L'ennesima prova dell'involuzione subita dalla destra politica italiana ce la fornisce il direttore aennino del TG2. Mauro Mazza di fronte al montante fenomeno di Beppe Grillo e della sua antipolitica, non trova di meglio da fare che autonominarsi difensore d'ufficio della partitocrazia. In completino grigio-democristiano e in perfetto linguaggio politically-correct, evoca precedenti di cattivi maestri, pazzi e pallottole. Come se il movimentismo del comico genovese fosse una fucina di fanatici estremisti e un pericolo per le istituzioni. Una visione, la sua, ridimensionata perfino dal suo datore di lavoro Gianfranco Fini, il quale, forse, si è ricordato di quando faceva parte di una forza politica che scelse fin dalla costituzione di non chiamarsi "partito" e che della lotta alla partitocrazia e alla degenerazione della politica fece la sua stessa ragione di essere.
20 settembre 2007
Quando uno non capisce una Mazza...
L'ennesima prova dell'involuzione subita dalla destra politica italiana ce la fornisce il direttore aennino del TG2. Mauro Mazza di fronte al montante fenomeno di Beppe Grillo e della sua antipolitica, non trova di meglio da fare che autonominarsi difensore d'ufficio della partitocrazia. In completino grigio-democristiano e in perfetto linguaggio politically-correct, evoca precedenti di cattivi maestri, pazzi e pallottole. Come se il movimentismo del comico genovese fosse una fucina di fanatici estremisti e un pericolo per le istituzioni. Una visione, la sua, ridimensionata perfino dal suo datore di lavoro Gianfranco Fini, il quale, forse, si è ricordato di quando faceva parte di una forza politica che scelse fin dalla costituzione di non chiamarsi "partito" e che della lotta alla partitocrazia e alla degenerazione della politica fece la sua stessa ragione di essere.
13 settembre 2007
Il passo delle oche.
Alessandro Giuli, giornalista de "Il Foglio", ha pubblicato un impietoso pamphlet sulla classe dirigente di Alleanza Nazionale. Significativo ci sembra questo passo dedicato a Pinuccio Tatarella per la sorprendente analogia con quanto avevamo scritto noi del Cerchio nel maggio 2006. (clicca sul titolo per vedere)
“Tatarella ha rappresentato per Gianfranco Fini e i suoi seguaci più che una stella fissa. Basta dare un’occhiata alle fluttuazioni ideologiche e ai deragliamenti politici che hanno scandito la maratona finiana per il potere dacché Tatarella è morto nel febbraio del 1999. Con lui si è spento all’improvviso l’unico vero stratega postfascista, il grande tessitore di pratiche, il domatore dei cicisbei che contornavano e circondano ancora Fini. Soprattutto il solo politico ex missino capace di intuire per via quasi animale le giuste traiettorie per condurre una progenie d’impresentabili nel vestibolo dell’alta società di governo internazionale. Scomparso lui, hanno dovuto tutti navigare di notte, col cielo e le stelle coperte di nubi.”
Ci viene legittimamente il sospetto che Giuli frequenti il nostro blog...
Alessandro Giuli
Il passo delle oche.
Einaudi 2007
“Tatarella ha rappresentato per Gianfranco Fini e i suoi seguaci più che una stella fissa. Basta dare un’occhiata alle fluttuazioni ideologiche e ai deragliamenti politici che hanno scandito la maratona finiana per il potere dacché Tatarella è morto nel febbraio del 1999. Con lui si è spento all’improvviso l’unico vero stratega postfascista, il grande tessitore di pratiche, il domatore dei cicisbei che contornavano e circondano ancora Fini. Soprattutto il solo politico ex missino capace di intuire per via quasi animale le giuste traiettorie per condurre una progenie d’impresentabili nel vestibolo dell’alta società di governo internazionale. Scomparso lui, hanno dovuto tutti navigare di notte, col cielo e le stelle coperte di nubi.”
Ci viene legittimamente il sospetto che Giuli frequenti il nostro blog...
