05 giugno 2009

La diaspora.



Pur non avendo il minimo interesse per le prossime elezioni, ci siamo tuttavia fatti incuriosire da una domanda: dove saranno finiti i pezzi grossi pratesi di Alleanza Nazionale ora che il loro partito è stato inglobato in quello di Berlusconi? Ecco un elenco degli ex aennini impegnati a vario livello nei "ludi cartacei" nostrani.





Lista Civica Taiti per Prato
FILIPPO MORETTI

Prato Libera e Sicura
GIANLUCA BINI

Prato Civica
SILVANO AGOSTINELLI

Lega Nord
ALESSANDRO SCANDIUZZI

II Popolo della Libertà
GIANNI CENNI
MAURIZIO BETTAZZI
FULVIO PONZUOLI
GIANCARLO AUZZI
GIANLUCA BANCHELLI
ELENA TEMPESTINI
SILVIO BALDI
MATTEO COCCI
FRANCESCO MUGNAIONI
ANDREA PRIOLO
FILIPPO BERNOCCHI
LUIGI CALVANI
GIACOMO GACCI
ELENA GANUGI
MAURIZIO MARINOZZI
LUIGI AVVANZO
ROBERTO ULIVI
COSIMO ZECCHI

La Destra
MARIA REMEDIOS BESSI
ANDREA CHITI
GIANFRANCO CIAMBELLOTTI
MAURO SCARPITTA
MARIO BRUNI
MARCO SQUILLONI
SEBASTIANO CAMPO

I Socialisti per le Libertà
SALVATORE PIRRONELLO

Lista Civica Rilanciare Montemurlo
LORENZO TRAETTINO

Lista Civica Libera Vernio
MARCO CURCIO

03 giugno 2009

Tien An Men. 4 Giugno 1989



Il 4 Giugno di 20 anni fa il governo comunista cinese ordinò ai carri armati di sparare sugli studenti che si erano radunati in piazza Tien An Men a Pechino per protestare contro la corruzione dei funzionari di governo e per chiedere aperture democratiche e libertà di espressione. Morirono migliaia di ragazzi. Venti anni dopo il governo cinese non ha cambiato idea, e sostiene ancora che quei ragazzi fossero ribelli che stavano mettendo in pericolo la sicurezza e il futuro del paese.
I martiri di Tien An Men in Occidente sono diventati vere e proprie icone di libertà, in particolare uno di loro. Un ragazzo armato di due sacchetti di plastica che si mise davanti a una fila di carri armati impedendone l'avanzata. Quando il tank tentava di voltare a destra, il ragazzo coi sacchetti si spostava a destra. Se il tank si portava sulla sinistra, il ragazzo si spostava a sinistra passandosi i sacchetti di plastica da una mano all'altra. La scena è stata ripresa dalle televisioni di tutto il mondo e da un fotografo americano. E' una delle immagini che hanno segnato il secolo scorso e la storia del comunismo.
Eppure il ragazzo del carro armato è rimasto sconosciuto. Anche la sua fine è ignota anche se, purtroppo, immaginabile. Le foto lo riprendono di schiena, la sua faccia non è riconoscibile. I giornali lo chiamarono "l'uomo del carro armato". La rivista Time lo definì "il ribelle sconosciuto" e lo ha inserito nella lista dei venti più grandi rivoluzionari del XX secolo.

19 aprile 2009

Fascisti in democrazia.

A volte ne incontri qualcuno. Erano pochi prima, sono pochissimi adesso. Sono gli ex missini che hanno aderito al PdL. 'Quanto tempo...', 'Sai, ci manchi...', 'Che vuoi, bisogna prendere atto...', 'Ma io, bada bene, son sempre lo stesso...', 'Io antifascista? Noddavvero!...', e bla, bla, bla.
Che anime belle! Così candidamente in bilico tra passato e avvenire, indecisi se stringerti l'avambraccio o porgerti, più correttamente, la mano. Pacche sulle spalle e un velo di imbarazzo. Ma solo un velo. In fondo non sono loro che hanno invertito la propria rotta politica di centottanta gradi, no, sei tu che non hai capito un cazzo. Che il mondo cambiava mentre tu te ne stavi lì, fermo, a presidiare un fortino pieno di ideali vecchi e moribondi. 'Mi fa schifo solo Fini' ti dice, 'Speriamo che il Cavalieri duri a lungo. Lui è il più fascista di tutti...' E tu che provi a dirgli che sai quanto te ne frega, di lui, di Fini e del cavaliere, ma la smania di autogiustificarsi è più forte di ogni tentativo di tagliar corto. 'L'importante è avere sempre le nostre idee nel cuore!' pontifica l'incauto.
E no! Non basta tenersi le belle idee nel cuore, non basta. Se non ci si adopera perché le idee diventino realtà a che serve qualsiasi tipo di impegno? A che cosa, soprattutto, sono serviti il nostro impegno e i nostri sacrifici? Se bastava coltivare in segreto le nostre convinzioni e proclamarsi antifascisti in pubblico, potevamo farlo trenta, quaranta anni fa, no? Ci saremmo risparmiati tanti guai, tante sofferenze e qualche decina di morti ammazzati.
E allora cari ex camerati che avete capito come muovervi nel vorticoso mondo politico di oggi, non ci venite ad ammannire sorrisi e ricordi in nome di una passata militanza comune. Quella, per voi, non conta più. Il passato è cosa che si addice a noi, voi tenetevi il vostro radioso avvenire, ma rammentate anche che la prossima volta potremmo non trovarci sulla stessa barricata.

23 marzo 2009

Parce sepulto.

AN si è sciolta. Senza dolore, senza dibattito, senza rimpianti. Una fine già scritta da tempo, una pietosa eutanasia. Così finisce, finalmente, l'equivoco di un partito di centro che pretendeva di raccogliere voti di destra. Con l'annessione al nuovo contenitore berlusconiano non ci sono più dubbi. Lo ha confermato lo stesso Fini: "il PDL non sarà di destra! Sarà un partito arioso, includente, interclassista." La nuova DC, insomma. Solo con un simbolo diverso. E il simbolo dei post-fascisti invece, la fiamma tricolore, per evitarne l'uso da parte di chi se lo meriterebbe rimane di proprietà di una apposita fondazione presieduta da Donato Lamorte.
Ut requiescat in pace.

19 febbraio 2009

Escrementi umani.



Una strada della Capitale sarà presto intitolata a Bettino Craxi. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Roma Gianni Alemanno a margine della proiezione in Campidoglio del film-documentario "La mia vita è stata una corsa" sulla vita del leader socialista. «In consiglio comunale - ha spiegato Alemanno - si completerà a breve l'iter per intitolare una strada a Bettino Craxi. Credo sia un doveroso riconoscimento e omaggio della Capitale a uno dei più grandi leader della storia della Repubblica». «Craxi è stato un grande leader - ha detto Alemanno - che ha saputo con largo anticipo individuare l'esigenza di modernizzazione del Paese. E' stata una figura capace di scavalcare le vecchie categorie destra-sinistra. Noi del Msi condividevamo la sua ricerca della dignità nazionale e le sue scelte riformiste. Le diffamazioni e i momenti amari non sono riusciti a scalfire l'immagine di uno dei più grandi statisti dell'Italia repubblicana. Inoltre fu lui l'unico prima di Berlusconi a fare una legge su Roma capitale. Il Msi s’ispirava a lui».


SENZA PAROLE...

10 febbraio 2009

10 Febbraio.



Gino Paoli: i miei parenti finiti nelle foibe (tratto dal "Corriere della Sera" del 21 dicembre 2005).

La vita e la storia devono essere davvero più complicate di quanto si creda, se accade di scoprire quasi per caso, in fondo a due ore di conversazione, che Francesco De Gregori non è l’unico cantautore simbolo della sinistra (mai rinnegata) ad aver vissuto in famiglia i crimini compiuti dai comunisti, sul confine orientale, al finire della guerra.
Racconta Gino Paoli che «mio padre, figlio di un operaio analfabeta delle ferriere di Piombino, aveva fatto l’accademia di Livorno ed era arrivato ai cantieri di Monfalcone come ingegnere navale. Là aveva sposato mia madre, che invece veniva da una famiglia benestante, i Rossi. Io sono nato nel 1934 e ho vissuto i primi mesi a Monfalcone, poi ci siamo trasferiti a Genova. Dieci anni dopo, parte della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all’italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone. I partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, vennero a prenderli di notte: un colpo alla nuca, poi giù nelle foibe. Mia madre e mia zia non hanno mai perdonato. Mi ricordavano spesso i nomi dei loro cari spariti in quel modo, senza lasciare dietro di sé un corpo, una tomba, una memoria. Peggio: una memoria negata. Per questo mia zia odiava gli jugoslavi; e per me è stata una bella sorpresa, da adulto, andare per la prima volta in Jugoslavia e scoprire che non erano affatto tutti così». Interviene Amanda, la splendida figlia che Paoli ha avuto dal suo amore con Stefania Sandrelli diciottenne: «Papà, ho fatto una lettura pubblica sull’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, e non hai idea di cosa abbiano commesso i nazisti...». «Sì invece Amanda, conosco bene quella storia. È atroce ma, vedi, le atrocità ci sono state da entrambe le parti. È la guerra che rende l’uomo atroce; per questo io odio la guerra. Una parte della nostra famiglia è finita nelle foibe e di queste cose per decenni non si è parlato. E la sinistra porta una responsabilità culturale, perché il partito doveva coprire la connivenza dei partigiani rossi con la strategia di Tito. Vedrai che ci vorrà un altro mezzo secolo perché le passioni si spengano e se ne parli liberamente. Atrocità hanno commesso anche gli alleati che risalivano l’Italia. Le truppe d’assalto avevano il diritto, riconosciuto per iscritto, di saccheggiare e stuprare: e le truppe d’assalto erano per gli americani i neri, per i francesi i marocchini, per gli inglesi gli indiani. Le conseguenze le hanno patite le donne italiane, finché queste truppe non si sono attendate al Tombolo, in Toscana, in un accampamento frequentato da femmine alla disperata ricerca di cibo, finché non sono arrivati gli americani ad arrestare tutti. Io stesso, Amanda, dovetti scendere dal treno che ci riportava a Genova e passare tra le macerie di Recco distrutta dal bombardamento alleato - non avevo ancora dieci anni - camminando tra due pile di cadaveri. È un ricordo indelebile».

05 gennaio 2009

Memorie.



Dedicato a quegli omuncoli di AN che per giustificare la loro meschina e prezzolata sopravvivenza parlamentare, vaneggiano a proposito di improbabili primogeniture di Almirante sul partito dei rinnegati finiani.

"Quando noi anziani, che siamo giustamente legati alle nostre memorie ed alle nostre vecchie tradizioni, parliamo un linguaggio che ci sembra attuale e che invece attuale non è; quando voi insistete a proposito dei valori della resistenza ed io insisto sui contrapposti valori della Repubblica sociale italiana, io vi dico che non sono disponibile a cedere su questo piano: non sono disponibile a rinnegare; e ricordo a me stesso che il vecchio motto del Movimento sociale italiano fu inventato da Augusto de Marsanich, che fu splendido segretario del partito e che insegnò nella sua esperienza, nella sua pulizia, nella sua estrema correttezza morale, nella sua grande capacità politica, a non rinnegare e a non restaurare. Non siamo disponibili per rinnegare; ma (abbiamo dato l'esempio e continuiamo a darlo) siamo capaci di non restaurare. La nostra non è una tradizione che pigramente pensiamo di potere inserire immutata nel presente e nell'avvenire del nostro Paese. Noi pensiamo di rinnovare noi stessi, di dare esempio di capacità di rinnovamento da parte nostra; pensiamo che sia venuta l'ora per riconoscerci in una Repubblica diversa, adeguta alle necessità dei tempi, in una Repubblica che sappia davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli italiani."

