che, almeno per stare sulle agenzie, ha cominciato a fare lo sfascista dal versante degli "ex-Fi". In "L'arte della guerra" Sun Tzu riteneva indispensabile dividere con ogni mezzo l'esercito nemico. Qualcuno ancora non ha capito che per la maggior parte dei giornalisti, "l'esercito nemico" siamo noi.
Marcello de Angelis

28 marzo 2012

Officina Giovani Per il Proletariato Unito.

di Mauro Scarpitta*


Sul sito del Comune di Prato (che, malgrado non ve ne siano molti segnali, pare sia governato dal centrodestra) è riportato il seguente comunicato stampa (riproposto sulla carta stampata e su giornali on line)
http://comunicati.comune.prato.it/generali/?action=dettaglio&comunicato=14201200000466
relativo a :
Officina Giovani, la programmazione di aprile e maggio,
nel quale si legge tra l'altro:
...Grazie ai numerosi progetti delle associazioni giovanili che collaborano con Officina Giovani, anche nei prossimi mesi la programmazione sarà molto corposa. È stato confermato il consueto appuntamento con il giovedì on stage, che prevede una serie di concerti di rilievo con il Trio Fernandez, la banda Bardò e i 99 Posse.

Avete la benchè minima idea di chi sia il gruppo 99 Posse? Beh, andate sul loro sito
http://www.novenove.it/
e leggete qualche frase della loro Storia narrata da loro medesimi:

...Il 10 maggio 1991 nasce il centro sociale occupato autogestito Officina 99. Il 9 ottobre dello stesso anno nasce la 99 Posse, come diretta espressione del C.S.O.A. e delle nuove culture urbane che trovano nella musica un veicolo potente...

...Fin qui una semplice cronologica biografia. Ci tocca però ricordare e testimoniare come la libertà d'espressione e d'azione in Italia abbiano ancora un prezzo altissimo e per realizzare tutto ciò in totale autonomia e libertà, il gruppo ha collezionato reati (alcuni hanno visto la vittoria del gruppo, per altri si deve ancora raggiungere un verdetto) come: oltraggio, resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, vilipendio delle forze dell'ordine, istigazione a delinquere, occupazione abusiva, manifestazione non autorizzata, blocco stradale, furto aggravato, danneggiamenti, imbrattamenti, concerti abusivi, detenzione e spaccio, rissa, associazione a delinquere...

Sinceramente ignoravo che una amministrazione di centro destra avesse tra i suoi compiti e obiettivi la promozione tra i giovani della cultura dei Centri Sociali.

Cari amministratori di centrodestra sveglia!



*Consigliere comunale di Carmignano

23 marzo 2012

Errore di sistema.


C’è un’interessante metafora informatica con la quale lo storico Alessandro Assirelli ha definito la situazione dell’attuale amministrazione comunale pratese: "un sistema operativo obsoleto e pieno di virus che non si è avuto il coraggio di formattare".
In effetti le aspettative naturalmente createsi all’indomani della “storica” vittoria di Cenni sono andate via via spegnendosi. Cosa rimane oggi di quella speranza di cambiamento? Perché non è stato possibile un vero percorso di discontinuità rispetto al passato? Tutta colpa della “macchina” che renderebbe impossibile a chiunque lo scardinamento di vecchie logiche di potere? Colpa dei guai personali e professionali del sindaco? Colpa, in buona sostanza, di una classe politica impreparata ad un compito nuovo e mai sperimentato? Certo è che, vista l’insipienza dimostrata in questi tre anni di governo locale, perché il centrodestra possa sperare di tornare a vincere non sarà sufficiente un normale “aggiornamento del software”.

02 marzo 2012

A questi congressi manca un quid.