Alessandro Giuli
Il passo delle oche.
Einaudi 2007
05 settembre 2007
Elogio della coerenza.
Berlusconi: «Legge elettorale, c'è l'accordo»
Si è concluso l'incontro tra il leader di Forza Italia, Bossi e Fini: sì a bipolarismo, indicazione alleanze e premier e sbarramento
Anche Fini ha ribadito, a proposito della riforma della legge elettorale, che «si può tranquillamente votare con quella che c'è, salvo qualche aggiustamento. Ma se la maggioranza di governo non la ritiene sufficiente siamo pronti a discutere a condizione che siano rispettati i tre punti illustrati da Berlusconi. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se nella maggioranza c'è disponibilità a discutere»». (Corriere della Sera)
Che strano: a noi era sembrato nei mesi scorsi di vedere i dipendenti di AN dannarsi l'anima per raccogliere le firme per il referendum...
Le solite piroette dite? Può darsi. Ma il silenzio imbarazzato di tutta la truppa alleanzina di fronte all'ennesima giravolta del capo è sempre stupefacente.
Si è concluso l'incontro tra il leader di Forza Italia, Bossi e Fini: sì a bipolarismo, indicazione alleanze e premier e sbarramento
Anche Fini ha ribadito, a proposito della riforma della legge elettorale, che «si può tranquillamente votare con quella che c'è, salvo qualche aggiustamento. Ma se la maggioranza di governo non la ritiene sufficiente siamo pronti a discutere a condizione che siano rispettati i tre punti illustrati da Berlusconi. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se nella maggioranza c'è disponibilità a discutere»». (Corriere della Sera)
Che strano: a noi era sembrato nei mesi scorsi di vedere i dipendenti di AN dannarsi l'anima per raccogliere le firme per il referendum...
Le solite piroette dite? Può darsi. Ma il silenzio imbarazzato di tutta la truppa alleanzina di fronte all'ennesima giravolta del capo è sempre stupefacente.
27 luglio 2007
La grande fuga.
AN continua a perdere pezzi. Negli ultimi due anni oltre a un cospicuo numero di elettori hanno abbandonato il partito di Fini anche molti esponenti di primo piano. Chi per levarsi semplicemente di torno, chi per dar vita a nuovi partiti, chi, come Gustavo Selva, per rifugiarsi in Forza Italia. Ma tutti, sempre, in aperta rottura con il padre-padrone di via della Scrofa.
Noi vogliamo monitorare questo esodo citandone qualcuno (quasi tutti parlamentari e personaggi di spicco) e invitando gli utenti del forum a fornirci aggiornamenti e integrazioni.
Fisichella Domenico, Fiori Publio, Misserville Romano, Mussolini Alessandra, Storace Francesco, Buontempo Teodoro, Musumeci Nello, Trantino Enzo, Salerno Roberto, Arrighi Alberto, Danieli Paolo, Marri Italo, Cacciola Biagio, Proietti Livio, Sabbatani Schiuma Fabio, Agostinacchio Paolo, Limido Gabriele, Carrara Antonino.
18 luglio 2007
Dimissioni finte, buffoni veri.
La storia della politica italiana è costellata di clamorose dimissioni, annunciate con proclami roboanti e spirito fiero. Sdegnosamente rassegnate per alti e nobili motivi, a tutela di specchiate e riconosciute onorabilità. Ma anche prontamente ritirate nel superiore interesse del bene comune. Tutto finto, dunque. Come al circo, dove i clown cadono e muoiono ma poi si rialzano. Più vivi e pimpanti di prima.
"Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi. Questo travolge ogni altro ragionamento che mi spingerebbe alle dimissioni. Per questo assumo su di me la responsabilità di ritirare le dimissioni". Lo ha detto il senatore di An Gustavo Selva nel suo intervento nell'aula del Senato chiamato a pronunciarsi dopo le polemiche sorte per l'uso di un'ambulanza lo scorso 9 giugno, spiegando che la decisione è dovuta anche ai cittadini che ora con "moltissimi messaggi mi invitano a restare". (Adnkronos)
Il vecchio democristiano si sacrifica dunque per il bene del Paese e dà vita ad un nuovo partito di centro-destra: Ambulanza Nazionale.