(Camera dei Deputati, 21 Aprile 1987)

17 dicembre 2008

Il senso di una svolta.


(ANSA) - Bufera sulla Giunta di Napoli. E' in carcere l'imprenditore Alfredo Romeo, coinvolto nell'indagine sulla delibera 'Global service', approvata dal Comune. Dodici persone sono agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli, due ex loro colleghi e un ex provveditore alle opere pubbliche. Sono coinvolti anche i due parlamentari Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd), secondo quanto appreso da fonti qualificate. L'accusa per i due è di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta.

Già da tempo si assisteva al coinvolgimento di esponenti di AN in episodi di malaffare politico, ma adesso l'inchiesta napoletana colpisce uno dei "colonnelli" finiani, uno degli interpreti principali della tragicomica svolta antifascista degli eredi del MSI. E questo chiarisce definitivamente il senso di un percorso che ha lasciato attoniti e confusi tanti elettori. Il giudizio sulla storia del nostro paese, l'antifascismo come valore, De Gasperi come statista di riferimento, la collocazione neo-centrista del partito, l'ingresso nel PPE: tutto propedeutico al tentativo di accreditarsi come la nuova democrazia cristiana. Ruberie comprese.

26 novembre 2008

Date a Cesare...


Il fantasmagorico presidente della Camera, Giangaleazzo Fini, ha tuonato contro il rischio di "cesarismo" che potrebbe caratterizzare il nuovo partito del centrodestra, il PDL.
Detto da lui fa un certo effetto. Lui che da leader di Alleanza Nazionale ha interpretato nella maniera più rigorosa il ruolo di Cesare. Lui che ha fatto piazza pulita di tutti coloro che osavano mettere in discussione il suo operato. Lui che ha espropriato gli organi di democrazia interna e ha gestito il partito come affare personale. Lui che nella scelta dei "colonnelli" è apparso spesso più Caligola che Cesare.
Adesso che AN sta per sciogliersi e per essere fagocitata dal nuovo partito di Berlusconi, reclama quello che per un decennio ha pervicacemente negato: dialettica interna, collegialità, meritocrazia.
Forse ha capito che nel nuovo partito, al cospetto del Cavaliere, il futuro Cesare non sarà lui. E, anche se un po' tardi, si è messo a fare il Marcantonio!

21 novembre 2008

Scusate, ma...


Villari che si aggrappa come una cozza alla poltrona della vigilanza Rai. Bocchino che si fa passare il compitino in diretta televisiva. Berlusconi che fa lo scemo con i capi di Stato esteri.
...

25 ottobre 2008

El Alamein: un messaggio per l'antifascista Fini.


La sconfitta dell'Italia del 1942 ''non avrebbe gettato alcuna ombra sui valori di lealta' e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi'', ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano commemorando i caduti.

Le nuove generazioni devono "rispetto e riconoscenza, sempre" ai caduti di El Alamein.

''Nella partecipazione dei nostri soldati alle missioni internazionali di gestioni delle crisi, sono convinto che si esprima quella stessa carica di lealta', di coraggio e di umanita' che contraddistinse tutti i nostri Corpi e reparti a El Alamein''.

I nostri Paesi, ha aggiunto, parlando come oratore ufficiale a nome dei 12 Paesi che onorano oggi i loro caduti nelle battaglie del 1942, ''sono impegnati oggi a contribuire all'affermazione di valori di pace e di giustizia fuori dei confini dell'Europa partecipando alle missioni internazionali di gestione delle crisi che hanno investito regione vicine e lontane''.

Napolitano poi ha reso omaggio alle ''alte virtu' morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova''.

''Tutti furono guidati - ha aggiunto - dal sentimento nazionale e dall'amor di Patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale''.

03 ottobre 2008

Dalla parte sbagliata (2)



Enrico Vezzalini, prefetto di Novara, fucilato il 23 Settembre 1945.
Va ricordato un particolare che lo avvicina ai grandi condannati politici di ogni tempo. Durante il lungo periodo intercorso fra condanna ed esecuzione gli è stata offerta la fuga dal carcere: poiché tale offerta non poteva essere estesa agli altri sei condannati con lui, la respinse con le parole: “0 tutti o nessuno!”.
Monsignor Pozzo che assisté il condannato, scrisse: “Il suo contegno mi ha edificato e direi quasi meravigliato. Ho ammirato la sua serenità d'animo, il suo coraggio, la preparazione al grande passaggio... La sua parola appassionata riuscì a portare la rassegnazione e la serenità ai compagni di sacrificio. Sono persuaso che già si trovi a godere la pace dei giusti.... E’ caduto da santo!”. E il giudice, pure presente all'esecuzione, ha dichiarato: “Sembrava andasse ad un ricevimento, tanto era composto, dignitoso e sereno. Io, avversario politico, ho dovuto abbracciarlo e baciarlo”.
Quale pluridecorato, il Vezzalini ha chiesto d'essere fucilato al petto: non l'ha ottenuto. Ma le sue ultime parole sono state: - Perdono a tutti! Viva l'Italia! Viva il fascismo! -

Poco prima ha scritto alla moglie:

Oggi più di ieri la mia certezza che la Fede che mi ha portato a cadere per lei è la vera, la giusta, mi dà l'orgoglio di chiedere a te ed ai miei bambini di non vergognarvi del nome che portate: sono stato sinceramente onesto in tutta la mia vita privata, lealmente soldato in tutta quella politica.
Non mi atteggio a martire: ma tu almeno non disprezzare questa fedeltà che riaffermo nel momento in cui mi costa la vita. Possa almeno il mio sangue placare l'odio degli uomini, compensarli di ogni altro sadismo di vendette e... quelli che resteranno possano guardare oltre ed assai più in alto di questo corpo che vale tanto poco e dell'egoismo che fa cercare per le persone e non per la Patria la soddisfazione di vittorie che non danno storia. Tu sai, tu che mi sai tutto, che sono sempre stato tenace in questa mia Fede: oggi mi si chiama traditore; ma io non ho mai tradito. Non la Patria, alla quale ho dato, come soldato, tutto il povero valore personale che possedevo; non la umanità, alla quale ho offerto un lavoro senza soste ed il mio poco ingegno: non la famiglia alla quale penso con adorazione fino all'ultimo momento.
Non ho tradito, non tradirei, se restassi vivo. Forse per questo cado. Ma con me non cade il mio Ideale. Se non fosse perché ci siete voi, sarebbe bello cantare la nostra canzone di Fede e finire urlando: per l'Italia e per il Fascismo: Viva la Morte! Alleva Ennio e Pucci: falli come te e dì loro che il papà non era un criminale. Gli uomini hanno sbagliato.

30 settembre 2008

Sempre dalla parte sbagliata.



"I partigiani non erano amati da tutti, c'erano anche quelli che dopo aver fatto qualche azione scappavano sulle montagne, lasciando la popolazione civile a subirne le conseguenze".

Non si pensi che a pronunciare queste parole sia stato Giorgio Pisanò, né tanto meno quel revisionista prezzolato di Pansa. No, a dire questa banale verità ci ha pensato Spike Lee, regista, americano, negro e di sinistra. Un erede dei "liberatori" evidentemente poco avvezzo al rispetto della vulgata resistenziale italica. Poche ciance, noi americani sappiamo bene quale fu il contributo della resistenza alla risoluzione del conflitto! Inesistente.
Comunque questa chiave di lettura è costata al regista la reprimenda dell'ANPI e di tutta la fanfara antifascista. Si attende la ferma, indignata presa di posizione di Gianfranco Fini contro questa inammissibile ingerenza storico-cinematografica e in difesa degli inalienabili valori della lotta di liberazione partigiana.

16 settembre 2008

Dalla parte sbagliata.


"Secolo d’Italia” 7 maggio 1992

La Storia sta dandoci una rivincita di cui siamo orgogliosi.
Ai combattenti della Decima riuniti alla Piccola Caprera il Segretario nazionale del MSI-DN Gianfranco Fini ha inviato un messaggio di saluto e di solidarietà, letto ai partecipanti dal Comandante Buttazzoni ed accolto con un grande applauso. Eccone il testo:
Ai combattenti della Decima, espressione più alta del valore dei nostri soldati, va il cameratesco saluto di tutto il Msi. A chi, come voi, difese l’onore e la dignità della Patria nel momento più tragico e doloroso della nostra storia nazionale, deve rendere omaggio ogni italiano: ognuno di voi e con voi tutti i combattenti delle Forze armate della Rsi, rappresenta la prova che chi è vinto dalle armi ma non dalla storia, è destinato, con il passare del tempo, a gustare il dolce sapore della rivincita.. I vostri ideali, raccolti idealmente dalle giovani generazioni, hanno già trionfato, ed i nemici di ieri, vincitori militari solo per la preponderanza delle forze in campo, sono i grandi sconfitti della fine secolo. Dopo quasi mezzo secolo il fascismo è idealmente vivo, dopo solo tre anni dalla caduta del muro di Berlino, il comunismo è definitivamente morto. Nessuno lo rimpiange, in milioni lo maledicono. E chi, come voi, ha sempre combattuto per un’ Italia migliore, non può non avere avuto un moto di spontaneo orgoglio. L’orgoglio di chi sa di essere nel giusto, il 25 aprile 1992, cioè il giorno in cui, per una imperscrutabile volontà del destino il Capo dello Stato ha sepolto la Repubblica nata dalla resistenza.
Molto c’è ancora da fare, comunque, specie per cancellare le leggi barbare della discriminazione e dell’odio istituzionalizzato. Soltanto dopo si potrà davvero parlare di pacificazione nazionale.
Come sempre, il Msi sarà al vostro fianco.
Gianfranco Fini

09 settembre 2008

Quando meno te lo aspetti.

Quando meno te lo aspetti qualche vecchio “camerata” ti sorprende. Avvezzi ormai come eravamo al quotidiano esercizio dell’abiura, tutto potevamo aspettarci tranne che ‘Gnazio regalasse due paroline quasi benevole ai combattenti di Salò. Certo, quella precisazione: “dal loro punto di vista”, ridimensiona fortemente la tesi che anche essi avessero combattuto per salvare la Patria.
Perché questo è il nostro punto di vista. Qualche anno fa era anche quello di ‘Gnazio, ma si sa, le cose sono mutevoli.
Viste comunque le reazioni isteriche non solo della sinistra antifà, ma anche del presidente della Camera, del sindaco di Roma e di altri insospettabili, bisogna riconoscere al ministro della Difesa di aver gettato un bel sasso nello stagno. Adesso aspettiamo le inevitabili rettifiche e precisazioni, magari con apparizione televisiva con tanto di kippah…

06 agosto 2008

Giorgia, oh Giorgia...