Solo due settimane fa parlavamo dell’idea di Berlusconi di non presentare il simbolo del PdL alle prossime amministrative. Un’ipotesi poi rientrata e che divise il maggior partito del centrodestra in due: da una parte quelli che tirarono un sospiro di sollievo, dall’altra quelli che la ritennero una fregatura. Oggi il Cavaliere, con un colpo d’acceleratore, ritorna sulla strada della Grande Coalizione a sostegno, dopo il 2013, di un esecutivo guidato da Monti.
E’ il de profundis per il Popolo della Libertà. Una prece.
Sarebbe, per la verità, anche la fine del bipolarismo, del sistema dell’alternanza e di svariati altri tecnicismi con i quali si è cercato, negli ultimi diciassette anni, di far diventare l’Italia una democrazia compiuta.
Poche settimane fa si parlava di Alfano come del successore designato, oggi scopriamo che, a detta dello stesso designatore, gli mancherebbe un “quid”.
Si,daccordo, probabilmente tra qualche giorno questa trovata verrà smentita o rimpiazzata da qualche altra, ma in realtà non occorre affatto che la Grande Coalizione si realizzi per sancire la definitiva, irrimediabile inutilità del PdL. E’ stato più che sufficiente che Berlusconi riaffermasse la sua concezione “padronale” del partito- azienda che ha fondato, per vanificare ogni barlume di dibattito interno. Anche di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi dai congressi provinciali. I primi e verosimilmente gli ultimi.
A questo punto cosa aspettarsi? Cosa chiedere, per esempio, a Mazzoni e Innaco? Certo non che abbiano il coraggio di mandare tutto a monte. Di non avallare questo patetico simulacro di democrazia interna. Sarebbe probabilmente chiedere troppo. Il coraggio, diceva Don Abbondio, uno mica se lo può dare!
Ma almeno di non prendere in giro iscritti, simpatizzanti ed elettori ai quali ormai è ben chiaro che tutte le strategie congressuali, le scaramucce verbali, i comunicati di questa o quella fazione, altro non servono che ad agevolare gli “avanzamenti di carriera” al servizio del solito datore di lavoro.


26 febbraio 2012

Ballando sul Titanic.


Qualche amico ci chiede come mai da un po' di giorni ci stiamo occupando delle “questioni interne” del PdL pratese. Forse sono amici di recente acquisizione, che hanno scoperto il blog da poco tempo. Chi ci segue da anni sa benissimo che l'area politica del centrodestra è la nostra “riserva di caccia” preferita. Per tanti motivi, non ultimo dei quali il fatto che si tratta di un ambiente che conosciamo bene. Fin troppo. Non dovrebbe stupire se guardiamo con una particolare lente d'ingrandimento ciò che accade laddove ci auspicheremmo, spesso vanamente, che si collocasse quel che rimane di un patrimonio di valori che sentiamo nostri.
Ma oggi a maggior ragione ce ne occupiamo proprio perché siamo alla vigilia del primo congresso provinciale di quel partito. Che, giova ricordare, è il partito che tiene in vita la prima giunta non comunista o post comunista o ex comunista della seconda città della Toscana. Se questo congresso si fosse celebrato sotto una ipotetica giunta Carlesi, sarebbe stato il solito appuntamento di routine di un partito che celebra i propri riti. Avremmo probabilmente assistito al saluto dei rappresentanti delle istituzioni e dei partiti di maggioranza che avrebbero parlato con benevola e paterna simpatia agli eterni , immancabili, perdenti.
Oggi il quadro è completamente diverso. Il PdL pratese ha l'onere di trarre un bilancio di quanto fatto fino ad oggi e, soprattutto, di dare indicazioni su quanto intende fare negli ultimi due anni di legislatura. Se non vuole che al suo prossimo congresso provinciale il saluto della giunta lo porti il Carlesi di turno.
Per far questo, per ridare credibilità e sostanza ad un'azione di governo cittadino che, ci sia consentito, appare piuttosto appannata, occorre che il partito di maggioranza relativa scelga al meglio la propria classe dirigente. Chiediamo troppo come cittadini amministrati? Sbagliamo a occuparcene e a preoccuparci? Fino ad oggi, sia chiaro, a noi è sembrato che la normale dialettica pre-congressuale sia stata una sorta di vano avvitarsi su se stessi. Come se il PdL pratese, nella spasmodica attesa di sapere se la spunterà Mazzoni o Innaco, stesse ballando sul Titanic: indugiare ancora a delineare una seria visione per il futuro di Prato, sarebbe come accorgersi troppo tardi che la nave sta affondando.

21 febbraio 2012

Partiti al capolinea.