Ma al circo, ogni tanto, non arrivano i leoni?
"Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi. Questo travolge ogni altro ragionamento che mi spingerebbe alle dimissioni. Per questo assumo su di me la responsabilità di ritirare le dimissioni". Lo ha detto il senatore di An Gustavo Selva nel suo intervento nell'aula del Senato chiamato a pronunciarsi dopo le polemiche sorte per l'uso di un'ambulanza lo scorso 9 giugno, spiegando che la decisione è dovuta anche ai cittadini che ora con "moltissimi messaggi mi invitano a restare". (Adnkronos)
Il vecchio democristiano si sacrifica dunque per il bene del Paese e dà vita ad un nuovo partito di centro-destra: Ambulanza Nazionale.
Ma al circo, ogni tanto, non arrivano i leoni?
03 luglio 2007
Storace: addio AN. Ecco il nuovo partito di destra.
"Vedo praticamente esaurita la funzione di Alleanza nazionale nella rappresentanza dei valori della Destra, con il suo leader molto impegnato nel tentare a tutti i costi, attraverso formule che si modificano quotidianamente e incomprensibilmente, di liberarsi di quello che appare sempre più un fardello ingombrante per i suoi disegni politici.
Credo che sia legittimo il tentativo dell’on. Fini di trasformare Alleanza nazionale nell’ennesimo partito di centro esistente in Italia, e conseguentemente ritengo di avere il diritto di non condividere questa prospettiva. Da un anno reclamo chiarezza, ma in Alleanza nazionale – salvo qualche rara e coraggiosa eccezione – non ho visto nessuno disponibile ad impegnarsi per pretendere coerenza rispetto alle idee con cui fondammo a Fiuggi la nuova destra italiana. Addirittura si rifiuta la celebrazione del congresso nazionale – cinque anni dopo l’ultimo! – con motivazioni assolutamente sconcertanti.
Evidentemente la coerenza e il primato della politica, oltre che il rispetto dello statuto, interessano solo me.
Preferisco lavorare alla strutturazione della Destra nel Paese per restituire una speranza a tantissimi militanti che da tutta Italia la rivendicano spaesati, disorientati, stanchi di svolte continue che ormai non fanno nemmeno piu’ notizia."
26 giugno 2007
Ma chi vogliono prendere per i fondelli?
Claudio Martini, sciaguratamente governatore di questa sciagurata Toscana, annuncia trionfante: “Siamo i primi in Italia a tagliare il numero dei consiglieri regionali!” E’ vero, c’è un disegno di legge in tal senso presentato dal comunista Ghelli. E’ altresì vero che il suddetto disegno è ancora ben lontano dall’essere, non dico approvato, ma finanche discusso. Ma ciò che è più vero di tutto è che Martini finge di scordare che la Toscana è stata l’unica regione italiana ad aumentare il numero dei consiglieri da cinquanta a sessantacinque. Più di due anni fa, grazie al patto scellerato tra i vertici di DS, Forza Italia e Alleanza Nazionale. Un aumento del trenta percento di poltrone che ha automaticamente significato un analogo aumento della spesa per i contribuenti. Un patto sottoscritto dai ras locali di quei partiti nel totale disprezzo della volontà dei rispettivi elettori e sovente anche contro le indicazioni di autorevoli esponenti nazionali. Un inciucio volgare, arrogante e dispendioso al quale, per sovraccarico, si volle aggiungere il colpo di grazia dell’abolizione della preferenza.
Ora, sull’onda emotiva dei mugugni del popolo suddito sempre più alle prese con l’insostenibilità dei costi della pubblica amministrazione, cercano di cavalcare la tigre di una ritrovata “etica della parsimonia”.