Meloni. Ministro della Repubblica. La ricordiamo quando ancora in fasce Fini la impose vice-presidente della Camera, come uno sputo in faccia ai suoi colonnelli che per quella poltrona scalpitavano. Lei, pischella neo-eletta miracolata, la più giovane e la più sconosciuta della truppa parlamentare aennina. Oggi è diventata grande ma non ha ancora reciso i fili del suo grande manovratore, colui che la fece diventare presidentessa di Azione Giovani assicurandole un comodo avvenire e che oggi continua a manovrarla come un pupo. O una pupa. Si deve infatti al duo Gasparri-Meloni la polemica di questi caldi giorni di vigilia olimpica. “Gli atleti devono boicottare la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino!” hanno tuonato all’unisono. “Occorre dare un segnale preciso!” dice la Ministra. Eja eja, alalà.
E questo segnale, ovviamente, lo devono dare gli atleti. Armiamoci e partite! Ragazzoni che corrono, saltano, lanciano oggetti, nuotano e sudano. E che se interrogati verosimilmente non saprebbero manco dire il perché di tante levate di scudi contro la perfida Cina. I diritti civili negati? L’inquinamento del globo? I cani cotti in fricassea? L’occupazione e l’oppressione del Tibet?
Noi preferiremmo che segnali e atti precisi fossero lanciati ed adottati dalle istituzioni, semmai. Quelle di cui fa parte la Ministra Meloni, per esempio. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di contrastare l’aggressione economica sleale e letale della Cina. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di stigmatizzare la carenza dei diritti civili e delle libertà dell’individuo nel più grande paese totalitario del pianeta. Quelle che avrebbero il potere e il dovere di reclamare la liberazione del Tibet dopo quasi sesssant’anni di occupazione. Ma sono, le nostre, istituzioni fatte di uomini, pupi e pupe, che si danno alla macchia pur di non incontrare il Dalai Lama e incorrere così nelle ire di Pechino. Allora, suvvia, lasciamo che a immolarsi per i diritti siano i nostri ragazzi in canottiera e mutanda azzurre. In fondo, “non è più tempo di santi e di eroi”…

08 luglio 2008

La strage di Bologna? Un incidente dei palestinesi.

Corriere della Sera
Aldo Cazzullo intervista Francesco Cossiga
8 Luglio 2008

(...)
D: Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?

R: «Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».

D: Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?

R: «Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"».
(...)

26 giugno 2008

Ma oggi la politica è una cosa seria...


"Si fa un gran parlare dell'assenteismo dei deputati dai lavori parlamentari. Sono dei «mangiapane a ufo», direbbero in Toscana. La nomenklatura di vertice intende, non è la prima volta, ricorrere ai ripari, e per il momento, le minacce si sprecano. Si va dalla espulsione dalle liste alla decurtazione dell'indennità. In nome di Sua Maestà il partito che, ricordiamolo, ci ha messi tutti in fila, deputati o no.

* * *
I partiti non sono più centri di vita associata, sono esclusivamente centri di potere mafioso. Se ci fate caso il cerimoniale partitico, nei comportamenti, nella scelta della propria classe dirigente, è tipicamente mafioso. Basta un dato: si è promossi, non perché si hanno qualità morali e professionali particolari, ma perché si è amici del clan che comanda, e il clan, spesso, gestisce il partito corrompendo il proprio corpo di militanti con i soprusi e le sopraffazioni che, tante volte, abbiamo visto denunciate: tessere fasulle, denaro, incarichi retribuiti, espulsione e peggio. Paradossalmente, davanti ad una sempre crescente diminuzione delle adesioni degli iscritti, si ha, da parte del partito, un sempre crescente aumento di potere. Diminuisce la fede, cresce il potere. Si veda il personale partitico: persone che non credono più in nulla, ma dipendono dal partito per lo stipendio che ricevono. Sempre più numerosi. Deputati di serie A, poi di serie B, poi di serie C (parlamento, regioni, comuni, province, USL banche, enti e via di seguito). Sono i cani da guardia del sistema, tenuti al guinzaglio dal 27 del mese o dalle varie indennità parlamentari, ministeriali, regionali, comunali, entocratiche.

* * *
Ed è Sua Maestà il Partito che ha reso le aule del Parlamento deserte, vuote. Perché? Perché le ha trasformate in una zona morta della vita italiana. L'affermazione del deputato Cuminetti: «siamo sottoimpiegati, il prodotto si fa altrove (nelle chiuse segreterie partitiche), a noi non resta che l'imballaggio del prodotto ...»

* * *
«Ha riflettuto sul livello delle persone che compongono la Camera dei Deputati? Sì? Allora si sarà accorto che sono tutti imbecilli».
(Massimo Severo Giannini, ex-membro dell'Assemblea Costituente, ex-ministro, insigne giurista, da «la Stampa», 23.10.88).

* * *
Non basta. Claudio Martelli, in replica a Pannella che accusa il PSI di avere aperto la campagna acquisti dei deputati che intendono lasciare il PSDI e confluire nel partito di Craxi: «Se Pannella iscrive al partito radicale camorristi e delinquenti e porta in Parlamento terroristi (Negri), ex-generali, e puttane (Cicciolina), siamo nella norma, mi pare giusto ...». Questo, il Parlamento. Se lo dicono loro, perché contraddirli?"


Beppe Niccolai
Rosso e Nero
1988

28 maggio 2008

Al peggio non c'è mai Fini!

Si, lui, Galeazzo Fini. Il "caghetta", il piagnucoloso di Rimini. Colui che si fece fascio per vedere John Wayne. Quello che voleva "portare il fascismo negli anni duemila". Quello che "Mussolini il più grande statista del novecento", anzi no, meglio De Gasperi!
Questa autentica merda umana non perde occasione, per ingraziarsi ulteriormente Tel Aviv, di sputare nel piatto dove ha abbondantemente mangiato.
Alla vigilia della presentazione dell'opera omnia parlamentare di Giorgio Almirante e in piena polemica sulla proposta avanzata dal sindaco di Roma di intotalargli una via cittadina, non trova di meglio che rilasciare una dichiarazione in cui definisce "vergognose" le parole espresse da Almirante (nel 1942!) su "La difesa della razza". Una posizione sulla quale, giova ricordare, lo stesso Almirante fece pubblicamente autocritica.
Come se noi dovessimo ricordare tutto quello che ha detto e scritto Fini quando era un pericoloso eversore. Ad esempio:
"Anche nel campo dello sport il Fascismo, quindi, ha lasciato un’impronta incancellabile: non solo per le tante vittorie, per i tanti stadi e impianti che ancora oggi accolgono gli atleti, per la sapiente e oculata strategia legislative che fu varata, ma soprattutto per quella ventata di giovinezza, di pulizia, di dedizione a una causa; di senso del dovere e di servizio, di lealtà che seppe infondere a tante generazioni di italiani che certamente si sono fatti uomini, nel senso più autentico del termine, nelle organizzazioni giovanili e nelle competizioni sportive del regime fascista."
(Gianfranco Fini - 1983 - atti del centenario della nascita di Benito Mussolini)

22 maggio 2008

22 Maggio 1988 - 22 Maggio 2008

“E che dire del Movimento Sociale Italiano? Di questo caro partito che è qui davanti a me? Che è nato tanti anni fa e che io riconosco nei volti degli anziani ed amo nei volti dei giovani. Che dire di questo Movimento Sociale Italiano, nostra Patria, nostro approdo, nostra cittadinanza morale, nostro rifugio, nostro riparo, nostra gloria, nostra famiglia? Che dire di questo Movimento Sociale Italiano che consentì nel 1948, nel nostro primo Congresso a Napoli, a colui che io definii a ragione il nostro vertice morale, Augusto De Marsanich, di lanciare una formula memorabile: non rinnegare e non restaurare?
Se non vi fosse stato all'inizio, se non vi fosse stato nel primo nostro Congresso, e mi permetto di dire: se non fosse stato in quell'ambiente napoletano di allora, il miracolo della resurrezione morale e spirituale, e l'ancor più memorabile miracolo della resurrezione politica, quale senso avrebbe avuto, da allora in poi, la nostra stessa esistenza? Avremmo vissuto, o per dire meglio vegetato, sotto il peso della rassegnazione. Saremmo stati per sempre i vinti dello spirito, gli orfani di noi stessi. La nostra vita sarebbe stata una permanente Caporetto, un otto settembre irreversibile.
Fu il Movimento Sociale Italiano, il Movimento-famiglia, il Movimento-onore, il Movimento-nostalgia e avvenire al tempo stesso, che ci salvò dalle pesanti tentazioni della resa. Fu - ed è ancora, dopo tanta forza di anni e di eventi - il Movimento Sociale Italiano a salvarci dal limbo, più ancora che dall'inferno, in cui correvamo il rischio di precipitare per sempre.
E adesso, superata definitivamente la lunga fase grigiastra delle incertezze e delle malinconie, adesso il Movimento Sociale Italiano è per tutti noi forza e garanzia di non estinguibile vitalità.
Se avessimo pensato, quando nascemmo, se alla fine del 1946 avessimo pensato, ci fossimo proposti, di giungere al momento in cui dal non rinnegare saremmo liberamente passati all'esaltare, al celebrare, al mitizzare, all'educare apertamente le giovani generazioni al senso della Storia, avremmo dato a noi stessi dei pazzi o degli illusi.
Adesso però non dobbiamo cedere alla tentazione opposta. Non dobbiamo gettare dietro le nostre spalle la esemplare umiltà che ci ha caratterizzati e che ha costruito un valido scudo, a difesa della nostra coscienza e anche della nostra intelligenza. Abbiamo certamente compiuto un buon tratto di strada, ma la meta è ancora molto lontana. I più anziani tra noi - e io lo sono certamente, quanto ad esperienze di questo quarantennio - debbono rendersi conto che è bello lottare per gli altri, molto più bello che lottare per sé o anche per sé.
In più chiari termini, non dobbiamo pensare possibile, per noi, di toccare con mano il momento conclusivo, il momento carnale della vittoria conquistata, accarezzata, toccata con le mani dello spirito e con quelle del corpo. La nostra generazione non è destinata a tanto, ma è destinata a qualche cosa di più: è destinata a fare il lavoro dell'ape virgiliana, dell'ape operosa e umile che lavora per gli altri e per sé nulla chiede se non la dolcezza del fato che si compie e che via via va riportando il sorriso sulle labbra di chi si riteneva votato al dolore, soltanto al dolore.
E' questa la funzione, rasserenatrice, rigeneratrice, della fiamma tricolore. Il calore della fiamma e la sua luce: calore di sentimento, luce di ragione e di verità. E' questo il sereno e umile testamento spirituale degli uomini della mia età, che guardano agli ancora anziani con infinito rispetto , ai più giovani con affetto infinito.”

Giorgio Almirante
29 Luglio 1984.

09 maggio 2008

La notte brucia ancora.

Aldo Cazzullo intervista Giampaolo Mattei.
Corriere della Sera

"I funerali di Almirante sono stati funerali anche per la nostra famiglia. Da allora siamo stati dimenticati. Più ancora dopo la nascita di An. Almirante era uno di casa. Venne alla mia comunione, alla mia cresima, ai miei compleanni, perfino alla festa quando rifacemmo il tetto di casa. Al mio matrimonio è venuta Donna Assunta. A casa c'erano spesso i dirigenti del Msi romano: Donato Lamorte, Giulio Maceratini. Cosi' come ricordo gli avvocati che fecero emergere la verità: Vittorio Battista, Michele Marchio, Raffaele Valensise. Da tempo, però, non vediamo più nessuno.
Gasparri, Alemanno, non uno di loro ha mai fatto una telefonata alla mamma, un 16 aprile. Chiami, e ti fanno parlare con il vice del portaborse. Fini disse che si sarebbe adoperato per l'estradizione di Lollo, poi non ne abbiamo saputo più niente, forse non era possibile, non so. Nessuno ha mai aiutato la mia associazione. In vita mia ho votato una volta solo, nel 2000: per Francesco Storace. Mi ha deluso pure lui. Il vecchio Msi era una comunità, di cui si sono perse le tracce. E' un isolamento che mi fa male, anche perchè sento cominciare nel paese una stagione difficile, vedo i segni dell'odio politico che ritorna. Per quel poco che posso fare, mi batterò perchè questo non accada, e per far vivere memoria e giustizia".