E così sembra che Berlusconi abbia accantonato l’idea di rinunciare al simbolo del PdL per le prossime elezioni amministrative e di presentare liste civiche quasi ovunque. Una mossa che gli avrebbe consentito, o almeno così lui sperava, di ottenere due risultati: una maggiore flessibilità in tema di alleanze, da ricercare di volta in volta secondo le realtà locali; una vera e propria operazione “mimetica” per non incorrere nella sacrosanta punizione dell’elettorato che giustamente imputa al PdL la responsabilità di sostenere un governo di affamatori e di strozzini. Da non trascurare il fatto che diversi sondaggi lo danno in alcune città intorno al dieci percento.
Si tratta comunque di un’ipotesi tuttora aperta che potrebbe preludere ad una ulteriore svolta dopo quella della nascita dei “club” di Forza Italia e quella del “predellino”: il superamento della forma partito così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Vale a dire archiviare le formazioni politiche di stampo ottocentesco per rimpiazzarle con forme nuove di raccolta del consenso. E se il Cavaliere ha in testa questa cosa, sicuramente c’è da aspettarsi qualche bella sorpresa. Anche perché il governo tecnico ha reso palpabile il fatto che i partiti sono ormai pressappoco inutili, più o meno dei costosi accessori.
In tal caso rivolgeremo un commosso pensiero a tutti quelli, gli ex aenne in primis, ma senza scordare tanti ex socialisti, democristiani, liberali e compagnia cantante, che, nati, cresciuti e pasciuti nelle accoglienti sponde dei vecchi partiti, traslocati in Forza Italia o in Alleanza Nazionale prima e ricollocati nel Popolo della Libertà poi, si potrebbero ritrovare orfani nel fiore degli anni.
E qualche anima bella dell’ultim’ora non pensi che il colpo di grazia alla credibilità di queste nobili istituzioni glie lo abbia dato lo scandalo delle tessere false da una parte o una pratica demenziale delle primarie dall’altra. No, grazie, avevamo già abbastanza schifo anche prima. In fondo sarebbero bastate poche semplici cose per salvarli, questi partiti: A- che non avessero abbandonato ogni contenuto valoriale e culturale; B- che fossero stati meno autoreferenziali; C- che non si fossero riempiti di incapaci ed arrivisti; D- che avessero tenuto le mani lontano dalla marmellata.
Ma con la classe politica che oggi ci ritroviamo...macchettelodicoaffà!

20 febbraio 2012

Lo stile del Cerchio.



di Patrizio Giugni
In vista del congresso provinciale, strani sconvolgimenti stanno accadendo nel PDL pratese. Le ultime “uscite” di alcuni suoi alti personaggi disegnano per questo partito un’immagine frammentata, litigiosa e non all'altezza del compito assegnatogli. Non mi sorprende che all’interno di quel raggruppamento di varie “razze” politiche qualcuno non percepisca che nella politica in generale esiste il fondamentale discrimine tra grande e piccola politica e che a questo discrimine ci si deve sempre riferire per decidere a quale di queste due dimensioni si vuole appartenere. La nostra funzione nel Circolo, da semplici osservatori, è quella di condurre, chi a questa nostra comunità si riferisce, nella dimensione della grande politica. In politica nulla è mai finito e definito perché la grande politica è sforzo continuo di interpretazione del mondo e delle realtà del mondo. Chi rincorre la piccola politica si colloca in un mondo definito che vorrebbe dire un posto stupido, intollerabilmente stupido. Siamo solidamente convinti che la politica significa fare sforzo continuo per capire ed interpretare quello che quotidianamente accade, in un atto di umiltà continua nel tentativo di aiutare questo mondo ad uscire dal complesso di semplificazione del fenomeno dello slogan, della frase ad effetto, del “l’avevamo detto”. Di qui lo stile di libertà del Cerchio che da anni continua ad essere presente in un panorama di facili amori, di facili illusioni, e di facili delusioni. Stile di libertà, stile di vita che è l’unico coagulo possibile per una comunità umana che sempre ha dato dimostrazione di essere diversa e alternativa.

15 febbraio 2012

Il Cerchio su Facebook.