Noi pensiamo che sia ormai troppo tardi per recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni logorato anche da simili episodi di malcostume. Ma se, per caso, si volesse dare un segnale in questa direzione suggeriamo che tutti i consiglieri che votarano per l’aumento dei seggi si dimettano all’indomani dell’approvazione del disegno di legge Ghelli. E che non si ripresentino alle future elezioni regionali: dal ritorno alle loro importanti occupazioni ne guadagnerebbero le istituzioni e l’intera società civile.
22 giugno 2007
Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna.
Sanità, Daniela Fini finisce sotto inchiesta
La vicenda che riguarda l'ex coniuge di Gianfranco Fini, che alcuni giorni fa ha annunciato con il marito la separazione consensuale, risale al febbraio di due anni fa ed era stata riportata nel marzo scorso da un settimanale. La deposizione di ieri è scaturita anche in seguito a quel servizio giornalistico sulla rapidità con la quale la «Panigea» -di cui Daniela Fini era socia- ottenne nel 2005, in sette giorni, la convenzione dalla Giunta regionale del Lazio allora retta dal governatore Francesco Storace, per la Tac e la risonanza magnetica. Due esami particolarmente costosi. Il coinvolgimento di Daniela Fini in questa parte dell'indagine sulla malasanità laziale deriva però dall'inchiesta della procura di Potenza, condotta dal pm Henry Woodcock, che portò in carcere anche Vittorio Emanuele di Savoia, e da un'intercettazione telefonica dell'aprile 2005 fra la stessa Di Sotto e l'ex segretario di Fini e senatore di An, Francesco Proietti Cosimi, all'epoca dei fatti anche lui socio della «Panigea».
La richiesta della convenzione a favore della «Panigea» è datata 11 febbraio 2005: la Asl Rm/C impiegò appena tre giorni per esaminare la pratica e dare parere positivo all'assessorato regionale alla Sanità. L'accreditamento arrivò il successivo 18 febbraio. Un lasso di tempo troppo breve, che ha insospettito gli inquirenti, visto che, in media, nel Lazio, per ottenere l'ok da parte della Regione ci vogliono sei mesi. Anche se, come è successivamente emerso dalle indagini, già dagli anni Novanta il poliambulatorio «Panigea» (che ha come socio di maggioranza Patrizia Pescatori, moglie di Massimo Fini, fratello del presidente di An e uno dei direttori sanitari del San Raffaele romano) godeva di altre convenzioni regionali per analisi cliniche, radiologia, cardiologia e riabilitazione.
(fonte: Corriere della Sera)
La vicenda che riguarda l'ex coniuge di Gianfranco Fini, che alcuni giorni fa ha annunciato con il marito la separazione consensuale, risale al febbraio di due anni fa ed era stata riportata nel marzo scorso da un settimanale. La deposizione di ieri è scaturita anche in seguito a quel servizio giornalistico sulla rapidità con la quale la «Panigea» -di cui Daniela Fini era socia- ottenne nel 2005, in sette giorni, la convenzione dalla Giunta regionale del Lazio allora retta dal governatore Francesco Storace, per la Tac e la risonanza magnetica. Due esami particolarmente costosi. Il coinvolgimento di Daniela Fini in questa parte dell'indagine sulla malasanità laziale deriva però dall'inchiesta della procura di Potenza, condotta dal pm Henry Woodcock, che portò in carcere anche Vittorio Emanuele di Savoia, e da un'intercettazione telefonica dell'aprile 2005 fra la stessa Di Sotto e l'ex segretario di Fini e senatore di An, Francesco Proietti Cosimi, all'epoca dei fatti anche lui socio della «Panigea».