Giampaolo Mattei
La notte brucia ancora
Sperling & Kupfer

16 aprile 2008

Barra al centro.

Lo tsunami Berlusconi è passato e si è portato via gran parte del panorama politico italiano. Quelli che non erano bastevolmente forti da resistere all'onda. "Cespugli", "nanetti", in vario modo definiti e a più riprese accusati di essere il vero ostacolo alla governabilità, alla stabilità, alle riforme, al progresso. Ammettiamolo: fa un po' impressione questo parlamento repubblicano dove per la prima volta non saranno rappresentate la destra e la sinistra. Dove la rappresentanza identitaria, ideologica e quindi genuinamente "partitica" non ha trovato casa. Ed è incomprensibile la soddisfazione di chi, a destra, ha festeggiato (la signora Santanchè in testa) per la "scomparsa dei comunisti" dal parlamento nazionale. Non solo perché, vale la pena ricordarlo, contemporaneamente sono scomparsi anche i fascisti, o i post-fascisti, o, per dirla più esattamente, i post-missini. Ma soprattutto perché quel che resta, sopravvive e prospera è esattamente quel grande centro, indistinto e indistinguibile, che da anni paventavamo come il vero grande rischio che la destra stava correndo.
Una enorme massa, un corpaccione, un'entità omologatrice dalla quale è bandito ogni riferimento valoriale, culturale e ideale. Dove la misura del valore politico, sociale e personale la danno i successi economici, imprenditoriali e finanziari. Una holding, un cartello economico ancor prima che elettorale. Il consiglio di amministrazione dell'Italia SpA. E che a presiedere questo CdA ci sia Berlusconi anziché Veltroni non cambia sostanzialmente un tubo: è il definitivo suggello dei potentati economici e dei loro sodali sulla vita pubblica del nostro paese. Il primato dell'economia sulla politica. La vittoria dell'oro sul sangue.

04 aprile 2008

L'ora delle scelte.


Credo che domenica prossima, dopo qualche anno, tornerò a votare.
Intendiamoci: la cosa non mi procura nessun brivido di piacere ne tanto meno la sensazione di andare a compiere, da bravo cittadino, un atto di alto senso civico.
Tornerò a votare perché ho visto emergere dopo tanti anni qualcosa di nuovo eppur di antico...
E voterò La Destra di Storace, per l'occasione accompagnata da quella fiammettina tricolore che ne imita un'altra, più antica e più bella, che per la prima volta nella storia della repubblica mancherà sulle schede elettorali.
Perché ho rivisto nella emarginazione che sta subendo il partito di Storace, negli attacchi in odore di "arco costituzionale", nel livore razzista contro i suoi rappresentanti, una serie di manovre che il potere (una volta avremmo detto "il regime") sta mettendo in atto e che mi auguro, anche con il mio voto, di poter spezzare.
Perché sono stufo degli appelli al cosiddetto voto utile. Perché se devo impegnare il mio tempo per recarmi al seggio voglio avere il diritto di dare un voto anche inutile. Voglio votare col cuore. E non me ne frega niente se poi vince Veltroni. Sai che differenza col cavaliere! E mi fanno ridere tutti quegli anticomunisti dell'ultima ora che mi guardano come se avessi la peste e mi dicono: "ma così vince la sinistra"! E sai che problema. Cosa rischio? Di ritrovarmi un governo che faccia una maxi-sanatoria per i clandestini e che poi magari dia loro anche il diritto di voto? Come dite? Queste cose le fa il centro-destra? Appunto.

Voterò la Destra perché oggi è la cosa che più mi ricorda quello che fu il Movimento Sociale Italiano. Anche se non è la stessa cosa perché quella fu un'esperienza unica e irripetibile. Che nessuno ci potrà restituire. Soprattutto perché nessuno ci potrà restituire i nostri vent'anni e i nostri sogni.
Ma oggi, di fronte allo spettacolo infame che la casta ci propina tutti i giorni, un ricordo, anche se pallido, è pur sempre qualcosa.

10 marzo 2008

Antifascismo militante.



Adesso che è diventato il maggiordomo di Berlusconi il prode Galeazzo Fini trova il coraggio di criticare aspramente il suo datore di lavoro:
Come si è permesso Silvio di candidare nelle liste del PdL uno sporco fascista dichiarato e non pentito come Ciarrapico? Che tornino nelle fogne, perbacco! Che ne sarà adesso della mia reputazione a Tel Aviv?

E' proprio vero: al giorno d'oggi non ti puoi fidare più di nessuno.

05 marzo 2008

Troppo simili?



”Molto rumore per questa questione dei contrassegni significa solo una cosa: la vera Destra fa paura e i voti delle urne ce lo confermeranno. Stiamo gia’ modificando il simbolo, ma nulla mutera’ il senso politico di questo logo che dice identita’ e progetto. I valori non possono essere fermati da una misura amministrativa”. Lo dichiara Luca Romagnoli, segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, commentando la decisione del Viminale di modificare il simbolo de ‘La Destra'. Se An cerca soddisfazione in queste piccole vicende -attacca l’eurodeputato- dimostra ancora una volta di essere un partito privo di contenuti. Ormai a via della Scrofa si attaccano a tutto. Cambieremo i colori del contrassegno e la posizione della Fiamma -assicura Romagnoli- anche se a nostro giudizio questi elementi di confondibilita’ con il simbolo di An che ci sono stati contestati, appaiono strumentali. La ricusazione ci sembra roba da Corte di Giustizia europea -conclude l’eurodeputato- ma non abbiamo tempo da perdere: la vera Destra sara’ presente e distinguibile sulle schede elettorali, con la
sua Fiamma che e’ incontestabile. Ed e’ una storia immensa”.


"Lo sanno. Lo sanno bene che La Destra è un pericolo per la casta e per la politica degli inciuci. Così, hanno cercato di farci fuori, ma hanno sparato troppo presto. Hanno messo in campo il simbolo di un partito che non c’è più, perché Gianfranco Fini lo ha sciolto nel calderone del cosiddetto Partito del Popolo delle libertà, soltanto per creare confusione, per poter dare problemi al nostro simbolo, quel simbolo che non abbiamo venduto per qualche posto in Parlamento."
- Francesco Storace -


Da tempo manifestiamo la nostra perplessità sulle soluzioni grafiche che a destra vengono a varie riprese adottate. Poca lungimiranza e zero professionalità per quanto riguarda l'impatto dei simboli elettorali. Ma questo episodio ci fa un po' ridere: da una parte l'astuto Storace che presenta un clone nel tentativo di cuccarsi il voto di qualche sbadato orfano di AN, dall'altra il perfido Fini che non pago di tenere in ostaggio la fiamma (quella originale) pretende di attribuirsi l'esclusiva anche del colore azzurro e della posizione del "cerchio interno"...
In realtà gli elettori di Storace e Romagnoli non hanno bisogno di alcun trucchetto: per loro è importante la consapevolezza che la differenza fra laDestra e AN non sia un fattore puramente grafico, ma sostanziale.

21 febbraio 2008

Voto utile.


Galeazzo Fini fa appello agli elettori perché non disperdano i propri voti. Dice che solo i voti dati al PD e al PDL sono voti utilizzabili. (Forse perché l'uno e l'altro sono esattamente la stessa cosa?)
Amarcord: nella prima repubblica la DC diceva di non votare Movimento Sociale perché solo i voti dati allo scudo crociato erano "utili" alla costruzione di una solida diga anticomunista!
Ma tu guarda come va il mondo...

18 febbraio 2008

Coerenza.



"Se avessi buttato la mia storia
avrei ottenuto tutto, come Fini"

Cosa aveva messo sul piatto Berlusconi per entrare nel Pdl senza simbolo dell'Udc?

"E' ovvio che avevo capito da tempo che per me ci poteva essere spazio e grandi riconoscimenti. A condizione che si annullasse un'esperienza politica. E' quello che capiterà a Fini che avrà riconoscimenti, sarà presidente della Camera, ministro degli Esteri o quello che vuole. A patto che annulli la sua esperienza politica. Il problema è perfettamente legittimo, dal punto di vista di Berlusconi è anche coerente perché non vuole condizionamenti di altri partiti. Tranne la Lega perché probabilmente si fida. Anche se ha fatto il ribaltone, mentre io non l'ho mai fatto".

Deluso da Fini?

"L'unica persona di cui vorrei veramente non parlare in questa campagna elettorale è Fini, e credo che sia un grande vantaggio per tutti. Soprattutto per lui".
(la Repubblica)

Tanto di cappello onorevole Casini! Noi non l'abbiamo mai avuta in soverchia simpatia, ma al cospetto di tanti nani (e pigmalioni di ballerine...) della ex CdL oggi Lei giganteggia. Averla sentita dire a Berlusconi che "non tutti sono in vendita" ci ha procurato un brivido e una buona dose di nostalgia. Che poi i maligni si affrettino a obiettare che non vi siete trovati daccordo sul prezzo non cambia la sostanza delle cose: l'UDC ha messo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza pur di non rinnegare la propria storia. Una scelta la sua, come quella di Storace in precedenza, che forse non sarà la più remunerativa in termini elettorali e di carriera personale, ma che fa sperare in un ritorno ad un'etica della politica che ormai è solo un pallido ricordo.

08 febbraio 2008

Berlusconi: FI e AN addio. Solo simbolo PdL

E così è successo. Il cavaliere porta a compimento la "strategia del predellino" e vara, per le prossime elezioni, la lista unica del centrodestra. La mancata adesione di Udc e Lega, l'uno impegnato nel progetto neo-centrista delle mani libere e l'altra rocciosamente decisa a salvaguardare la propria identità, anche territoriale, fa sembrare il tutto una vera e propria annessione di AN da parte di Forza Italia. Quel campione di coerenza che risponde al nome di Gianfranco Fini smobilita armi e bagagli dopo aver solennemente dichiarato che mai e poi mai avrebbe aderito al partito unico nato da cotale operazione di ingegneria politica. Da un punto di vista psicoanalitico è la conferma che Fini necessita di un tutore: prima Almirante, poi Tatarella infine Berlusconi. La dimostrazione provata del suo personalissimo "mito incapacitante". L'essersi circondato di yes-men, di grotteschi "colonnelli" (anche loro ormai in via di pensionamento) e di pseudo intellettuali adoranti, non è bastato, ovviamente, a fare di lui un vero leader, un capo, uno statista.
Da un punto di vista squisitamente tecnico il rifugiarsi sotto le comode insegne della lista di Berlusconi, vittorioso secondo tutti i sondaggi, rappresenta il tentativo di diluire e mimetizzare una eventuale débacle elettorale di AN che evidentemente Fini e i suoi consigliori non devono giudicare così "eventuale".
Infine, per noi che diamo importanza a queste cose, una riflessione: le prossime saranno le prime elezioni del dopoguerra in cui non sarà presente la fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano. Peccato. Perché anche così ridotta, inutilmente sovrastata, tenuta in ostaggio da proprietari immeritevoli, era pur sempre l'ultimo simbolico legame con le nostre radici, con la nostra giovinezza, i nostri sogni e con un mondo che avremmo voluto, che avrebbe potuto essere e purtroppo non è stato.

04 febbraio 2008

Sòr Tentenna.