Da oggi siamo anche su FB. A quasi sette anni dalla creazione di questo blog, sbarchiamo sul più famoso dei social network. Non è un traguardo, né una capitolazione. Semplicemente ci adeguiamo agli strumenti attuali di comunicazione, magari anche con l'obbiettivo di allargare la platea dei nostri abituali contatti e stimolare un panorama più "variegato" di interventi.
Del resto se abbiamo tutti questi ministri che "twittano", noi possiamo anche un po' "feisbuccare".

Un particolare ringraziamento a Donatella Longo, amica carissima e fedele custode della Fiamma, per averci definitivamente spronati a questo passo.

10 febbraio 2012

10 Febbraio. Questa repubblica antifascista ha il presidente che si merita.


Le foibe? Caro presidente, furono i comunisti
di Marcello Veneziani

Presidente Napolitano, mi dispiace, ma non ci stiamo. Ricordando ieri le foibe lei se l’è presa con «le derive nazionalistiche europee», attribuendo a esse l’eccidio di migliaia di istriani, dalmati e dei partigiani bianchi.
Ma le cose, lei lo sa bene, non stanno così. L’orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani comunisti di Tito con l’appoggio del comunismo mondiale e dei comunisti italiani. Lei non ha mai citato il comunismo a proposito delle foibe.
È come se nella giornata della Memoria, celebrata pochi giorni fa, non citassero mai il nazismo ma se la prendessero con il comunismo. Certo, il nazionalismo fu una delle cause che inasprì i rapporti sui confini orientali; così come è noto che l’Unione Sovietica dette una mano a Hitler nella caccia e nello sterminio degli ebrei. Ma in entrambi i casi non si può tacere il principale colpevole e va citato per nome: il nazismo per la shoah e il comunismo per le foibe o per i gulag.
Lo sterminio degli italiani e la loro espropriazione obbedì a una triplice guerra: la guerra del comunismo contro l’Italia fascista, poi la guerra dei proletari comunisti contro i benestanti borghesi, quindi la guerra etnica contro gli italiani. Non salti i due precedenti passaggi e abbia l’onesto coraggio di chiamare i sicari per nome: furono comunisti. Il nazionalismo in questo caso c’entra assai meno, tant’è vero che i collaborazionisti di Tito furono anche i comunisti italiani. Con tutto il rispetto che merita, e persino la simpatia, non ricada nel dimenticazionismo.

25 gennaio 2012

L'insostenibile leggerezza dell'essere.


Una volta, quando ancora le nostre vite non erano state sconvolte dalla globalizzazione, le cose erano più semplici. Vite, appunto, ognuna con la propria peculiarità, non simulacri di esistenze tutte in fotocopia e nessuna chiaramente distinguibile dalle altre. Cloni. Dell’apparire e soprattutto dell’essere. Del pensiero.
Anche far politica era semplice. Sceglievi dei valori di riferimento, ti appropriavi di qualche ideale e ti guardavi in giro. Qualche partito che facesse al caso si trovava di sicuro. Scelta e iniziazione. Semplice: se stavi nel MSI eri un fascista, se stavi nel PCI eri un comunista, se stavi nella DC eri un verme, se stavi nel PSI eri un ladro. Come facevi a sbagliarti?
Poi se a qualcuno queste etichette sono rimaste appiccicate addosso e ad altri no, è un altro discorso. Qualità della stoffa forse. Forse qualche valore e qualche ideale hanno affrontato il tempo meglio di altri. Resistenza. Chi l’avrebbe mai detto?
Oggi, certo, è diverso. Oggi ci sono dei giovani, che hanno l’età di quando noi eravamo già vecchi, che ti dicono che in politica i valori non contano più. Amen. Che i partiti sono il mezzo di trasporto di ogni cosa che vi si possa stipare. Tutti sopra. Tutti uguali. Poi ci si stupisce se cresce l’antipolitica, se la gente schifa i partiti come la peste.
Ma, ti dicono, non ho tradito. E non tradirò. Cosa, di grazia? Oggi che non c’è più niente da tradire? Niente ideali, niente giuramenti, niente sangue. Noi, noi vecchi, forse abbiamo tradito, anche se inconsapevolmente. Noi che non siamo riusciti ad impedire ad una élite di farabutti di spegnere la fiaccola che altri ci avevano consegnato. Anzi, la fiamma.
Ma oggi che vuoi tradire? L’acqua di Fiuggi? Tranquilli. Fa più ridere questa smania di voler a tutti costi apparire, secondo le circostanze, qualcosa di “altro” rispetto a ciò che le convenzioni - e le posizioni - impongono. Sei fascio? E come fai a stare nel PdL? Sei un compagno? Mai con Storace. Sei un verme o un ladro? Hai diverse possibilità di scelta.
Ah! Questa insostenibile leggerezza dell’essere!