La richiesta della convenzione a favore della «Panigea» è datata 11 febbraio 2005: la Asl Rm/C impiegò appena tre giorni per esaminare la pratica e dare parere positivo all'assessorato regionale alla Sanità. L'accreditamento arrivò il successivo 18 febbraio. Un lasso di tempo troppo breve, che ha insospettito gli inquirenti, visto che, in media, nel Lazio, per ottenere l'ok da parte della Regione ci vogliono sei mesi. Anche se, come è successivamente emerso dalle indagini, già dagli anni Novanta il poliambulatorio «Panigea» (che ha come socio di maggioranza Patrizia Pescatori, moglie di Massimo Fini, fratello del presidente di An e uno dei direttori sanitari del San Raffaele romano) godeva di altre convenzioni regionali per analisi cliniche, radiologia, cardiologia e riabilitazione.
(fonte: Corriere della Sera)
11 giugno 2007
Uomini e ambulanze.
ROMA - Bufera su Gustavo Selva, il senatore di An che sabato ha finto un malore per farsi trasportare da un'ambulanza negli studi de La7 superando così tutti gli ostacoli al traffico causati dalla visita di Bush a Roma. (ANSA)
Potrebbe sembrare una cosa da niente, una goliardata. Ma è sintomatico di cosa sia diventata oggi la politica con il suo carico di arroganza, di privilegi e di impunità. Per carità: di abusi se ne compiono ogni giorno e di ben più gravi, ma questo va segnalato per fantasia e dabbenaggine. Si, perché il prode senatore di AN non si è limitato a commetterlo ma ne ha fatto anche pubblico vanto. Da vecchio democristiano è tuttora convinto che lo Stato sia al suo servizio e non viceversa; da "alleanzino" si è trovato in buona compagnia visto che l'unica molla che muove il partito dei dipendenti di Fini è la ricerca spasmodica del privilegio, del potere fine a se stesso, della "sistemazione" personale. Una casta nella casta i cui accoliti, come è stato appropriatamente detto, dopo aver assaggiato il Sauternes difficilmente si accontenteranno di tornare a bere lo Zibibbo...
23 maggio 2007
La grande verità.
All’improvviso, nel 1989, il paradiso sovietico si è disfatto. Sono emersi la fragilità, l’inganno e le miserie del comunismo e del socialismo reale. Non soltanto nell’URSS, ma in tutti gli stati satelliti di Mosca. Anche il PCI è stato travolto dal crollo. I comunisti italiani sono stati obbligati a mettersi allo specchio e a scrutarsi con uno sguardo diverso rispetto al passato. Su questa famiglia rossa, in preda allo choc, si sono poi abbattute altre disgrazie impreviste. La scissione del 1991 e la nascita di Rifondazione Comunista. La perdita di forza elettorale. Una crisi di immagine profonda. Anche la conquista del governo del 1996 è avvenuta sotto la guida di un democristiano come Romano Prodi. Insomma una catastrofe ininterrotta. Bene, cosa restava a questi sinistrati? Di fatto soltanto l’orgoglio di aver sconfitto il fascismo con la guerra partigiana. Ma a quel punto sono spuntati i maledetti revisionisti. Questa razza malvagia ha cominciato a dar picconate anche a quella certezza. Affermando una serie di verità sgradevoli. Per esempio, che in Italia il fascismo era stato sconfitto non dai partigiani, ma dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, due potenze capitalistiche. Poi ancora che lo scontro avvenuto fra il 1943 e il 1945 era stato una guerra civile. E che per raccontarla in modo completo era indispensabile occuparsi anche della Repubblica Sociale di Mussolini.
Da: "La grande bugia"
Giampaolo Pansa
Sperling & Kupfer 2006
Da: "La grande bugia"
Giampaolo Pansa
Sperling & Kupfer 2006
24 aprile 2007
Complimenti Mr.Fini!
Sono 3 milioni e 35mila gli stranieri regolari in Italia, quasi il doppio rispetto a 5 anni fa.
''La modifica della Bossi-Fini si e' resa necessaria perche' i meccanismi adottati dalla stessa legge per l'immigrazione hanno favorito uno sproporzionato ingresso di immigrazione clandestina nei confronti dell'immigrazione legale''.
(Giuliano Amato, ministro dell'Interno)
Complimenti. Complimenti vivissimi! Ci volevano proprio cinque anni di governo di centro-destra per ottenere questi brillanti risultati.