Il sempre più patetico Gianfranco Fini gioca a fare lo statista. Scimmiotta Veltroni, al quale per altro dà del "Crozza" beccandosi in risposta una serie trasversale di frizzi lazzi e pernacchie, e cerca di presentarsi come politico serio e responsabile, che ha a cuore gli interessi degli italiani ancor prima di quelli della sua parte politica. Quindi se il Walter proclama che il PD correrà da solo alle prossime elezioni, anche Fini propone al Cavaliere di fare la prossima coalizione di centrodestra senza i "piccoli partiti". Che anima bella! Qualcuno gli può spiegare che Veltroni ha detto una cosa diversa? Che se Berlusconi dovesse fare altrettanto a competere in solitaria sarebbe Forza Italia (o Popolo delle Libertà) e tutti gli altri, AN compresa, si attaccano al tram?
Ma parliamoci chiaro: l'ultima pensata di Fini nasce esclusivamente dalla speranza di liberarsi della Destra di Storace, la cui prossima consistenza elettorale lo preoccupa più di un'eventuale vittoria della sinistra. Già perchè, dato per certo che si voterà con l'attuale legge elettorale, Fini è disposto a far perdere le elezioni a Berlusconi pur di consumare la propria, personale vendetta nei confronti dei suoi ex camerati che hanno avuto l'ardire di mandarlo gentilmente a quel paese.

25 gennaio 2008

Saluto Romano!



Il governo Prodi è caduto, con sollievo di tutti gli italiani.
Restiamo in trepidante attesa di sapere a quale altro democristiano affideranno le sorti del Paese.

16 gennaio 2008

Amate sponde.

Nel giro di pochi giorni gli osservatori esteri hanno potuto vedere, tra le tante magagne che affliggono il belpaese, tre vere e proprie perle: una regione completamente sommersa dalla spazzatura, una minoranza di zecche e intellettuali radical-chic che impediscono a un Pontefice e capo di Stato di parlare all'Università, la moglie del ministro della Giustizia arrestata per concussione. Grazie, grazie repubblica nata dalla resistenza e dall'ignominia dell'otto settembre per farci sentire così orgogliosamente fieri di essere italiani!

22 novembre 2007

Fini: “Andiamo al centro con l’Udc”



Quando quella sera dell'ottantanove guardavamo in tv le immagini del muro di Berlino che crollava, eravamo consapevoli che il mondo sarebbe cambiato. Che nulla sarebbe più stato come prima e che la nostra generazione aveva avuto il privilegio di vivere un passaggio epocale. Da quella sera anche in Italia tutto sembrava destinato a cambiare: come se la fine del comunismo praticato avesse spazzato via non solo tutte quante le ideologie del ventesimo secolo, ma anche il vecchio ordine politico e sociale. Così abbiamo visto dissolversi partiti-stato sotto i colpi di una magistratura che non sempre era migliore della politica. Abbiamo visto nascere partiti-azienda, un imprenditore diventare presidente del consiglio, ex-fascisti andare al governo. Credevamo di averle ormai viste tutte. Invece nell'attuale fermento caotico in cui nuovi partiti nascono, altri cambiano nome e alcuni defungono, ci mancava di vedere questa. Che poi, diciamocelo, è esattamente quello che tutti ci aspettavamo. La naturale (?) conclusione di un percorso iniziato alcuni anni orsono, quando Fini ha impresso la sua svolta centrista ad Alleanza Nazionale. Si, daccordo, se non fosse nato il Partito Democratico, se Berlusconi non avesse risposto da par suo con la incredibile "apparizione" del PdL, se, se, se...
Con AN relegata ai margini, Fini e soci sono costretti a gettare la maschera e ad accelerare sulle proprie scelte di campo. Forse è finito l'equivoco di un partito di centro che pretendeva di rappresentare la destra. Certamente è finito il sogno di Fini di essere il Sarkozy italiano.

16 novembre 2007

Fini ridisegna le alleanze?



Il proprietario di AN intima al Cavaliere di voltare pagina. Con una lettera aperta al Corrierone (mai il coraggio di dire le cose in faccia, eh Gianfra'?) pubblicata all'indomani dell'approvazione della finanziaria e quindi dettata prima che si conoscesse l'esito del voto in Senato, Fini apre agli appelli veltroniani al grande inciucio. Il pretesto è la nuova legge elettorale e già si accettano scommesse sulla "svolta" proporzionalista di AN. In realtà appare evidente il tentativo di mettersi di traverso sulla strada di Berlusconi reo di aver benedetto, urbi et orbi, il nuovo partito di Storace. Gli addetti ai lavori giurano che le velleità indipendentiste di Fini dureranno pochi minuti. Il tempo di essere come al solito ripreso con una tirata d'orecchi dal leader della CdL. Ma chissà: da un partito che ha fatto dell'otto settembre il suo faro ideale, c'è da aspettarsi di tutto.

07 novembre 2007

Il bel paese.


Il decreto sulla sicurezza che il governo sta varando in queste ore, sull'onda emotiva del barbaro omicidio della donna romana da parte di un rom, si traduce nell'ennesima presa per i fondelli. Ma quali procedure facilitate per le espulsioni? Ma quali controlli e selezioni sugli ingressi? Ma quali "sindaci sceriffi"? Meglio una decisa opera di contrasto dei nascenti rigurgiti di razzismo e xenofobia!
Come dire che l'allarme sociale in questo paese non è dovuto alla presenza massiccia di immigrati che scippano, rapinano, spacciano, stuprano e uccidono le nostre donne, ma a qualche italiano che si è rotto i coglioni e che sporadicamente li prende a sacrosante legnate.
Ma che razza di paese è quello in cui se si esprimono dubbi sull'olocausto si va in galera e ladri, spacciatori, omicidi e criminali vari godono di una sostanziale impunità?
Un paese di merda.

05 novembre 2007

I numeri di Fini.


Il povero Gianfranco non ne azzecca una! Dopo tutti questi anni passati ad accreditarsi come leader di un partito moderato, tollerante e antifascista, non ti capita che un rom violenta e ammazza una donna italiana? E lui, convinto di cavalcare la tigre di una protesta da cui da tempo ha preso le distanze, se ne esce con la frase:"bisogna espellere almeno duecentomila stranieri!". In cinque secondi di dichiarazione alla stampa ha fatto precipitare se stesso e il suo partito nell'abisso nero dell'intolleranza, della xenofobia, dello squadrismo dal quale con tanta fatica cerca di emergere. Una sola frase e agli occhi dell'opinione pubblica si rivela la destra bieca, oscurantista e reazionaria come è sempre stata e sempre sarà. Povero Gianfranco! E lui che si sognava già come il Veltroni de no'antri, buono e rassicurante. Tollerante e moderno. Due figli del dopoguerra. Mai stato comunista uno, mai stato fascista l'altro. E' proprio vero: questa stampa pignola e cattiva non perdona. Basta una parola messa male e devi ripartire da capo. Nessuno che si ricordi che proprio lui, il povero Gianfranco, ha fatto la più grande sanatoria di immigrati della storia dell'umanità: settecentomila extracomunitari. E che proprio lui a quegli immigrati voleva concedere il diritto di voto! Ma la riconoscenza in politica è cosa rara; quasi come la coerenza. E allora c'è da giurare che tra pochi giorni, quando l'effetto emotivo del delitto di Roma sarà svanito, tutto tornerà tranquillamente come prima: i clandestini a scorrazzare indisturbati per l'Italia, i rom a rubare e delinquere in vario modo e Fini a mostrare il volto buono e presentabile di una destra moderna, aperta, interetnica e solidaristica. Quelli che gridano "pena di morte" o "fuori i clandestini" sono solo elettori. Anche di Fini.

17 ottobre 2007

Contra omnes.

Non sappiamo se Francesco Storace avesse in animo, quando ha dato vita a LaDestra, di rifondare il vecchio MSI. Non crediamo. Anche perché, purtroppo, tutti i tentativi fino ad oggi esperiti sono naufragati sugli scogli di una evidente inadeguatezza di chi li proponeva e soprattutto su quelli dell'assoluta unicità di un'esperienza gloriosa e irripetibile.
Tuttavia le vicende che stanno caratterizzando la nascita della nuova formazione politica storaciana e il contesto che l'accompagna, ci ricordano per certi versi qualcosa del Movimento Sociale. Da tempo non si assisteva a una demonizzazione e al sistematico tentativo di isolamento e annientamento quali quelli che sta subendo l'ex governatore del Lazio. Compresi gli attacchi giudiziari per ipotesi di reato quanto meno risibili. Tutti contro Storace, Storace contro tutti. AN lo vede come il fumo negli occhi, un po' per la paura di erosione elettorale, un po' di più per aver -finalmente!- abbandonato il salotto finiano e reso evidente cosa siano ormai diventati gli altri cosiddetti colonnelli: delle marionette. Il sistema, invece, sembra piuttosto preoccupato dal ritorno dopo tanti anni di una destra parlamentare che voglia rompere i giochi e un po' anche i coglioni. Che se ne frega del politically correct e che dice pane al pane e vino al vino. Che non usa mezzi termini quando c'è da mandarne a dire ai potenti di turno, fosse anche il presidente della repubblica o qualsivoglia altro rappresentante della "casta".
Sarà poi questa la vocazione de LaDestra? Non lo sappiamo, ma probabilmente è questa l'aspettativa dei tanti che in questi giorni stanno guardando con fiducia al tentativo di Storace, un missino.

20 settembre 2007

Quando uno non capisce una Mazza...


L'ennesima prova dell'involuzione subita dalla destra politica italiana ce la fornisce il direttore aennino del TG2. Mauro Mazza di fronte al montante fenomeno di Beppe Grillo e della sua antipolitica, non trova di meglio da fare che autonominarsi difensore d'ufficio della partitocrazia. In completino grigio-democristiano e in perfetto linguaggio politically-correct, evoca precedenti di cattivi maestri, pazzi e pallottole. Come se il movimentismo del comico genovese fosse una fucina di fanatici estremisti e un pericolo per le istituzioni. Una visione, la sua, ridimensionata perfino dal suo datore di lavoro Gianfranco Fini, il quale, forse, si è ricordato di quando faceva parte di una forza politica che scelse fin dalla costituzione di non chiamarsi "partito" e che della lotta alla partitocrazia e alla degenerazione della politica fece la sua stessa ragione di essere.

13 settembre 2007

Il passo delle oche.

Alessandro Giuli, giornalista de "Il Foglio", ha pubblicato un impietoso pamphlet sulla classe dirigente di Alleanza Nazionale. Significativo ci sembra questo passo dedicato a Pinuccio Tatarella per la sorprendente analogia con quanto avevamo scritto noi del Cerchio nel maggio 2006. (clicca sul titolo per vedere)

“Tatarella ha rappresentato per Gianfranco Fini e i suoi seguaci più che una stella fissa. Basta dare un’occhiata alle fluttuazioni ideologiche e ai deragliamenti politici che hanno scandito la maratona finiana per il potere dacché Tatarella è morto nel febbraio del 1999. Con lui si è spento all’improvviso l’unico vero stratega postfascista, il grande tessitore di pratiche, il domatore dei cicisbei che contornavano e circondano ancora Fini. Soprattutto il solo politico ex missino capace di intuire per via quasi animale le giuste traiettorie per condurre una progenie d’impresentabili nel vestibolo dell’alta società di governo internazionale. Scomparso lui, hanno dovuto tutti navigare di notte, col cielo e le stelle coperte di nubi.”

Ci viene legittimamente il sospetto che Giuli frequenti il nostro blog...


Alessandro Giuli
Il passo delle oche.
Einaudi 2007

05 settembre 2007

Elogio della coerenza.