18 gennaio 2012

Celestino V


Nei giorni scorsi qualche giovane di belle speranze aveva gettato un sasso nello stagno del PdL di Prato, alle prese (il partito, non i giovani di belle speranze) con grossi problemi di origine intestina.
Crisi di identità, assenza di democrazia interna, dibattito azzerato, scollamento dalla base e dagli elettori, carrierismo e mancanza di meritocrazia.
La rivolta di questi giovani (ma fino a che età ci si può considerare tali?) ha quantomeno costretto le cariatidi berlusconiote a munirsi di carta e penna per scrivere ai mezzi di informazione. Talvolta per dire delle vere e proprie scempiaggini.
Ma il volo dei ribelli è durato poco. Del resto sempre di pidiellini si tratta. Di soggetti cioè in procinto di approdare a quella nuova Democrazia Cristiana che sta sorgendo sulle ceneri di Forza Italia e AN.
Soggetti ai quali potremmo, se ne valesse la pena, insegnare che se ci si mette “contro” lo si fa per davvero. Con tutte le forze, ma soprattutto con la forza delle proprie ragioni, delle proprie convinzioni. Senza temere la sconfitta. Senza badare alle aspirazioni personali. Senza rimpianti se con questo mettersi “contro” si bruciano, sull’altare della coerenza, probabili carriere ed antiche amicizie.
Banchelli e Mugnaioni non avrebbero mai vinto il congresso pratese del PdL, ma la loro sarebbe stata la sconfitta onorevole di due uomini liberi e non la resa ignominiosa di chi “fece per viltade il gran rifiuto”.

15 dicembre 2011

Il marcio nelle acquasantiere.

Nota sui fatti di Firenze.

di Giorgio Freda

E’ nota la nostra distanza dall’ottimismo sociale di Casa Pound. Noi non crediamo che i bisognosi siano meritevoli di attenzione a prescindere, che una cura sincera per i problemi connessi con la povertà possa innescare il circolo virtuoso, di rigenerazione, che vorremmo. Molto spesso quei bisognosi sono infatti i primi a coltivare i cliché dell’antifascismo, a levare lo scudo ottuso del moralismo ideologico (oggi! oggi che tutto va a rotoli e il marcio salta fuori pure dalle acquasantiere, a esprimere, insomma, i segni della passione degenerata che Nietzsche chiamava ressentiment.
Ma l’affronto di queste ore contro Casa Pound è grave. Non è possibile continuare a veder imperversare la menzogna antifascista, che tutto nasconde, anche l’oggettiva costanza di questo movimento nel suo impegno sociale, la sana complessità dei suoi riferimenti, la vastità degli orizzonti cui guarda, che non si fermano certo ai santini retorici. In questo sistema fatto solo di convenienze, di scambi puttanizi, di favori personali “io lo faccio a te e tu lo ricambi a me”, in questa Napoli assoluta (intendo per l’immondizia a cielo aperto), si è persa la voglia di studiarsi un argomento prima di descriverlo, di darsi da fare per raccogliere gli elementi utili a ritrarre il più sinceramente possibile persone e fenomeni. Un movimento che non sia incasellabile in modo partigiano dev’essere subito sforbiciato qua e là , perché torni a star dentro ai casellari di comodo. Un letto di Procuste, altro che giornalismo all’inglese (dopo Murdoch, d’altronde). E non è follia, questa, tentare ancora di nascondere il marcio che inquina l’aria, di stravolgere la verità, di abbarbicarsi, ancora, sul fronte della Resistenza che fu? Non è follia? Omicida? Suicida?