''La modifica della Bossi-Fini si e' resa necessaria perche' i meccanismi adottati dalla stessa legge per l'immigrazione hanno favorito uno sproporzionato ingresso di immigrazione clandestina nei confronti dell'immigrazione legale''.
(Giuliano Amato, ministro dell'Interno)
Complimenti. Complimenti vivissimi! Ci volevano proprio cinque anni di governo di centro-destra per ottenere questi brillanti risultati.
12 aprile 2007
16 febbraio 2007
Album di famiglia.
Sul blog di "Cuori Neri" si parla della presentazione del libro di Nicola Rao (La fiamma e la celtica - Ed. Sperling & Kupfer) in quel di Padova ad opera di alcuni esponenti di AN. Io sostengo che la storia del neofascismo italiano raccontata da Rao non possa essere considerata l'"album di famiglia" di Alleanza Nazionale. Non perché non esista una diretta discendenza del partito di Fini da quello che è stato per quasi cinquant'anni l'unico partito neofascista del dopoguerra, il MSI. Ma perché do per scontato che, salvo rare eccezioni, in AN si preferisca cancellare la memoria di questo recente passato. E' pur vero che in gran parte della base di AN (anche, devo dire, in quella di provenienza non-missina) il sentimento nei confronti del "partito che c'era prima" è benevolo e riconoscente, ma è altrettanto vero che le disposizioni "istituzionali" di Fini sono di tutt'altro genere. La svolta antifascista di AN impone, per calcolo o per viltà (o per tutte e due le cose), di stendere un velo di oblio sulla provenienza dei massimi dirigenti alleanzini. La mancata celebrazione del sessantennale della fondazione del MSI è più che eloquente.
Insomma, un passato che imbarazza, di cui ci si vergogna quando addirittura non ci si pente. Un passato che per noi ex missini rappresenta un imperituro motivo di orgoglio e che invece per tanti ambiziosi arrivisti uomini di AN potrebbe costituire un ostacolo alla frequentazione dei "salotti buoni" della politica.
13 febbraio 2007
Tanto di cappello, Presidente.
Lo ammettiamo: non ci aveva fatto fare salti di gioia l'elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. Non tanto perché fosse il primo ex-comunista a salire sul colle più alto, cosa che semmai legittimerebbe anche gli ex-fascisti ad aspirare alla stessa carica (sempre che ve ne siano ancora in giro), ma perché non ci appassiona più di tanto la "dinasty" delle solite cariatidi della politica nostrana, riciclata e riciclona. Ma le parole usate in occasione della giornata del ricordo, in memoria degli italiani infoibati, ci hanno fatto ricredere. Nessuno, neanche il tanto osannato Ciampi, aveva parlato senza mezzi termini di pulizia etnica e di colpevole silenzio per bieco calcolo politico.
Come c'era da aspettarsi il Presidente Napolitano è stato oggetto di un rabbioso attacco da parte della Croazia che gli ha procurato l'unanime solidarietà del mondo politico. Cosa faranno, ci siamo chiesti, i conigli di Alleanza Nazionale? Prenderanno le sue difese o sull'argomento foibe si eclisseranno come hanno fatto in occasione delle celebrazioni?
07 febbraio 2007
La cultura della sconfitta.
"Vincere, vincere, vincere! E vinceremo, in terra cielo e mare..."
Dopo i tragici fatti di Catania sociologi, politici e tuttologi vari si sono affrettati a rammentarci che in Italia, nelle competizioni sportive, non abbiamo la cultura della sconfitta. Cultura che è invece patrimonio comune dei paesi europei ad alto tasso di "democrazia calcistica"!