Berlusconi: «Legge elettorale, c'è l'accordo»
Si è concluso l'incontro tra il leader di Forza Italia, Bossi e Fini: sì a bipolarismo, indicazione alleanze e premier e sbarramento
Anche Fini ha ribadito, a proposito della riforma della legge elettorale, che «si può tranquillamente votare con quella che c'è, salvo qualche aggiustamento. Ma se la maggioranza di governo non la ritiene sufficiente siamo pronti a discutere a condizione che siano rispettati i tre punti illustrati da Berlusconi. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se nella maggioranza c'è disponibilità a discutere»». (Corriere della Sera)

Che strano: a noi era sembrato nei mesi scorsi di vedere i dipendenti di AN dannarsi l'anima per raccogliere le firme per il referendum...
Le solite piroette dite? Può darsi. Ma il silenzio imbarazzato di tutta la truppa alleanzina di fronte all'ennesima giravolta del capo è sempre stupefacente.

27 luglio 2007

La grande fuga.


AN continua a perdere pezzi. Negli ultimi due anni oltre a un cospicuo numero di elettori hanno abbandonato il partito di Fini anche molti esponenti di primo piano. Chi per levarsi semplicemente di torno, chi per dar vita a nuovi partiti, chi, come Gustavo Selva, per rifugiarsi in Forza Italia. Ma tutti, sempre, in aperta rottura con il padre-padrone di via della Scrofa.
Noi vogliamo monitorare questo esodo citandone qualcuno (quasi tutti parlamentari e personaggi di spicco) e invitando gli utenti del forum a fornirci aggiornamenti e integrazioni.

Fisichella Domenico, Fiori Publio, Misserville Romano, Mussolini Alessandra, Storace Francesco, Buontempo Teodoro, Musumeci Nello, Trantino Enzo, Salerno Roberto, Arrighi Alberto, Danieli Paolo, Marri Italo, Cacciola Biagio, Proietti Livio, Sabbatani Schiuma Fabio, Agostinacchio Paolo, Limido Gabriele, Carrara Antonino.

18 luglio 2007

Dimissioni finte, buffoni veri.

La storia della politica italiana è costellata di clamorose dimissioni, annunciate con proclami roboanti e spirito fiero. Sdegnosamente rassegnate per alti e nobili motivi, a tutela di specchiate e riconosciute onorabilità. Ma anche prontamente ritirate nel superiore interesse del bene comune. Tutto finto, dunque. Come al circo, dove i clown cadono e muoiono ma poi si rialzano. Più vivi e pimpanti di prima.

"Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi. Questo travolge ogni altro ragionamento che mi spingerebbe alle dimissioni. Per questo assumo su di me la responsabilità di ritirare le dimissioni". Lo ha detto il senatore di An Gustavo Selva nel suo intervento nell'aula del Senato chiamato a pronunciarsi dopo le polemiche sorte per l'uso di un'ambulanza lo scorso 9 giugno, spiegando che la decisione è dovuta anche ai cittadini che ora con "moltissimi messaggi mi invitano a restare". (Adnkronos)

Il vecchio democristiano si sacrifica dunque per il bene del Paese e dà vita ad un nuovo partito di centro-destra: Ambulanza Nazionale.
Ma al circo, ogni tanto, non arrivano i leoni?

03 luglio 2007

Storace: addio AN. Ecco il nuovo partito di destra.


"Vedo praticamente esaurita la funzione di Alleanza nazionale nella rappresentanza dei valori della Destra, con il suo leader molto impegnato nel tentare a tutti i costi, attraverso formule che si modificano quotidianamente e incomprensibilmente, di liberarsi di quello che appare sempre più un fardello ingombrante per i suoi disegni politici.
Credo che sia legittimo il tentativo dell’on. Fini di trasformare Alleanza nazionale nell’ennesimo partito di centro esistente in Italia, e conseguentemente ritengo di avere il diritto di non condividere questa prospettiva. Da un anno reclamo chiarezza, ma in Alleanza nazionale – salvo qualche rara e coraggiosa eccezione – non ho visto nessuno disponibile ad impegnarsi per pretendere coerenza rispetto alle idee con cui fondammo a Fiuggi la nuova destra italiana. Addirittura si rifiuta la celebrazione del congresso nazionale – cinque anni dopo l’ultimo! – con motivazioni assolutamente sconcertanti.
Evidentemente la coerenza e il primato della politica, oltre che il rispetto dello statuto, interessano solo me.
Preferisco lavorare alla strutturazione della Destra nel Paese per restituire una speranza a tantissimi militanti che da tutta Italia la rivendicano spaesati, disorientati, stanchi di svolte continue che ormai non fanno nemmeno piu’ notizia."

26 giugno 2007

Ma chi vogliono prendere per i fondelli?


Claudio Martini, sciaguratamente governatore di questa sciagurata Toscana, annuncia trionfante: “Siamo i primi in Italia a tagliare il numero dei consiglieri regionali!” E’ vero, c’è un disegno di legge in tal senso presentato dal comunista Ghelli. E’ altresì vero che il suddetto disegno è ancora ben lontano dall’essere, non dico approvato, ma finanche discusso. Ma ciò che è più vero di tutto è che Martini finge di scordare che la Toscana è stata l’unica regione italiana ad aumentare il numero dei consiglieri da cinquanta a sessantacinque. Più di due anni fa, grazie al patto scellerato tra i vertici di DS, Forza Italia e Alleanza Nazionale. Un aumento del trenta percento di poltrone che ha automaticamente significato un analogo aumento della spesa per i contribuenti. Un patto sottoscritto dai ras locali di quei partiti nel totale disprezzo della volontà dei rispettivi elettori e sovente anche contro le indicazioni di autorevoli esponenti nazionali. Un inciucio volgare, arrogante e dispendioso al quale, per sovraccarico, si volle aggiungere il colpo di grazia dell’abolizione della preferenza.
Ora, sull’onda emotiva dei mugugni del popolo suddito sempre più alle prese con l’insostenibilità dei costi della pubblica amministrazione, cercano di cavalcare la tigre di una ritrovata “etica della parsimonia”.
Noi pensiamo che sia ormai troppo tardi per recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni logorato anche da simili episodi di malcostume. Ma se, per caso, si volesse dare un segnale in questa direzione suggeriamo che tutti i consiglieri che votarano per l’aumento dei seggi si dimettano all’indomani dell’approvazione del disegno di legge Ghelli. E che non si ripresentino alle future elezioni regionali: dal ritorno alle loro importanti occupazioni ne guadagnerebbero le istituzioni e l’intera società civile.

22 giugno 2007

Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna.

Sanità, Daniela Fini finisce sotto inchiesta
La vicenda che riguarda l'ex coniuge di Gianfranco Fini, che alcuni giorni fa ha annunciato con il marito la separazione consensuale, risale al febbraio di due anni fa ed era stata riportata nel marzo scorso da un settimanale. La deposizione di ieri è scaturita anche in seguito a quel servizio giornalistico sulla rapidità con la quale la «Panigea» -di cui Daniela Fini era socia- ottenne nel 2005, in sette giorni, la convenzione dalla Giunta regionale del Lazio allora retta dal governatore Francesco Storace, per la Tac e la risonanza magnetica. Due esami particolarmente costosi. Il coinvolgimento di Daniela Fini in questa parte dell'indagine sulla malasanità laziale deriva però dall'inchiesta della procura di Potenza, condotta dal pm Henry Woodcock, che portò in carcere anche Vittorio Emanuele di Savoia, e da un'intercettazione telefonica dell'aprile 2005 fra la stessa Di Sotto e l'ex segretario di Fini e senatore di An, Francesco Proietti Cosimi, all'epoca dei fatti anche lui socio della «Panigea».
La richiesta della convenzione a favore della «Panigea» è datata 11 febbraio 2005: la Asl Rm/C impiegò appena tre giorni per esaminare la pratica e dare parere positivo all'assessorato regionale alla Sanità. L'accreditamento arrivò il successivo 18 febbraio. Un lasso di tempo troppo breve, che ha insospettito gli inquirenti, visto che, in media, nel Lazio, per ottenere l'ok da parte della Regione ci vogliono sei mesi. Anche se, come è successivamente emerso dalle indagini, già dagli anni Novanta il poliambulatorio «Panigea» (che ha come socio di maggioranza Patrizia Pescatori, moglie di Massimo Fini, fratello del presidente di An e uno dei direttori sanitari del San Raffaele romano) godeva di altre convenzioni regionali per analisi cliniche, radiologia, cardiologia e riabilitazione.
(fonte: Corriere della Sera)

11 giugno 2007

Uomini e ambulanze.



ROMA - Bufera su Gustavo Selva, il senatore di An che sabato ha finto un malore per farsi trasportare da un'ambulanza negli studi de La7 superando così tutti gli ostacoli al traffico causati dalla visita di Bush a Roma. (ANSA)

Potrebbe sembrare una cosa da niente, una goliardata. Ma è sintomatico di cosa sia diventata oggi la politica con il suo carico di arroganza, di privilegi e di impunità. Per carità: di abusi se ne compiono ogni giorno e di ben più gravi, ma questo va segnalato per fantasia e dabbenaggine. Si, perché il prode senatore di AN non si è limitato a commetterlo ma ne ha fatto anche pubblico vanto. Da vecchio democristiano è tuttora convinto che lo Stato sia al suo servizio e non viceversa; da "alleanzino" si è trovato in buona compagnia visto che l'unica molla che muove il partito dei dipendenti di Fini è la ricerca spasmodica del privilegio, del potere fine a se stesso, della "sistemazione" personale. Una casta nella casta i cui accoliti, come è stato appropriatamente detto, dopo aver assaggiato il Sauternes difficilmente si accontenteranno di tornare a bere lo Zibibbo...

23 maggio 2007

La grande verità.

All’improvviso, nel 1989, il paradiso sovietico si è disfatto. Sono emersi la fragilità, l’inganno e le miserie del comunismo e del socialismo reale. Non soltanto nell’URSS, ma in tutti gli stati satelliti di Mosca. Anche il PCI è stato travolto dal crollo. I comunisti italiani sono stati obbligati a mettersi allo specchio e a scrutarsi con uno sguardo diverso rispetto al passato. Su questa famiglia rossa, in preda allo choc, si sono poi abbattute altre disgrazie impreviste. La scissione del 1991 e la nascita di Rifondazione Comunista. La perdita di forza elettorale. Una crisi di immagine profonda. Anche la conquista del governo del 1996 è avvenuta sotto la guida di un democristiano come Romano Prodi. Insomma una catastrofe ininterrotta. Bene, cosa restava a questi sinistrati? Di fatto soltanto l’orgoglio di aver sconfitto il fascismo con la guerra partigiana. Ma a quel punto sono spuntati i maledetti revisionisti. Questa razza malvagia ha cominciato a dar picconate anche a quella certezza. Affermando una serie di verità sgradevoli. Per esempio, che in Italia il fascismo era stato sconfitto non dai partigiani, ma dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, due potenze capitalistiche. Poi ancora che lo scontro avvenuto fra il 1943 e il 1945 era stato una guerra civile. E che per raccontarla in modo completo era indispensabile occuparsi anche della Repubblica Sociale di Mussolini.


Da: "La grande bugia"
Giampaolo Pansa
Sperling & Kupfer 2006

24 aprile 2007

Complimenti Mr.Fini!

Sono 3 milioni e 35mila gli stranieri regolari in Italia, quasi il doppio rispetto a 5 anni fa.