In realtà, anche volendo solo per ipotesi considerare manifestazione sportiva le scene di guerriglia urbana viste venerdì scorso a Catania, la peculiarità di noi italiani è proprio quella di voler aggirare, con ogni mezzo, la possibilità di sconfitta. Ottosettembristi del pallone? Può darsi. Del resto cosa possiamo pretendere da un popolo che inizia sempre le proprie guerre a fianco di un alleato e le finisce puntualmente a fianco di quello che era il suo nemico? Tanto per rimanere in ambito calcistico: sei un tifoso, che so, del Milan? Niente paura: all'ultima di campionato mettiti a tifare Inter e giura che il tuo cuore ha sempre battuto per i nerazzurri. In Italia si fa così.
Dopo i tragici fatti di Catania sociologi, politici e tuttologi vari si sono affrettati a rammentarci che in Italia, nelle competizioni sportive, non abbiamo la cultura della sconfitta. Cultura che è invece patrimonio comune dei paesi europei ad alto tasso di "democrazia calcistica"!
In realtà, anche volendo solo per ipotesi considerare manifestazione sportiva le scene di guerriglia urbana viste venerdì scorso a Catania, la peculiarità di noi italiani è proprio quella di voler aggirare, con ogni mezzo, la possibilità di sconfitta. Ottosettembristi del pallone? Può darsi. Del resto cosa possiamo pretendere da un popolo che inizia sempre le proprie guerre a fianco di un alleato e le finisce puntualmente a fianco di quello che era il suo nemico? Tanto per rimanere in ambito calcistico: sei un tifoso, che so, del Milan? Niente paura: all'ultima di campionato mettiti a tifare Inter e giura che il tuo cuore ha sempre battuto per i nerazzurri. In Italia si fa così.
30 gennaio 2007
15 gennaio 2007
Un uomo di destra alla Farnesina.
"Nei nostri cinque anni di governo abbiamo dato vita a una politica estera leale nei confronti dell'alleanza atlantica. Al contrario questa Italia di Prodi, servendo l'asse fra Parigi e Madrid, insegue l'ambizione francese di una strategia euro-araba. Una strategia che mira ad escludere l'influenza americana e che ha come interlocutore, purtroppo, l'Iran di Ahmadinejad. Come conseguenza di ciò, l'America ci ha messo ormai nella lista dei paesi non affidabili."
Queste, in sintesi, le parole di Berlusconi.
Insomma, D'Alema è bravo solo a criticare gli stati uniti: per la guerra in Iraq e per i bombardamenti in Somalia. Invia i soldati italiani in Libano per difendere gli Hezbollah dalle rappresaglie israeliane, chiede la costituzione di uno stato palestinese, vuole escludere l'influenza americana dall'Europa e dal medio-oriente...
Qualcuno nota la differenza dal suo scialbo predecessore che scodinzolava di fronte alla Rice e faceva il pendolare a Tel Aviv?
12 gennaio 2007
Idealismo e pragmatismo.
Alcuni amici della cosiddetta destra radicale sostengono che non sia conciliabile la critica al sistema con l’accettazione dei rituali democratici e in particolar modo di quelli parlamentari. A sostegno di questa tesi portano l’esempio di Pino Rauti, un tempo icona nera dell’alternativa al sistema e oggi costretto, per ragioni di bottega, all’alleanza con Berlusconi, emblema vivente dell’odiato liberal-capitalismo e del sistema che lo sorregge.
Attendiamo come sempre le opinioni dei nostri utenti, limitandoci a una breve considerazione: il limite di certe forze politiche della destra “antagonista” è sicuramente quello di non aver saputo tenere su due piani separati l’idealismo dal pragmatismo. Perché le idee, anche le migliori, possano affermarsi devono reggere la prova dell’immersione nella realtà contemporanea. L’obbiettivo di lungo termine sarà senza dubbio quello della costruzione di una società migliore, ma nell’immediato questa è la società nella quale ci si trova ad agire. Per cui, massimo rispetto per chi sogna più o meno utopiche terze posizioni, ma nel frattempo il buon Rauti e tutti quelli che, bontà loro, si dilettano a fare attività politica che cosa dovrebbero fare?