''La modifica della Bossi-Fini si e' resa necessaria perche' i meccanismi adottati dalla stessa legge per l'immigrazione hanno favorito uno sproporzionato ingresso di immigrazione clandestina nei confronti dell'immigrazione legale''.
(Giuliano Amato, ministro dell'Interno)

Complimenti. Complimenti vivissimi! Ci volevano proprio cinque anni di governo di centro-destra per ottenere questi brillanti risultati.

16 febbraio 2007

Album di famiglia.



Sul blog di "Cuori Neri" si parla della presentazione del libro di Nicola Rao (La fiamma e la celtica - Ed. Sperling & Kupfer) in quel di Padova ad opera di alcuni esponenti di AN. Io sostengo che la storia del neofascismo italiano raccontata da Rao non possa essere considerata l'"album di famiglia" di Alleanza Nazionale. Non perché non esista una diretta discendenza del partito di Fini da quello che è stato per quasi cinquant'anni l'unico partito neofascista del dopoguerra, il MSI. Ma perché do per scontato che, salvo rare eccezioni, in AN si preferisca cancellare la memoria di questo recente passato. E' pur vero che in gran parte della base di AN (anche, devo dire, in quella di provenienza non-missina) il sentimento nei confronti del "partito che c'era prima" è benevolo e riconoscente, ma è altrettanto vero che le disposizioni "istituzionali" di Fini sono di tutt'altro genere. La svolta antifascista di AN impone, per calcolo o per viltà (o per tutte e due le cose), di stendere un velo di oblio sulla provenienza dei massimi dirigenti alleanzini. La mancata celebrazione del sessantennale della fondazione del MSI è più che eloquente.
Insomma, un passato che imbarazza, di cui ci si vergogna quando addirittura non ci si pente. Un passato che per noi ex missini rappresenta un imperituro motivo di orgoglio e che invece per tanti ambiziosi arrivisti uomini di AN potrebbe costituire un ostacolo alla frequentazione dei "salotti buoni" della politica.

13 febbraio 2007

Tanto di cappello, Presidente.




Lo ammettiamo: non ci aveva fatto fare salti di gioia l'elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. Non tanto perché fosse il primo ex-comunista a salire sul colle più alto, cosa che semmai legittimerebbe anche gli ex-fascisti ad aspirare alla stessa carica (sempre che ve ne siano ancora in giro), ma perché non ci appassiona più di tanto la "dinasty" delle solite cariatidi della politica nostrana, riciclata e riciclona. Ma le parole usate in occasione della giornata del ricordo, in memoria degli italiani infoibati, ci hanno fatto ricredere. Nessuno, neanche il tanto osannato Ciampi, aveva parlato senza mezzi termini di pulizia etnica e di colpevole silenzio per bieco calcolo politico.
Come c'era da aspettarsi il Presidente Napolitano è stato oggetto di un rabbioso attacco da parte della Croazia che gli ha procurato l'unanime solidarietà del mondo politico. Cosa faranno, ci siamo chiesti, i conigli di Alleanza Nazionale? Prenderanno le sue difese o sull'argomento foibe si eclisseranno come hanno fatto in occasione delle celebrazioni?

07 febbraio 2007

La cultura della sconfitta.

"Vincere, vincere, vincere! E vinceremo, in terra cielo e mare..."

Dopo i tragici fatti di Catania sociologi, politici e tuttologi vari si sono affrettati a rammentarci che in Italia, nelle competizioni sportive, non abbiamo la cultura della sconfitta. Cultura che è invece patrimonio comune dei paesi europei ad alto tasso di "democrazia calcistica"!
In realtà, anche volendo solo per ipotesi considerare manifestazione sportiva le scene di guerriglia urbana viste venerdì scorso a Catania, la peculiarità di noi italiani è proprio quella di voler aggirare, con ogni mezzo, la possibilità di sconfitta. Ottosettembristi del pallone? Può darsi. Del resto cosa possiamo pretendere da un popolo che inizia sempre le proprie guerre a fianco di un alleato e le finisce puntualmente a fianco di quello che era il suo nemico? Tanto per rimanere in ambito calcistico: sei un tifoso, che so, del Milan? Niente paura: all'ultima di campionato mettiti a tifare Inter e giura che il tuo cuore ha sempre battuto per i nerazzurri. In Italia si fa così.

15 gennaio 2007

Un uomo di destra alla Farnesina.



"Nei nostri cinque anni di governo abbiamo dato vita a una politica estera leale nei confronti dell'alleanza atlantica. Al contrario questa Italia di Prodi, servendo l'asse fra Parigi e Madrid, insegue l'ambizione francese di una strategia euro-araba. Una strategia che mira ad escludere l'influenza americana e che ha come interlocutore, purtroppo, l'Iran di Ahmadinejad. Come conseguenza di ciò, l'America ci ha messo ormai nella lista dei paesi non affidabili."
Queste, in sintesi, le parole di Berlusconi.
Insomma, D'Alema è bravo solo a criticare gli stati uniti: per la guerra in Iraq e per i bombardamenti in Somalia. Invia i soldati italiani in Libano per difendere gli Hezbollah dalle rappresaglie israeliane, chiede la costituzione di uno stato palestinese, vuole escludere l'influenza americana dall'Europa e dal medio-oriente...
Qualcuno nota la differenza dal suo scialbo predecessore che scodinzolava di fronte alla Rice e faceva il pendolare a Tel Aviv?

12 gennaio 2007

Idealismo e pragmatismo.

Alcuni amici della cosiddetta destra radicale sostengono che non sia conciliabile la critica al sistema con l’accettazione dei rituali democratici e in particolar modo di quelli parlamentari. A sostegno di questa tesi portano l’esempio di Pino Rauti, un tempo icona nera dell’alternativa al sistema e oggi costretto, per ragioni di bottega, all’alleanza con Berlusconi, emblema vivente dell’odiato liberal-capitalismo e del sistema che lo sorregge.
Attendiamo come sempre le opinioni dei nostri utenti, limitandoci a una breve considerazione: il limite di certe forze politiche della destra “antagonista” è sicuramente quello di non aver saputo tenere su due piani separati l’idealismo dal pragmatismo. Perché le idee, anche le migliori, possano affermarsi devono reggere la prova dell’immersione nella realtà contemporanea. L’obbiettivo di lungo termine sarà senza dubbio quello della costruzione di una società migliore, ma nell’immediato questa è la società nella quale ci si trova ad agire. Per cui, massimo rispetto per chi sogna più o meno utopiche terze posizioni, ma nel frattempo il buon Rauti e tutti quelli che, bontà loro, si dilettano a fare attività politica che cosa dovrebbero fare?
Del resto se Mussolini non avesse dato prova di grande pragmatismo alleandosi con il capitale, con la chiesa, con la massoneria e via discorrendo, non avremmo avuto, nel secolo scorso, l’unica vera rivoluzione (quella si, autentica terza via) che l’Italia abbia mai conosciuto.

15 dicembre 2006

Che fine ha fatto la destra sociale?


Dopo le elezioni vinte dal centrosinistra sono letteralmente scomparsi gli ex capi-corrente del partito di Fini. Storace, prima trombato alle regionali e poi stroncato dall’”affaire Laziogate”, Alemanno annichilito dalla pessima figura fatta nella corsa al Campidoglio. E la comunità militante della cosiddetta destra identitaria? Andata. Mettiamoci una pietra sopra.
Eppure non sembrerebbero mancare gli argomenti di attualità per far sentire la voce di quella che un tempo veniva considerata l’ala “intellettuale” della destra italiana.
E invece no. Spariti tutti. Ci viene un dubbio: che siano in ritiro ad inventarsi una giustificazione plausibile per il prossimo ingresso nel PPE?

04 dicembre 2006

Come ti rovino la festa.


Non c’è dubbio: con la manifestazione di sabato 2 Dicembre a Roma i partiti del centrodestra hanno dato prova di una grande capacità di mobilitazione della propria base. Ancora maggiore se si considera che i due milioni di cittadini scesi in piazza non lo hanno fatto sulla base di una piattaforma programmatica e rivendicativa specifica. Hanno manifestato, sic et simpliciter, contro il governo Prodi. Dimostrando quindi una fidelizzazione quasi ideologica di cui gli organizzatori potranno sicuramente far tesoro.
Incredibile dunque come un evento che ha dato prova di grande forza dell’opposizione si sia tradotto, nei fatti, in una vera e propria disfatta per l’opposizione stessa. Una Caporetto che è tutta ascrivibile alla scelta dell’UDC di tenere altra e contemporanea manifestazione in quel di Palermo. Una rottura maturata probabilmente dalla consapevolezza di Casini di non essere lui il bolognese prescelto per la successione a Berlusconi…
Sta di fatto che l’attenzione degli addetti ai lavori è stata ad arte deviata dalla protesta romana ai dissidi interni alla ormai ex CdL. I riflettori della diretta televisiva si sono accesi, in una improbabile par-condicio, tanto sulla debordante folla di Roma quanto sul grottesco convegno di Palermo. Tot minuti per i due milioni di italiani, tot minuti per i diecimila vetero-democristiani.
Adesso l’UDC ha dichiarato che ormai ci sono due opposizioni e che il partito di Cesa intende seguire una propria strada per creare un’alternativa a Prodi. Convinti come siamo che Casini e soci siano abbastanza intelligenti da non coltivare, in epoca di bipolarismo, sogni di egemonie centriste destinati a infrangersi (Mariotto Segni docet), ci rimane un unico interrogativo: cosa faranno i senatori uddiccini quando la risicata maggioranza prodiana avrà bisogno di una mano? Mah…

13 novembre 2006

La fiamma e la celtica.

Sul blog di Luca Telese (che invitiamo a visitare) www.cuorineri.it si è aperta una ricca discussione sul libro di Nicola Rao "La fiamma e la celtica" edito da Sperling & Kupfer. Tra i vari interventi ci è sembrato particolarmente interessante questo di Gabriele Adinolfi che riportiamo di seguito.

l valore dell’ultimo libro di Rao che pur inserendosi in una linea di rivisitazione storica che vorrebbe relegarci in soffitta a vantaggio della DC e dell’Azione Cattolica stona magnificamente. Leggetelo!
Non tutte le ciambelle riescono con il buco. Sicché se per favorire la rinascente DC si commette l’errore di affidare ad un autore di cuore e coscienzioso il compito di parlare del neofascismo nell’intento di liquidarlo storicamente, può invece accadere che ne esca fuori un’opera bella e toccante.
È quanto è accaduto con “La fiamma e la celtica” di Nicola Rao edito dalla Sperling & Kupfer che giungerà di sicuro al grande pubblico più dei testi della Settimo Sigillo di Enzo Cipriano per la quale Rao aveva operato la sua prima stesura: “Neofascisti” e cui è opportuno rendere il dovuto onore.

In mezzo a mele marce

La Sperling & Kupfer va al sodo: volume rilegato male per risparmio di spesa con fogli che si sfilacciano immediatamente, collana diretta dal rampante Telese e, ciliegina sulla torta, nel retrocopertina quest’agghiacciante descrizione del libro: “tutto quello che è successo nella galassia della destra italiana da Il sangue dei vinti a Cuori Neri”. Come dire che le due operazioni commerciali in salsa democrista rappresenterebbero i suggelli narrativamente corretti di un mondo che certa gente vorrebbe far sparire e dimenticare.

E che il piano stia riuscendo fino ad attecchire in un’area che non ha più dirigenze adeguate lo comprovano tutte le piroette ideologiche e identitarie che vanno in scena ripetutamente. Non ci riferiamo solo ad AN ma soprattutto a chi si situa al suo fianco destro dove è vittima della progressiva avanzata di tesi controrivoluzionarie. A furia di abbassare la guardia di fronte agli ammiccamenti che da una ventina d’anni provengono da alcune confraternite, sempre più spesso qualcuno pressappochista o dalle idee confuse, pur ostentando paradossalmente una simbologia fascista, si propone invece come un’Azione Cattolica degli anni Cinquanta.