Del resto se Mussolini non avesse dato prova di grande pragmatismo alleandosi con il capitale, con la chiesa, con la massoneria e via discorrendo, non avremmo avuto, nel secolo scorso, l’unica vera rivoluzione (quella si, autentica terza via) che l’Italia abbia mai conosciuto.
Attendiamo come sempre le opinioni dei nostri utenti, limitandoci a una breve considerazione: il limite di certe forze politiche della destra “antagonista” è sicuramente quello di non aver saputo tenere su due piani separati l’idealismo dal pragmatismo. Perché le idee, anche le migliori, possano affermarsi devono reggere la prova dell’immersione nella realtà contemporanea. L’obbiettivo di lungo termine sarà senza dubbio quello della costruzione di una società migliore, ma nell’immediato questa è la società nella quale ci si trova ad agire. Per cui, massimo rispetto per chi sogna più o meno utopiche terze posizioni, ma nel frattempo il buon Rauti e tutti quelli che, bontà loro, si dilettano a fare attività politica che cosa dovrebbero fare?
Del resto se Mussolini non avesse dato prova di grande pragmatismo alleandosi con il capitale, con la chiesa, con la massoneria e via discorrendo, non avremmo avuto, nel secolo scorso, l’unica vera rivoluzione (quella si, autentica terza via) che l’Italia abbia mai conosciuto.
15 dicembre 2006
Che fine ha fatto la destra sociale?
Dopo le elezioni vinte dal centrosinistra sono letteralmente scomparsi gli ex capi-corrente del partito di Fini. Storace, prima trombato alle regionali e poi stroncato dall’”affaire Laziogate”, Alemanno annichilito dalla pessima figura fatta nella corsa al Campidoglio. E la comunità militante della cosiddetta destra identitaria? Andata. Mettiamoci una pietra sopra.
Eppure non sembrerebbero mancare gli argomenti di attualità per far sentire la voce di quella che un tempo veniva considerata l’ala “intellettuale” della destra italiana.
E invece no. Spariti tutti. Ci viene un dubbio: che siano in ritiro ad inventarsi una giustificazione plausibile per il prossimo ingresso nel PPE?
04 dicembre 2006
Come ti rovino la festa.
Non c’è dubbio: con la manifestazione di sabato 2 Dicembre a Roma i partiti del centrodestra hanno dato prova di una grande capacità di mobilitazione della propria base. Ancora maggiore se si considera che i due milioni di cittadini scesi in piazza non lo hanno fatto sulla base di una piattaforma programmatica e rivendicativa specifica. Hanno manifestato, sic et simpliciter, contro il governo Prodi. Dimostrando quindi una fidelizzazione quasi ideologica di cui gli organizzatori potranno sicuramente far tesoro.
Incredibile dunque come un evento che ha dato prova di grande forza dell’opposizione si sia tradotto, nei fatti, in una vera e propria disfatta per l’opposizione stessa. Una Caporetto che è tutta ascrivibile alla scelta dell’UDC di tenere altra e contemporanea manifestazione in quel di Palermo. Una rottura maturata probabilmente dalla consapevolezza di Casini di non essere lui il bolognese prescelto per la successione a Berlusconi…
Sta di fatto che l’attenzione degli addetti ai lavori è stata ad arte deviata dalla protesta romana ai dissidi interni alla ormai ex CdL. I riflettori della diretta televisiva si sono accesi, in una improbabile par-condicio, tanto sulla debordante folla di Roma quanto sul grottesco convegno di Palermo. Tot minuti per i due milioni di italiani, tot minuti per i diecimila vetero-democristiani.
Adesso l’UDC ha dichiarato che ormai ci sono due opposizioni e che il partito di Cesa intende seguire una propria strada per creare un’alternativa a Prodi. Convinti come siamo che Casini e soci siano abbastanza intelligenti da non coltivare, in epoca di bipolarismo, sogni di egemonie centriste destinati a infrangersi (Mariotto Segni docet), ci rimane un unico interrogativo: cosa faranno i senatori uddiccini quando la risicata maggioranza prodiana avrà bisogno di una mano? Mah…
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