Che si sia in presenza di una libido di s-fascistizzazione è talmente chiaro che, come in genere avviene per tutto quel che è palese, solo in pochi se ne avvedono e ancor meno sono quelli che ne capiscono la portata.

Invece non solo bisognerebbe saper leggere gli slogan e capire il lessico politico (e quindi pretendere la correzione di ogni espressione d’estrema destra che vada nel senso della s-fascistizzazione) ma anche saper distinguere le letture, comprendere cosa muove gli autori, quali vanno sostenuti e quali no.

Se Telese e Pansa sono indiscutibilmente uomini che operano, oltre che per interesse personale, anche e soprattutto in una strategia democristiana, senza porsi minimamente il problema della mistificazione, Tassinari e Rao, pur provenendo da due percorsi diversi, sono invece spinti da attrazione reale per qualcosa che intendono esprimere com’era (e come in parte ancora è) e non invece per neutralizzarlo.

Il funerale del Comandante

La vita è buffa. Il libro di Rao inizia con il capitolo più toccante, travolgente, trascinante: quello dedicato al funerale di Peppe Dimitri. Ora, guarda caso, proprio il commento di quella vicenda fornì l’occasione per la peggior espressione di bassezza d’animo del curatore della collana, Telese.

Ma Rao non è sulla lunghezza d’onda del suo curatore, non è un borghese qualunque attratto dal piacere della mollezza e non scrive per esporre una tesi: entra nell’opera. In modo intero, assoluto, lo fa in quel capitolo che s’intitola “Un funerale per il neofascismo” ma che sarebbe stato più corretto denominare “Un funerale per una generazione guerriera” perché è quella generazione – la mia – che è stata sepolta in quel giorno con un rito vichingo.

Non aggiungerò altro su quel capitolo che è riuscito a farmi commuovere di nuovo: dico che, fosse anche solo per quelle pagine, il libro merita di essere letto.

Ma non è solo per questo che vale. Come in “Neofascisti” Rao ci ripropone sessant’anni di storie e di pulsioni. Lo fa ricorrendo a testimonianze dirette il che, ovviamente, non è esente da rischi, perché le memorie raccolte a posteriori sono spesso oggetto di possibili rivisitazioni soggettive anche inconsce.

Diverso è quando si riesce a fornire un documento d’epoca: è il caso, che si trova in appendice al capitolo dedicato all’ “autonomia nera”, del diario di Emanuela da cui scaturiscono con esattezza dei sentimenti che allora erano veramente condivisi fra cui anche l’esatta valutazione della lotta armata che la penna di una sedicenne riuscì a rendere semplice pur conservandone l’enorme complessità.

Oltre le soggettività

Rischi di soggettività? Ad esempio per la parte su Terza Posizione Rao si concentra su una vecchia testimonianza di Marcello De Angelis che però, qualche imprecisione a parte (ad esempio l’affermazione che vedessimo bene Gheddafi non è vera) e malgrado qualche interpretazione soggettiva (“non ci sentivamo più fascisti” non è di certo esatto) rende bene l’idea anche se indugia un po’ troppo su tratti d’amarcord intimistico.

Sempre riguardo TP Rao riporta estratti di articoli e di documenti politici che rendono in buona parte l’idea del Movimento. Anche se a mio avviso l’accento posto sul fattore internazionale ha fatto passare un po’ troppo in secondo piano l’altro pregio di TP: l’essere riuscita ad essere protagonista della rivolta generazionale e fortemente ancorata, in modo concreto, nel sociale. E non avrebbe guastato anche uno studio su quello che TP rappresentò poi nella maturazione ideologica della destra radicale.

Ma tutto sommato il capitolo va bene così e se tanto mi dà tanto è probabile che anche per i brani che riguardano il passato i percorsi a volo d’uccello siano globalmente riusciti.

Sessant’anni di storie parallele

Dal 1946 al 2006 si snoda la matassa di tante storie parallele: quella trasformista, quella reazionaria, quella intransigente, quella tradizionalista, quella social/rivoluzionaria. E si dipana il filo della vitalità fascista in neofascismo, feconda in particolare con il terzaforzismo e il Mito dell’Europa da Anfuso a Jeune Europe passando per il monumentale Adriano Romualdi fino ad esplorare gli avamposti più irrequieti: frediani e appunto terzaposizionisti.

Una storia sessantennale fatta di convivenze fra diverse istanze ma nella quale storia il gene più fertile non cessò di generare. Ed ora proprio quel gene si vorrebbe estirpare riducendo l’eredità di quel sessantennio soltanto al trasformismo e alla reazione. Persino del tradizionalismo viene proposta dai più esclusivamente la sua scimmia conformista moralista e in molti casi confessionale. Insomma il terreno sembra fertile e i tempi appaiono maturi perché quel che non riuscì neppure alla destra badogliana avvenga oggi per l’operato di individui tanto esterni che interni all’area che godono di un prestigio gonfiato e di notevoli appoggi proprio per l’operazione che stanno consumando

Ci troviamo insomma in presenza di una vera e propria mistificazione generalizzata.

L’Omega e l’Alfa

Questa compressione mortifera non è però l’intento di Rao e anzi, non sappiamo se consapevole o spinto da un’ispirazione irrazionale, egli si rifiuta di fare del suo libro un de profundis.

Tant’è che se “la fiamma e la celtica” inizia con un Omega (appunto “Il funerale del neofascismo”) si chiude inaspettatamente con un’Alfa (“I centri sociali di destra. Casa Pound e lo squadrismo mediatico”). Un capitolo nel quale Nicola Rao sottolinea come sia proprio il fascismo delle origini ad animare le componenti più dinamiche, innovatrici e d’impatto dei nostri giorni. Il gene, quindi, è vivo.

Anche per questa conclusione implicita vale la pena di leggere “La fiamma e la celtica” che, alla faccia di più d’uno, non rappresenta la storia di due simboli che stanno per essere inghiottiti, sia verso il centro che verso la destra, da scudi crociati di diverso stile. Sono simboli che vivono e che generano ancora dopo aver sventato per decenni sia il tentativo di mistificarli che quello di estirparli.

Il tentativo oggi si fa più serrato e viene da tutte le direzioni, ma noi, come ha potuto notare Nicola, siamo maledettamente testardi.

Gabriele Adinolfi

09 ottobre 2006

Dall’assemblea nazionale l’ennesima “svolta” di AN.

Oddio, non che l’assemblea in quanto tale abbia fatto gran ché. Dopo il consueto soliloquio del lider maximo i componenti del pletorico organo dirigente si sono limitati ad approvare entusiasticamente le tesi di Fini. Qualche membro più intraprendente si è spinto fino ad una iperbolica esegesi del Fini-pensiero, dal quale indubitabilmente scenderanno sul partito di via della Scrofa copiosi effetti salvifici. Tra costoro vogliamo citare, per amor di campanile, il coordinatore regionale della Toscana, on. Riccardo Migliori, vice presidente del gruppo parlamentare di Montecitorio, insomma uno che conta. “In Toscana - dice - la sinistra soffoca l’elettorato con il blocco delle classi dirigenti”. E’ vero, ma a parte il fatto che quando la destra va al potere fa delle meschine figure come ad Arezzo, Grosseto, Lucca, Montecatini, Pietrasanta e così via, il modello da seguire quale sarebbe? Quello offerto dai partiti di opposizione? Il naturale, gioioso, vivificante ricambio delle classi dirigenti attuato da Alleanza Nazionale?
Ancora Migliori: “Molti dicono: non possiamo morire democristiani. Ma il Ppe è un grande “contenente” che ha un contenuto essenziale: raccoglie tutte le forze che non si riconoscono nel socialismo europeo, insomma una CdL continentale più vasta.”
Non che la cosa ci interessi, ma siamo sicuri che questo sia ciò di cui necessita il Paese? Di una CdL più vasta? E per fare cosa? Per fare anche in Europa quello cha ha fatto in cinque anni in Italia?
A noi sembra che l’adesione al PPE serva soltanto a corroborare le ambizioni di Gianfranco Fini a succedere a Berlusconi. Una ulteriore “purga” imposta al capo degli ex neo-fascisti da lobbies, logge e poteri più o meno occulti.
E considerate le ormai note doti di coerenza di Fini e le coraggiose capacità di critica e di indipendenza intellettuale dei suoi fedeli adulatori, c’è solo da sperare che il Signore ci conservi il Cavaliere il più a lungo possibile.

02 ottobre 2006

Fatti, non parole.

Manifestare contro la legge finanziaria del governo Prodi, non solo con le solite esternazioni, ma con fatti concreti. Concretezza su cui si deve riconoscere non solo tutto il popolo di destra, ma anche tutti quelli che avevano preso sul serio il “nuovo governo” prodiano.
Lo scopo è semplice: far capire alla sinistra di Governo che i cittadini non sono disposti ad assecondare supinamente le nuove stangate, anche se presentate in forme ”illuminate”. La finanziaria che colpisce indistintamente “poveri e ricchi” deve essere modificata.
Dobbiamo prepararci a scendere in piazza per sostenere, ancora una volta, lo stato sociale di tutti i cittadini.
Il messaggio ai nostri politici deve essere chiaro: no a nuove e vecchie tasse. Insomma, tutti in piazza per dire basta con le stangate del professor “mortadella” e di tutti i suoi complici del centrosinistra.
Manifestare contro il “rapinatore Prodi” deve essere il tema portante della protesta.
Usiamo, senza paura, espressioni forti e chiare.
Il compito deve essere quello di non tradire elettori e cittadini che hanno voglia di fare una vera e sana battaglia politica in difesa dei propri ed altrui interessi.
L’obbiettivo può sembrare arduo, ma è anche da questo che si misura la vera forza del centro destra.

Patrizio Giugni

20 settembre 2006

E se qualcuno si decidesse a prenderli a pedate?

Nel consiglio regionale della Toscana si aggira un pagliaccio. Il capogruppo di AN, Maurizio Bianconi, ha detto di "essersi sbagliato" a votare insieme ai diesse l'aumento dei consiglieri da cinquanta a sessantacinque! Ora è tempo di vacche magre (ma quelle grasse chi l'ha mai viste?) e bisogna ridurre le spese. Sennò Martini aumenta il bollo auto e la benzina. Ecco allora che Bianconi, paladino della lotta agli sprechi di pubblico denaro, chiede di tornare al vecchio numero di consiglieri regionali. Ben venga questa ammissione di colpa, seppur tardiva e un tantino sospetta, ma chi sbaglia non dovrebbe, di solito, pagare? Come pensa Bianconi di risarcire i toscani che si vedranno aumentare le tasse a causa del depauperamento delle casse regionali dovuto anche alla sua personale "sistemazione"?
Dice, il pentito: "Quando ho iniziato a fare l'avvocato comprai dei divani di pelle, poi li ho dovuti sostituire con altri di sky". Poverino! E noi che eravamo convinti che i lussi se li fosse permessi dopo l'elezione e non prima! Ma già, tutti questi parassiti "sacrificano" le loro avviate e redditizie carriere professionali per "prestarsi" alla politica. Ma allora, di grazia, perché privare la società di tante brillanti menti? Prego, rompete le righe, il "servizio" è finito. Potete tornare alle vostre occupazioni. Prima che qualcuno si decida a calzare gli scarponi chiodati...